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Rivoluzione
dei Garofani
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La
Lisbona,
Ponte 25 Aprile. Ad ammirare il mastodontico ponte sul fiume Tago,
rossa e lunga ferraglia ispirata al più famoso ponte californiano, non si può
non pensare a quanto il popolo portoghese sia legato a quello italiano. Adesso
chiamato
Ponte 25 de Abril,
un tempo portava il nome di Ponte Salazar. Due nomi come non altri
fortemente contrapposti. In Portogallo, il 25 aprile 1974 è
conosciuto come il giorno della Rivoluzione dei Garofani, la stessa che
pose fine in modo non violento – unica nel suo genere – al regime dittatoriale
allora in carica nel paese da quasi mezzo secolo, la dittatura più longeva delle
storia.
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In Italia, il
25 aprile
è il giorno della Resistenza e della Liberazione, a celebrare la disfatta
nel 1945 dell'esercito nazifascista iniziata nel nord Italia.
Dal Praça do Império, il piazzale del famoso Padrão
dos Descobrimentos (Monumento
alle Scoperte di Lisbona), si ha una bella vista del ponte e
della grande vena d'acqua, il fiume Tago, che si allarga fino a diventare un
grande mare, un tutt'uno con l'Oceano Atlantico. Alle spalle
Alcântara, il cuore della Lisbona portuale, e qualche chilometro più
avanti altri quartieri storici della città. Al
Chiado,
quartiere noto ritrovo di scrittori e letterati (tra tutti
Fernando Pessoa)
e oggi simbolo dello shopping più moderno e turistico, ci si arriva
costeggiando la lunga Avenida, non la Avenida 24 de Juho, ma quella
parallela chiamata Avenida Infante Santo, da dove poi è anche
possibile prendere uno dei caratteristici tram gialli di Lisbona.
Dopo circa 20 minuti si arriva in un luogo simbolo della città, la Rua
Capelo, nel cuore del Chiado. Qui fino al 2016 aveva sede Rádio
Renascença, una radio storica nata nel 1937 (ora spostata ad altra sede)
e che nel lontano 25 aprile 1974 ebbe il compito di mandare in onda una
canzone operaia, la Grândola vila morena di José Afonso. Erano
le 00:20 e quel segnale dava avvio alla Rivoluzione dei Garofani in
Portogallo.
"Grândola,
vila morena
Terra
da fraternidade
O povo
é quem mais ordena
Dentro
de ti, ó cidade!.."
(... terra di Fraternità, le persone comandano di più, dentro
di te, o città!)
Alle 23:20 dello stesso giorno veniva approvata la legge
numero 1 del 25 aprile 1974 che decretava la destituzione dei dirigenti
fascisti e dei massimi organi dello Stato portoghese. Seguirono
nell'immediato altre leggi, tra cui quella ordinante la dissoluzione del
partito unico in carica.
Il partito unico in questione era quello che traeva origine
dal golpe del 28 maggio 1926 e che qualche anno dopo, nel 1933, ebbe
modo di far approvare una Costituzione basata sul corporativismo e su ideali
fascisti. A capo del partito era António de Oliveira Salazar, il
regime era quello dell'Estado Novo e l'unico partito al potere era il
partito di União Nacional (Unione nazionale).
La dittatura portoghese è stata una delle più longeve
della storia europea. Gli ingrediente c'erano tutti: libertà politica
fortemente limitata, controllo sulle attività dei cittadini, repressione da
parte della polizia (la PIDE, la polizia di Defesa do Estado, poi
diventata DGS Direcção-Geral de Segurança), arresti arbitrari,
censure, torture e uccisioni. Il dissenso al pari diventava sempre più forte
con il passar del tempo. La morte di Salazar nel 1970 non cambiò lo
stato delle cose, nonostante i tumulti portati da una guerra contro le
proprie colonie, l'isolamento politico e le sanzioni (deboli) da parte del
resto del mondo. Il successore Marcelo Caetano – già rettore della
Facoltà di Giurisprudenza di Lisbona – divenne il nuovo capo unico del
regime e poco aggiunse al tanto sperato cambiamento; nonostante alcuni
provvedimenti legislativi e sociali atti ad apportare delle migliorie per la
popolazione (le cosiddette leggi della Primavera Marcelista), di
fatto la dittatura continuava.
Fu così che la mattina di quel 25 aprile, il Portogallo si
svegliò in mezzo ad nuovo sollevamento militare, diventato poi anche
popolare e portato avanti inizialmente dal Movimento dei Capitani
/Movimento dos Capitães (in seguito Movimento das Forças Armadas -
MFA). La Revolução dos Cravos, in portoghese, viene ricordata
come un colpo di Stato incruento, organizzato (sicuramente non in un giorno)
da militari dell'ala progressista delle forze armate del Portogallo. In
effetti, fu una rivoluzione anomala, pacifica e capace di unire dalla stessa
parte il corpo militare dello Stato con la popolazione. Iniziata con le
proteste contro le spese ingenti per mantenere in piedi l'impero coloniale e
conclusasi in una nuova Era democratica.
La chiamarono 'dei Garofani' non solo perché fu una
rivoluzione pacifica ma per un motivo ben preciso: i garofani c'erano
davvero e venivano esibiti dai militari nelle canne dei fucili. Erano i
fiori della libertà, simbolo della liberazione dalla dittatura, e furono
donati da una donna che per caso si ritrovò a passare lungo la loro strada.
Il nome della donna era Celeste, Celeste Caeiro per l'esattezza, e
aveva 41 anni. Lavorava in un ristorante di Rua Brancamp e in quel
fatidico giorno del 25 aprile ebbe il compito di andare a comprare dei fiori
al Mercado da Ribeira per festeggiare il primo anniversario
dall'apertura del locale. I fiori furono acquistati ma i festeggiamenti,
data la situazione, vennero annullati. Con i fiori in mano la donna
s'incamminò verso la zona di Chiado e in Rua do Carmo incontrò i
militari del Movimento con i possenti carri armati. Alla richiesta di una
sigaretta da parte di uno di loro, lei rispose donando un garofano. Iniziò
così ad offrire i fiori a tutti i militari, "il militare lo mise nella
canna del fucile, poi lo diedi all’altro, e agli altri di seguito...li diedi
tutti, per me non ne rimase nessuno".
Nel frattempo, il governo
rinchiuso nella Caserma del Largo do Carmo di Lisbona venne assediato
dalla folla e dai militari e Caetano costretto all’esilio. Il Portogallo
dava inizio ad un processo democratico che nei due anni successivi porterà
alla approvazione di una nuova Costituzione e di un nuovo Stato
fondato su principi democratici. Il 25 aprile è festa nazionale portoghese,
la Dia da Liberdade (Giorno della Libertà portoghese).
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