Verismo

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Cosa è il "Verismo" in letteratura  

Il Verismo, è il realismo letterario così come si è sviluppato in Italia tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, tra il 1875 e il 1895. I suoi principali esponenti sono stati i romanzieri siciliani Luigi Capuana e Giovanni Verga. e Federico de Roberto. Il movimento "realista" sorse in Europa dopo la Rivoluzione francese e la sua influenza raggiunse Capuana e Verga soprattutto attraverso gli scritti di Balzac e Zola in Francia e del gruppo della scapigliatura milanese in Italia.

L'obiettivo principale di Verismo era la presentazione oggettiva della vita, di solito delle classi inferiori, utilizzando un linguaggio diretto e disadorno, un dettaglio descrittivo esplicito e un dialogo realistico.

Capuana diede inizio al movimento con i racconti Profili di donne (1877) e il romanzo Giacinta (1879) e con altre opere psicologicamente orientate, clinicamente rese, oggettive quasi al punto di sminuire l'emozione umana. Opere dell'amico Verga, tra le quali le più note sono I malavoglia (1881) e Mastro-don Gesualdo (1889), che descrivono con più calore emotivo le lugubri condizioni della Sicilia di inizio Ottocento.

Come Capuana e Verga, la maggior parte degli altri veristi descriveva la vita che conoscevano meglio, quella delle loro città o regioni d'origine. Così i migliori tra gli scrittori minori del movimento furono i regionalisti: la romanziera napoletana Matilde Serao, il toscano Renato Fucini, e Grazia Deledda, la romanziera sarda che ricevette il premio Nobel per la letteratura nel 1926.

Il Verismo sparì dalla scena negli anni Venti del '900, per emergere dopo la seconda guerra mondiale in una forma nuova ed esplosiva, il neorealismo.


Le caratteristiche del Verismo sono:

- la fotografia della realtà: gli scrittori devono descrivere la realtà così com'è, senza alterarla;
- il pessimismo: le opere dei veristi esprimono una concezione pessimista della vita: l'unità nazionale non ha cambiato le sorti delle classi più povere;
- l'impersonalità: gli autori non devono commentare la realtà, e devono descriverla in modo oggettivo (Giovanni Verga, nelle sue opere, cerca di rimanere imparziale: i critici, in seguito, leggendo le sue opere, diranno che non è rimasto imparziale);
- il linguaggio: viene utilizzato è spesso un linguaggio dialettale, semplice e diretto al pubblico perché i protagonisti delle opere sono le classi povere.

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