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L'Università di Padova
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L'antica Università degli Studi di Padova fa parte - con
Bologna,
Parigi,
Oxford e
Cambridge - dei grandi centri culturali del mondo
occidentale ove si formò e si perfezionò, con i caratteri della completezza
e della continuità, la idea-struttura del Gymnasium Omnium Disciplinarum,
oggi diffusa in tutto il mondo. Le origini della Università di Padova
risalgono a prima del 1222 che è ritenuto l'anno di fondazione "nel senso
del poter registrare una regolare e stabile organizzazione universitaria,
pubblicamente riconosciuta".
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Contribuì in quel periodo anche un esodo di
professori e studenti allontanatisi da Bologna per "le gravi offese ivi
arrecate alla libertà accademica e per la inosservanza dei privilegi
solennemente garantiti a docenti e discenti". Padova ha sempre posto in
rilievo questo intreccio alle origini con l'Alma Mater di tutte le
università (cioè quella di Bologna): lo testimoniano l'affinità di alcuni
statuti e gli scambi frequenti di professori e studenti, pur nell'ambito di
una secolare emulazione.
A Padova l'Università non sorge, come altre Università, "ex privilegio", cioè
per speciale licenza di pontefice o imperatore, ma come "il prodotto
spontaneo di particolari contingenze e felici condizioni di civile cultura,
che ne favorirono la costituzione". Sin dalla nascita ed in virtù della
tutela garantita dal libero Comune nel secolo XIII, dalla Signoria dei
Carraresi nel secolo XIV e dalla Repubblica di Venezia per quattro secoli (XV
- XVIII), il motto che contrassegna l'Università di Padova è, a buon
diritto, Universa Universis Patavina Libertas. Rapido è lo sviluppo. Agli
studi giuridici e teologici, che si affermano alle origini, si aggiungono
con molta vivacità altre dottrine: medicina, filosofia, astronomia,
grammatica, retorica.
Dal 1399 si hanno due Università: la Universitas
Iuristarum, nella quale si coltivano diritto civile, diritto canonico e
teologia; la Universitas Artistarum , nella quale si coltivano medicina,
filosofia, grammatica, dialettica, retorica e astronomia. La riunificazione
delle due università si avrà nel 1813. Inizialmente l'Università è
organizzata come libera corporazione di studenti e articolata secondo
criteri etnico - geografici, le nationes, che, a loro volta, fanno
riferimento a due grandi gruppi: citramontani (o italiani) e ultramontani (o
non italiani). Alle origini, analogamente a quanto avviene a Bologna, sono
gli studenti che approvano gli statuti, eleggono i rettori all'interno del
corpo studentesco e scelgono i docenti, retribuendoli con il ricavato di
collette. Tra il XV e il XVI secolo la scelta dei docenti, e la relativa
retribuzione, passa alla autorità pubblica.
Dal Quattrocento, e almeno per i tre secoli successivi, si registra un
periodo di grande sviluppo e splendore, favorito dalla tutela della
Repubblica di Venezia che volle l'Università di Padova come suo unico
Gymnasium Omnium Disciplinarum. In questo periodo si colloca il glorioso
contributo del Gymnasium di Padova al nascere della rivoluzione scientifica.
Vi concorsero lo sviluppo del pensiero filosofico, le grandi scuole di
anatomia e medicina, e la grande avventura in astronomia, fisica e
matematica riassumibile nei diciotto anni di magistero padovano di Galileo
Galilei (dal 1592 al 1610). "Sia Copernico che Galileo furono in questa
stessa Università in importanti periodi della loro vita; e anche
prescindendo da questi grandissimi nomi, si ebbero in questa Università
sviluppi tali da giustificare la concezione secondo la quale, ammesso che
l'onore di essere stata la sede della rivoluzione scientifica possa
appartenere di diritto ad un singolo luogo, tale onore dovrebbe essere
riconosciuto a Padova". (H. Butterfield , Harvard University, 1958). Dal
1493 ai primi decenni del Cinquecento si attua il trasferimento delle varie
scuole, sparse in diverse contrade della città, ad un blocco di edifici di
residenza nobiliare e poi albergo con insegna la testa di un bue, "Hospitium
Bovis": da qui l'appellativo in forma veneta, "il Bo" con il quale tuttora
viene chiamato tanto lo storico palazzo centrale quanto l'intero Ateneo
patavino.
