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"Candido" è un romanzo satirico scritto da Voltaire nel 1759, in cui l'autore
esplora la questione del male e della sofferenza nel mondo attraverso le
avventure del giovane protagonista Candido. Il romanzo segue Candido mentre
viaggia attraverso l'Europa e l'America del Sud, incontrando una serie di
personaggi che rappresentano le diverse ideologie e filosofie dell'epoca.
Attraverso le loro storie e le loro esperienze, Voltaire esamina le
contraddizioni della filosofia del suo tempo e mette in discussione la nozione
di un universo armonioso e perfetto.
Candido, o l'ottimismo (Candide, ou l'Optimisme) è un racconto
filosofico di
Voltaire
pubblicato a
Ginevra
nel Gennaio 1759, scritto con l'obiettivo di confutare la dottrina leibniziana
dell'ottimismo (da qui il titolo). È stato ripubblicato venti volte durante la
vita dell'autore, il che lo rende uno dei più grandi successi letterari in
lingua francese. Solo un mese dopo la sua pubblicazione, ne erano già state vendute
seimila copie, un numero molto considerevole per l'epoca. L'autore francese fu
ispirato sicuramente da quel che accadde a
Lisbona
nel 1755, quando un
grande terremoto distrusse la capitale portoghese, mietendo migliaia di
vittime; questo evento fa da sfondo anche ad alcune vicende dell'opera.
Voltaire scrisse infatti prima un poema sul cataclisma (1756) e
successivamente redasse il Candido (1759); la realizzazione dell'opera
interveniva anche dopo un periodo difficile per l'autore, che
contribuì alla sua
visione disincantata del mondo. Il romanzo, per nella sua brevità, è considerato
l'opera più importante dello scrittore, filosofo e "padre dell'Illuminismo"
François-Marie Arouet Voltaire.
La prima edizione uscì con l'espediente di non usare il nome di Voltaire, ma
quello di un certo dottor Ralph (lo pseudonimo usato da Voltaire ) che l'avrebbe "tradotta" dal tedesco. Un'opera, ironica sin dalle
prime righe che non lascia dubbi sull'origine dell'autore, che poteva solo
appartenere al partito dei filosofi.
Candido è anche una storia di crescita personale, una storia di un viaggio che
trasforma il suo omonimo eroe in un filosofo, un Telemaco di un nuovo genere.
Un viaggio che non lo porta, nonostante la presa d'atto dell'esistenza del
male, a esaltare il pessimismo, ma a criticare la pretesa di "vivere nel
migliore dei mondi possibili", precetto su cui Leibniz aveva montato il
cardine della propria filosofia.
Contesto filosofico
Come racconto, questo testo pone un problema filosofico usando la
finzione, nel contesto dell'importante dibattito del XVIII
secolo, sul fatalismo e l'esistenza di male. Voltaire si oppose fermamente alle
idee del filosofo Leibniz su Dio, al "principio della ragione sufficiente"
e alla sua idea di "armonia prestabilita". Divenne ancor più veemente
a seguito della morte della sua "anima gemella", Émilie du Châtelet (1749)
che fu in vita una Leibniziana convinta (alla morte di lei Voltaire scrisse
"Non ho perduto un'amante ma la metà di me stesso. Un'anima per la quale
sembrava fatta la mia").
Per Leibniz, Dio è perfetto, il mondo non può esserlo, ma Dio l'ha creato nel
miglior modo possibile. Il male esiste di volta in volta, ma è compensato
altrove da un bene infinitamente grande. Inoltre, secondo Leibniz, non accade
nulla senza che vi sia una causa necessaria. Questa convinzione è ciò che si
chiama ottimismo leibniziano.
