BAGNONE

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Ci sono tanti luoghi suggestivi e un po' magici persi nello scrigno Italia. Uno di questi è Bagnone, che si staglia su uno sperone roccioso e che si estende nell’Alta Lunigiana, un territorio pressoché montuoso, al confine con l’Emilia-Romagna e poco distante dal limite della Liguria orientale. Immerso in un fitto bosco di pini e querce, il paese, sovrastato da una bella rocca, è diviso in ben 20 frazioni, sparse lungo il torrente Bagnone, affluente del fiume Magra che scorre in direzione sud verso Licciana.

BagnoneQuesta zona è molto particolare, non è Toscana, né Liguria, né Emilia. È Lunigiana: una lunga e stretta valle che dal passo della Cisa arriva giù fino al Tirreno, a Bocca di Magra, incantevole estuario fra Carrara e La Spezia. Bizzarro destino, quello di questa terra: marcata da un passato glorioso, e oggi segnata da un presente opaco, ai margini non soltanto della sviluppo industriale, ma anche di quei flussi turistici che riempiono le spiagge della Versilia e arrivano fino ai contrafforti montani di Lucca e della Lucchesia. Nel Medioevo e in epoche anche più recenti, Bagnone ebbe una grande importanza grazie alla posizione strategica, essendo all’incrocio di vie di comunicazione importanti. Questo è testimoniato da numerosi luoghi d’interesse artistico come il Castello di Bagnone e la sua Chiesa, la Chiesa di San Rocco e la Chiesa di Santa Maria, la piazza del centro. Tra le frazioni troviamo il bellissimo borgo di Castiglion del Terziere con il castello, Treschietto e Iera con gli antichi ruderi dei manieri dei Malaspina, poi Corlaga e Corvarola. Una zona tutta da scoprire.

Castello di BagnonePercorsa dall'autostrada della Cisa, la Lunigiana viene sempre frettolosamente attraversata e, purtroppo, raramente visitata. Eppure possiede tutto il meglio che una terra può offrire, proprio perché in parte dimenticata, raccolta in se stessa (nei suoi castelli, nei suoi fiumi, nei suoi boschi) e arrivata nella nostra epoca quasi intatta. Passando dal suo antico passato, dal medioevo, ha perforato il tempo, indifferente alle trasformazioni, alle accelerazioni di una civiltà che altrove consuma e divora. Forse questo stretto lembo di terra, oggi ascritto alla provincia di Massa-Carrara, risultava poco accessibile, anche ai cambiamenti: troppo difficile accedere alle sue anguste valli laterali, troppo remote le sue origini, e aspra, fiera, crudele, anche ostile, la sua storia.

Case medievali a BagnoneSono cariche di mistero le testimonianze dei più antichi abitanti della Lunigiana: le millenarie statue-stelle, enigmatici spettri di pietra, idoli, probabilmente, legati ai culti dei liguri-apuani. Di Luni, l'antica città romana, che ha dato nome alla zona, la Lunigiana appunto, restano tracce di un importante anfiteatro e altri reperti archeologici, ma il territorio ha perso l'impronta dell'antico impero. In Lunigiana parla, cupamente, la voce del Medioevo, di quello più antico e dell'altro che si affaccia al Rinascimento.

Non può essere un caso se lungo i circa 60 chilometri che costeggiano il fiume Magra si susseguono decine di castelli. Era troppo importante, nel passato, questo tratto della strada Romea (che univa la pianura padana al Tirreno) per non difenderlo anche con fortificazioni imprendibili, se non per fame.

Bagnone è uno degli oltre 60 castelli della Lunigiana. Oggi è un borgo nettamente distinto in due nuclei. In alto, sulla sommità di un ripido colle, la rocca; in basso, il paese vero e proprio affacciato sull'impetuoso torrente che da il nome alla valle e al paese. Oltre alla storia, qui, protagonista è il paesaggio: il rigoglio di una natura ancora poco domata e forse indomabile per l'asprezza repentina dei colli, che rende difficili insediamenti e spesso del tutto inutili i disboscamenti.

