Il Flauto Magico di Mozart

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Il Flauto Magico di Mozart

 

Il Flauto Magico, è un'opera tra le più celebri di Mozart: merito della musica sublime e lodata da personaggi quali Salieri, Goethe e Wagner, ma anche della vicenda, narrata nel libretto di Emanuel Schikaneder, che è arcana e misterica, e trasfigura un Singspiel (un genere operistico in voga tra il XVIII e il XIX secolo nelle area di lingua tedesca) piuttosto banale in un rituale di iniziazione massonica carico di significati reconditi e allegorici. Il libretto della celebre opera di Mozart è infatti aperto a molte interpretazioni: favola, allegoria o parabola? Per molti musicisti non si può pensare null'altro di maggiormente perfetto nel mondo dei suoni e del cantò. Il flauto magico di Mozart è l'immagine stessa della perfezione.

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Mozart compose il flauto magico negli ultimi mesi della sua vita (due mesi prima della sua morte per l'esattezza). Era l'estate del 1791: 1'opera sarebbe andata in scena ad inizio autunno, il 30 settembre al teatro Aut der Wieden, un teatro dei sobborghi di Vienna compreso in un enorme edificio che racchiudeva in sé abitazioni private, una chiesa, una farmacia, una locanda, un frantoio, un mulino e alcune officine artigiane. Mozart lavorò con un attore-fantasista, musicista e poeta, il citato Emanuel Schikaneder, ed era solo in città: sua moglie passava le acque a Baden.

Ma cosa racconta la vicenda amorosa di Pamina e Tamino? Chi è quel loro leggendario compagno vestito di piume d'uccelli, di nome Papageno? E la Regina della notte? E Sarastro, sovrano e custode del tempio?...La vicenda traveste un'iniziazione massonica, dove in un paesaggio egiziano si incrociano simboli cristiani. La delicatezza sovrumana della musica, il suo lieve solfeggio rituale, un che di folle e comico che la colora: e, ancora, l'ironia e il sentimento di libertà che la dominano: tutto questo fa sì che il flauto màgico sia, come scrive Pietro Citati, lo scrittore e critico letterario "una favola per bambini, e una parabola destinata alle creature angeliche, che attraversano l'oscurità e la luce tenendo nella mano un ramo di palma". La storia immaginata da Mozart e Schikaneder proviene o somigla ad altre favole antiche, le favole narrate nelle Metamorfosi di Apuleio, o in quelle che possono incontrarsi nella Bibbia, in Ovidio o in Plutarco. La critica di fine ottocento pensò anche che in quest'opera ci potesse essere una satira dell'impero di Giuseppe II d'Asburgo, con la Regina della notte che poteva essere addirittura l'imperatrice Maria Teresa. E' legittimo credere che Mozart desiderasse proiettare nel paradiso della sua musica l'allegoria ecclesiale dei framassoni e del loro supposto patrono secolare, l'imperatore del Sacro Romano Impero? Quest'opera, scritta alle soglie dell'età borghese, non più su parole italiane, quelle che abbisognavano agli spettacoli eletti di "prima della rivoluzione", può significare tutto e nulla: sembrerebbe un frutto di quel puro disinteresse estetico da Kant teorizzato nella Critica del giudizio l'anno prima, il 1790. In un tale frutto si coagularono gli elementi più disparati: tracce immemoriali dei misteri d'Eleusi, l'Egitto e la Turcheria, San Girolamo che doma le bestie feroci, Orfeo con la sua lira e la pasticceria viennese. Il solvente fu offerto dai sapid. umori dell' età teresiana ma il tutto si tradusse in qualcosa di così splendidamente trasparente, di così ricco e pure di così semplice, da incantare, da allora fino a oggi, adulti e bambini. Pamina e Tamino celebrano nel loro amore le nozze della luce e delle tenebre, realizzano l'armonia del mondo: ma restano due umane creature, non possiamo dimenticarlo.

 

Il Flauto Magico segna nella produzione teatrale di Mozart una svolta decisa. Per la prima volta il musicista componeva un Singspiel (opera tedesca formata da parti recitate e cantate) di argomento esplicitamente fiabesco, il che voleva dire spostare di un piano completamente diverso un interesse teatrale che aveva dato vita, negli anni precedenti, alle grandi commedie realistiche su testo di Lorenzo Da Ponte. A differenza di quanto avviene nelle Nozze di Figaro e nel Don Giovanni, qui i personaggi sono divisi in buoni e cattivi: un esplicito intento moralistico che si addice a tutte le fiabe viene ad investire la vicenda del principe Tamino che, guidato da Pamina e dal suono del magico strumento, riesce a superare le prove dell'acqua e del fuoco e ad accedere al mondo superiore degli iniziati, capeggiati dal sacerdote Sarastro che dona al suo popolo la felicità del buongoverno. L'opera rappresenta quindi l'educazione del principe in base ai dettami settecenteschi dell'Illuminismo roussoviano: ciò che conta per i sacerdoti è che Tamino sia uomo e non discendente di principi: solo le sue doti umane lo fanno degno di acquistare la saggezza ed esercitare il potere, rispettando i diritti della natura e della virtù.

 

Accanto a questi personaggi, il meraviglioso libretto di Schikaneder, già riconosciuto da Goethe come un capolavoro, pone alcuni elementi di contrasto e di contorno che la musica di Mozart esalta attraverso un'enorme fantasia di scelte stilistiche: basti ricordare la Regina della Notte, con le taglienti seghettature dei suoi vocalizzi o l'uccellatore Papageno che il canto popolare trasfigura in un misto di semplicità e di altissima poesia, espressione dell'uomo comune che, appunto in quanto uomo, ha il diritto di accedere alla felicità, anche se non vuole e non può aspirare agli ideali per lui irraggiungibili perseguiti da Tamino. D'altra parte il canto popolare nutre segretamente anche le melodie di Sarastro, conferendo al gran sacerdote una umanità e una dolcezza di espressione assolutamente inedite nell'opera del Settecento, dove tali personaggi erano assai frequenti (specie in quella francese). In questo annullamento delle gerarchie sociali, operato attraverso la musica, sta il senso rivoluzionario dell'opera il cui messaggio di utopica felicità nel segno della fratellanza universale sarà raccolto da Ludwig van Beethoven nella Nona Sinfonia, mentre la musica di Mozart, unendo opera buffa, Singspiel, opera seria, corale luterano, contrappunto bachiano, arietta viennese, Lied popolare, recitativo drammatico, musica di tipo sacro, riunisce una sorta di enciclopedia degli stili operistici settecenteschi, fondendoli in un'atmosfera fiabesca e incantata che dischiude al Romanticismo tedesco un orizzonte tanto vasto quanto, sino ad allora, del tutto inesplorato.

 

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