Nell'ambito dei lavori di riadattamento del blocco di edifici alla nuova
utilizzazione, che si protrassero sino agli inizi del Seicento, è ammirevole
l'opera dell'architetto Andrea Moroni al quale si deve il bellissimo
"cortile antico". Solo qualche nome tra gli studenti eminenti di Padova nei
secoli XV-XVI: Niccolò Copernico, Francesco della Rovere (papa Sisto IV),
Giovanni Pico della Mirandola,
Leon Battista Alberti, Paolo Toscanelli,
Francesco Guicciardini, Pietro Bembo, Torquato Tasso,
Paolo Sarpi,
Bernardino Telesio, Tommaso Campanella, Roberto Bellarmino,
William
Harvey, Gerolamo Cardano. Tra i momenti più alti e significativi di questo
periodo ricordiamo la nascita della medicina moderna, ad opera di Gian
Battista Da Monte (detto Montano) il quale, primo in Europa, insegna la
clinica medica presso il letto del malato; la fondazione del primo Orto
Botanico universitario e pubblico (1545); l'introduzione dell'autopsia come
mezzo per accrescere le conoscenze mediche e la costruzione del primo Teatro
Anatomico stabile (1594/5); le scoperte anatomiche di Andrea Vesalio, di
Gabriele Falloppio, di Gabriele Fabrici d'Acquapendente e di altri. L'Ateneo
patavino si distingue anche in altri campi del sapere. Ricordiamo lo
sviluppo del pensiero filosofico con Paolo Veneto, Gaetano da Thiene,
Nicoletto Vernia, Piero Pomponazzi e Jacopo Zabarella con il distacco dagli
schemi della filosofia scolastica . "Padova divenne nel XV secolo quello
che Parigi era stata nel XIII e Oxford e Parigi insieme nel XIV: il centro
nel quale le idee provenienti da tutta Europa venivano riunite in un corpo
di conoscenze organizzato e completo" (J.H.Randall , Columbia University,
1961). Ricordiamo inoltre il prestigio della giurispudenza con l'emanazione
di sentenze giudicate fortemente innovative e apprezzate dai governanti di
tutta Europa. Fin dall'inizio, ma soprattutto nel Cinquecento e nel
Seicento, studenti da tutta Europa erano richiamati dalla fama
dell'insegnamento e dal diffuso spirito di tolleranza assicurato dalla
Repubblica di Venezia. In quei secoli l'Università di Padova fungeva da
centro di irradiazione della cultura (vari Collegi e nuove Università furono
fondati da suoi ex-studenti) e anche da fucina di idee e di legami personali
che ebbero significativa influenza sulla vita europea.
Episodio
significativo e prezioso nella storia dell'Università di Padova è il
conferimento della laurea in filosofia (1678) ad Elena Lucrezia Cornaro
Piscopia, che si può a buon diritto considerare la prima donna laureata al
mondo. In parte nel Seicento e con il Settecento il ruolo dell'Università di
Padova si trova ridisegnato all'interno della grande rete culturale e
universitaria europea, conservando la sua centralità e unicità nell'area
della Repubblica di Venezia (attuale Italia del Nord-Est e area
dell'Adriatico) e un prestigio attivo sostenuto da maestri eminenti inseriti
nel grande circuito europeo. Ricordiamo, tra gli altri, Domenico Guglielmini,
Bernardino Ramazzini, Gian Battista Morgagni, Gian Battista Poleni,
Antonio Vallisneri, Giuseppe Toaldo. Nonostante il declinante potere la
Repubblica interviene con la fondazione (1761) e il completamento (1777)
dell'Osservatorio Astronomico e con la istituzione di nuove cattedre
(Chimica, Agraria). Carlo Goldoni, Ugo Foscolo, Giuseppe Tartini e
Giacomo Casanova sono tra gli studenti di Padova. Con il tramonto della Repubblica
di Venezia (1797) e le successive traversie politiche fino alla unificazione
della nazione italiana (1866) l'Università svolge a buon livello il suo
ruolo regionale nonostante i forti condizionamenti alla libertà
intellettuale e il ridotto sostegno. Da allora ad oggi il palazzo del Bo e
la storia dell'Ateneo padovano sono il più grande monumento della civiltà
veneziana fuori dai confini lagunari della città-stato di Venezia.