Voltaire vede in questa filosofia un incoraggiamento al "fatalismo". Si
oppone a questo ottimismo che giudica beato, proponendo una visione lucida del mondo e
delle sue imperfezioni e mostrando, in particolare nelle sue lettere filosofiche,
una fiducia nei confronti dell'uomo, che è in grado di migliorare le sue
condizioni e la sua vita occupandosi di se stesso. Questo è il significato della conclusione del
racconto Candido: "Dobbiamo
coltivare il nostro giardino. "
Nel Candido, Voltarie attacca apertamente l'ottimismo leibniziano. Le
critiche all'ottimismo sono espresse in modo pungente. Da un lato, le sfortunate
avventure dell'eroe si accumulano oltre ciò che sembra possibile e questa
esagerazione, non plausibile, esprime l'assurdità della tesi sul migliore dei
mondi possibili. Dall'altro, ogni momento di felicità, sembra essere
invariabilmente accompagnato dalle peggiori sventure. Qui possiamo pensare a
Pangloss che conosce l'amore fisico con Paquette, e viene
rapidamente ostacolato da un tragico destino. Attraverso il personaggio di Pangloss, un convinto difensore di questa filosofia
dell'ottimismo, Voltaire
critica apertamente alcune idee di Leibniz. Per fare un esempio, critica
l'assunto che particolari disgrazie
accadano per il bene generale. Nel capitolo 28, Leibniz viene persino menzionato
direttamente dal personaggio del filosofo, pertanto non vi è alcuna ambiguità,
l'attacco di Voltaire è chiaramente direzionato.
È interessante notare che, precedentemente, Voltaire aveva aderito alla filosofia
dell' ottimismo. In effetti, in Elementi della filosofia di Newton
(1738), Voltaire affermava che: ciò che è male in relazione a te è buono nel
quadro generale.
Contesto politico
Al momento della pubblicazione di Candido (1759), Voltaire viveva nella proprietà di
Délices a Ginevra, un vero palazzo di un filosofo, con i giardini di Epicuro.
Come accennato furono due gli avvenimenti che lo avevano turbato negli anni precedenti: il Terremoto di Lisbona del 1 ° novembre 1755 e l'inizio
della Guerra dei sette anni (1756). Questi eventi lo ispirò a riflettere sul
fatto che
quasi tutta la storia è una serie di atrocità inutili (Saggio di storia
generale, 1756).
Voltaire inviò la sua poesia sul disastro di Lisbona a
Jean-Jacques Rousseau che rispose con una lettera in cui cercava di giustificare il
terremoto con la divina provvidenza. Rousseau affermò addirittura,
nel nono libro delle sue Confessioni, che il romanzo filosofico Candido,
sarebbe nato come risposta a questa lettera.
L'anno prima della pubblicazione di questo lavoro, l'Enciclopedia di Diderot
e D'Alembert, a cui Voltaire partecipò, fu bloccata, con tanto di ritiro del
privilegio reale e condanna pronunciata dal Parlamento di Parigi. Voltaire
avrebbe trovato, con Candido, il modo per continuare a trasmettere le
idee dell'Illuminismo. Tale obiettivo fu ampiamente raggiunto, dato il
successo di questo libro, raggiunse non solo un'élite ricca e colta
(come quella che leggeva l'Enciclopedia) ma si diffuse e si ampliò a
quasi tutti gli studiosi del tempo,
A partire dal suo ritiro a Ginevra, Voltaire viaggiò per il mondo con l'immaginazione.
A poco a poco disegnò alcuni assi in un suo spazio simbolico: Berlino e la Germania
al nord; il Perù a ovest, Venezia a sud, Costantinopoli a est. Questi divennero i
luoghi principali del racconto, le tappe principali del viaggio di iniziazione di
Candido. Voltaire stabilì il percorso del suo protagonista e poi collegò i
luoghi attraverso connessioni: la Germania, per esempio, viene collegata alla Turchia con
lo stesso dispotismo politico, e al Sud America, con i gesuiti
tedeschi che fanno la guerra in Paraguay.