Chiesa del Castello a BagnoneBagnone spunta da una foresta di lecci, pini, quercioli, cerri, arroccata su uno sperone di roccia in fondo al quale scorre un corso d'acqua, limpido e tortuoso. Era l'acqua la ricchezza antica del paese; è l'acqua una delle ricchezze spettacolari di oggi. Più in su, verso l'alta valle, si trovano ancora i resti dei numerosi mulini che fino a non molto tempo fa continuavano a macinare; n basso, l'acqua cade in un percorso di roccia chiara, allargandosi in vaste piscine, perfette per un bagno estivo. Le fronde, i boschi d'alberi e muschi dappertutto circondano le case ed emanano un profumo di verde che sa di tempi perduti e purezza. Dal torrente bisogna guardare verso l'alto per scorgere il nucleo più antico del paese: il castello, posto in posizione strategica in cima a una ripida collinetta. Lo si raggiunge a piedi percorrendo un viottolo, oppure, più comodamente, in automobile. Domina la rocca un imponente torrione cilindrico, una specie di larga ciminiera che fa da sentinella simbolica della memoria storica. È il pezzo più antico di questa costruzione che via via è stata modificata in villa, con interventi ottocenteschi e con l'aggiunta di un porticato, addirittura novecentesco.

Portico a BagnoneLa cifra propria di Bagnone non sta scritta nel perimetro del suo castello, ma negli stretti gironi delle case che gli si sono addossate e nei possenti portici dell'altra parte del paese, quella bassa, che cade in una ripida discesa verso il fiume. Muri  storti, colonne diverse l'una dall'altra, archi imprecisi, agili ponti gettati a schiena d'asino dal porticato centrale alla macchia circostante, sono il frutto di un'architettura dettata dal bisogno, quasi spontanea, nell'uso eterogeneo dei materiali, nelle geometrie impreviste, nei vistosi compromessi che la natura del luogo ha dovuto imporre ai progetti.

È sempre difficile stabilire l'esatta data di nascita di un paese: una delle prime notizie documentate di Bagnone è contenuta in una bolla papale del 1124. Si riferisce con tutta probabilità al castello attorno a cui si andava componendo il nucleo abitato; anche se il feudo vero e proprio fu costruito nel 1351. Nei secoli successivi, il villaggio si sviluppò in virtù della sua felice posizione a fondovalle, diventando un centro di raccolta e scambio. Ma la sua vocazione fu principalmente feudale, nel segno di quello stemma familiare che domina ancora incontrastato, in tutta la regione: i Malaspina, famiglia nobile che abbiamo già incontrato nei nostri articoli su Massa e Fosdinovo. Manieri, castelli, borghi della Lunigiana: tutti portano inciso nell'origine il simbolo della spina secca o fiorita, a seconda dei due rami nei quali la famiglia si divise il territorio, al di qua e al di là del Magra. Diversamente da altre dinastie, i Malaspina non attuarono il maggiorascato, e cioè la linea ereditaria che prevedeva il lascito dell'intero feudo al figlio primogenito. Preferirono dividere secondo giustizia fra tutti i figli. Il risultato fu una proliferazione di castelli e di poteri, di alleanze e di scontri tra fratelli e cugini. Il paesaggio s'arricchì allora di costruzioni militari. Non c'era valico o strettoia che non fosse dominato da un maniero: segno inequivocabile che da lì non si passava senza aver pagato un pedaggio al signore del luogo. D'altra parte, dichiara Obizzo Malaspina di Villafranca nel 1167 all'imperatore Federico Barbarossa, "in paesi che nulla producono diventa necessità vivere di furto".

Bagnone della nebbiaLe valli "incolte e fiere", ricoperte da una macchia ancora oggi fitta e spesso impenetrabile, rendevano facili gli agguati lungo una strada che era fra le più praticate dell'antichità. Il medioevo a  Bagnone, Castiglion del Terziere, Treschietto, Fosdinovo, Castevoli, Tresana evoca atmosfere fosche e pericolose. In queste valli, veramente, la storia pare scritta nel paesaggio. Una storia fatta non solo di lotte politiche fra i Malaspina e il comune di Lucca, la Repubblica di Firenze, il vescovo di Luni, ma fatta anche di razzie e violenze quotidiane, di affrancamenti impossibili da una vita consumata nel buio di un Appennino più povero e più magro che altrove. Una storia segnata anche dalla difficile convivenza del dominio della potente dinastia dei Malaspina, frammentata con intento di giustizia ma sofferente per le tante divisioni. Razza guerriera e predona, i Malaspina, che provenivano dall'antico ceppo longobardo degli Orbetenghi, resistettero a lungo nei loro territori anche per la mancanza di un forte contropotere locale. Non bastavano il vescovo di Luni, centro ormai in decadenza, né il comune di Pontremoli a frenare la politica da accerchiamento della potente famiglia e dei consorzi ad essa collegati.