L'Università di Padova di oggi guarda senza nostalgia al suo grande passato
come ad un fatto ormai compiuto, ma anche come ispirazione per un futuro del
quale vuole essere protagonista unitamente alla comunità scientifica e
culturale universale. Professori e studenti padovani partecipano numerosi
alle lotte risorgimentali per l'indipendenza dell'Italia, anche con sommosse
insurrezionali locali (febbraio 1848). L'Università si trova coinvolta in
occasione del primo conflitto mondiale (1915-1918) e Padova è la capitale
della zona di operazioni. Memore del suo plurisecolare motto prima citato,
l'Università diviene ancor più il centro della regione Veneto nella lotta di
liberazione contro il nazifascismo (1943-45) guidata dal Rettore Concetto
Marchesi e dal prorettore Egidio Meneghetti. Per il sacrificio di tante
giovani vite nella lotta per la riconquista della libertà è unica tra le
Università italiane ad essere decorata di medaglia d'oro al valore militare.
Dal 1873 l'Università di Padova entra a far parte del sistema universitario
dello Stato italiano. Per l'attività di ricerca culturale e scientifica essa
occupa uno dei primissimi posti tra gli Atenei italiani di maggiore
prestigio. Ricordiamo, ad esempio, i maestri dello studio matematico:
Gregorio Ricci Curbastro, Giuseppe Veronese , Francesco Severi,
Tullio
Levi Civita . Tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento si
attua il decentramento degli Istituti scientifici in veri e propri quartieri
universitari, la edificazione della nuova sede del settore letterario -
filosofico in pieno centro storico monumentale (il Liviano, architetto
Giò
Ponti) e quella dell'Osservatorio astrofisico nell'Altopiano di Asiago, il
restauro del Palazzo centrale del Bo (1938-45). Sulla efficacia e i tempi
del continuo rinnovamento e dello sviluppo hanno inciso inevitabilmente
interferenze, ombre e passaggi drammatici (leggi razziali) del ventennio
fascista, la devastazione della seconda guerra mondiale, l'esplosione della
popolazione studentesca verso l'Università di massa e quella dei movimenti
studenteschi di contestazione (1968-69) accompagnate da omissioni di
intervento e sostegno da parte dei governi centrali. Tuttavia, il Gymnasium
Omnium Disciplinarum ha saputo salvaguardare una preziosa continuità e, fin
dai primi anni della seconda metà del Novecento, rinnovamento e sviluppo
ricevono un notevole impulso: in primo luogo con una forte ripresa della
apertura e dello scambio internazionale ad alto livello, specie in molte
parti del settore scientifico tecnico. A partire dagli anni recenti
l'Università ha potuto impostare una controllata politica di articolazione e
diffusione territoriale, dilatando la sua presenza nel Veneto, per fare
fronte al congestionamento. Nel 1990 prende il via il polo di
Vicenza (Ingegneria gestionale); viene ripresa l'attività della sede estiva di
Bressanone; nel 1995, a
Legnaro (area metropolitana) è attivato Agripolis per
i settori di Agraria e di Medicina Veterinaria. Altri poli decentrati sono
attivi a
Rovigo,
Treviso, Feltre, Castelfranco Veneto,
Conegliano, Chioggia
e Asiago.
La legislazione nazionale, negli ultimi anni, ha riaperto la strada per
l'esercizio di una significativa autonomia di governo da parte delle
università italiane. Nel 1995 l'Ateneo si è dotato di uno Statuto autonomo.
La presenza attuale dell'Università di Padova nello scenario europeo e
internazionale della cultura e della ricerca è documentata dalle
pubblicazioni e dalle comunicazioni congressuali che fanno parte delle fonti
bibliografiche aperte a tutti per conoscenza e valutazione. L'Ateneo ritiene
di essere, e vuole essere sempre di più, un qualificato Ateneo di ricerca in
linea con le sue origini e deciso a rinforzare legami, scambi ed emulazione
con la rete mondiale degli Atenei di ricerca (Research Universities).
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