Panorama di BagnoneUno dei tratti che distingue la storia della Lunigiana, da quella di gran parte dell'Italia, sta nella mancanza di un grande centro urbano. Il feudalesimo, qui, non trovando sulla sua strada le nuove formazioni dei comuni, durò più che altrove. Ma il passo della Cisa, che univa Parma e Modena al Tirreno, la pianura alla costa, era troppo importante. Rappresentava la via più breve per gli eserciti del Nord, il passaggio obbligatorio per i prodotti e le mercanzie della Padania. Milano, Lucca, Genova, Firenze al momento della loro massima potenza, non potevano tollerare l'assoluto dominio di una famiglia contro le esigenze delle città-stato. Nel 1471 la Repubblica Fiorentina, che vent'anni prima aveva alloggiato i suoi capitani nel vicino e imponente maniero di Castiglion del Terziere, occupò borgo e castello di Bagnone. Entrati a Bagnone, i fiorentini imprigionarono Cristiano Malaspina annettendosi stabilmente il paese.

Stemma dei MalaspinaA poco a poco, la Lunigiana verrà conquistata e smembrata: un pezzo a Lucca, l'altro a Firenze, agli Estensi, ai Visconti, agli Sforza. Dopo il Cinquecento, quando Firenze prevalse in buona parte della regione, i feudi malaspiniani cominciarono a sgretolarsi sotto la spinta di divisioni ereditarie e di crisi economiche. Ortensio Lando, nel Cinquecento appunto, non risparmiava l'ironia sulle difficoltà del casato, scrivendo che era facile "vedere nella Lunigiana 30 marchesi a un tratto sopra un fico per sfamarsi". Una dura vicenda di violenza e di fame logorò così questi luoghi, lasciando miracolosamente intatto il tratto arcaico negli scenari incolti delle foreste e delle tetre quinte di pietra dei castelli, che tuttora tramandano l'eco di una potenza perduta. A Mulazzo, dall'autunno del 1306 alla Strade di Bagnoneprimavera dell'anno seguente, Dante fu ospite di Franceschino Malaspina, magnanimo signore della "spina secca"; più di un secolo prima le aule signorili dei Malaspina s'erano aperte alla lirica provenzale, e uno di loro Alberto, si rese protagonista di una famosa tenzone poetica con il trovatore Rambaldo di Vaqueiras. Ma verso il Quattrocento, con lo sfaldarsi della dinastia, cominciarono le migrazioni di scrittori, umanisti, notai, diplomatici, insegnanti. Personaggi colti e/o abbienti, tutti a infittire quella schiera di nostalgici vagabondi che il ristagno dell'economia, la durezza dei luoghi, le continue devastazioni, avevano spinto lontano. Lunigianesi eran gran parte delle Bande nere di Giovanni de' Medici; lunigianesi i contadini avventizi, i pastori improvvisati che andavano, come recita un memoriale del 1795, ad "affrontare la morte nelle Maremme dall'aria infetta e micidiale". Molti fecero fortuna come venditori ambulanti, scollinando verso la Lombardia, tanto che ancora oggi nella parlata locale aperta "bersan" designa chi ha scelto di dirigersi a nord e verso Brescia. Parenti e migranti tornano ora ai loro paesi come turisti. A Bagnone le automobili sono spesso targate Torino, Vercelli, Brescia. Tornano a vedere le foreste selvagge, i castagneti, i ruderi, i terrazzamenti dove si coltiva la vite, una vite particolare che dà un vino aspro, selvatico e indomito come le rocche e i castelli dei dintorni, imprendibili e indistruttibili.

Palazzo signorile BagnoneInsomma, venite da queste parti, non ve ne pentirete. Visiterete uno dei centri più pittoreschi di questa parte della Toscana. Sentirete correre il torrente Bagnone che passa tra le strette balze scavate nelle rocce. Ammirerete lo spettacolo ? estremamente suggestivo dalla piazza centrale, Piazza Roma, il cuore del paese. Alzando guardo vedrete il castello dei conti Noceti, con la torre del XVI secolo e un po' più il la il suggestivo scenario delle vallate formate dai contrafforti del monte Sillara (alto 1861 metri). Infine Bagnone è una base ottima per escursioni in tutta la zona, fino a Pontremoli, a nord, e Massa, a sud, a partire dal borgo e dal castello di Castiglione del Terziere. Nei mesi estivi in molti poi non perdono l'occasione di bagnarsi nelle fredde ma limpidissime acque del torrente Bagnone nei pressi del paese della fazione di Iera, dove ci sono pozze dai colori brillanti dove i ragazzi amano farsi il bagno.

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