Alcuni critici hanno visto nel personaggio di Candido l'incarnazione
dell'ingenuità dell'autore stesso, protetto da Federico II ma in realtà
trattato da questo non certo come un suo pari intellettuale. Il barone, tedesco
che ospita Candido nel suo castello (Castello di Thunder-ten-tronckh)
tutto preso dal suo piccolo mondo perfetto, che esclude Candido dal suo "Giardino dell'Eden", simboleggerebbe la
nobiltà tedesca, mentre il re dei bulgari (che muove guerra agli abari e vince), sarebbe Federico II che, nel
novembre 1757, si affermò nella vittoria di Rossbach. Il racconto di
Candido, sarebbe quindi una sorta di vendetta per l'umiliazione
inflittagli da Federico II, per il trattamento da "inferiore" che gli riservava
il re quando veniva da lui contrariato. Federico II, Re dei Bulgari, sarebbe
anche un modo indiretto per dileggiare l'orientamento sessuale di Federico II: la parola "bastardo" (a sua volta
derivato da "bulgaro") significava difatti "omosessuale" nel XVIII secolo.
Sono tre i punti chiave del racconto filosofico di Voltaire:
1. La critica ai sistemi
filosofici
"Candido" è una satira spiritosa ma critica, una caricatura dei sistemi
filosofici astratti, soprattutto dell'ottimismo leibnitziano (nota: il
titolo completo del romanzo è Candido, o l'ottimismo). Leibnitz
(1646-1716) era un rispettato filosofo tedesco la cui teoria
dell'ottimismo fu resa popolare da alcuni pensatori del XVIII secolo, con formule
semplicistiche come la celebre frase "questo è il migliore di tutti i mondi possibili".
Voltaire non attaccò tutte le idee di Leibnitz, ma piuttosto le versioni
semplicistiche del suo ottimismo, come esemplificato nel personaggio del dottor Pangloss.
Voltaire, un misologo (che diffida della dottrina), rifiutò il concetto che "il
mondo è come dovrebbe essere", che gli eventi sono predeterminati (fatalismo),
che ogni "causa" porta sempre a un conseguente "effetto", e che questa causa
deve essere la migliore possibile, poiché senza dubbio riflette la volontà di
Dio.
L'ottimismo del personaggio di Pangloss, basato sulla completa accettazione
delle cose così come sono, è la negazione dello spirito voltaireiano di lotta e
di riforma, necessario per correggere gli abusi. Come "deista", Voltaire crede in
un Dio che ha creato il mondo, ma rifiuta l'idea che Dio
intervenga negli affari quotidiani del mondo ("divina provvidenza"). Le idee
religiose di Voltaire si basano interamente sull'evidenza della ragione: alla
fine del romanzo, Candido condivide l'atteggiamento deista di Voltaire secondo
cui Dio ha abbandonato il mondo dopo averlo creato, e che l'uomo deve essere
attore della sua vita in pieno e "coltivare il proprio giardino".
Voltaire
attaccò anche il manicheismo, un sistema che ebbe origine con Mani
(profeta persiano, 216?-276? a.C), il cui credo è che due principi, il bene e il
male, dominano l'universo e sono in eterno conflitto.
Il personaggio di Martino nel Candido di Voltaire, rappresenta il pessimismo
e porta questa dottrina
all'estremo: egli difatti sostiene che Dio ha abbandonato il mondo alle forze del male
(Satana e le tenebre).
Nel manicheismo il male è reale, non è un'illusione, come
nell'ottimismo di Pangloss. Voltaire ha una profonda sfiducia nella dottrina;
odia il ragionamento astratto e la teorizzazione, sia l'ottimismo
leibnitziano che il pessimismo manicheo. Crede nell'empirismo,
la dottrina secondo cui tutta la conoscenza proviene dalle nostre esperienze
sensoriali (un approccio alla conoscenza che ha derivato dal filosofo inglese
John Locke, 1632-1704). Secondo Voltaire, un'affermazione, un'idea o
un'ipotesi, è valida solo se è legata a qualcosa nel mondo fisico che può essere
conosciuto e verificato attraverso i sensi umani. Il personaggio dell'aiutante
Cacambò, e Candido stesso, che gradualmente impara ad apprezzare
l'attenzione del suo valletto per le questioni pratiche, sostengono che tutti i concetti
e le affermazioni, sia quelle di ottimismo che quelle di pessimismo, sono
verificabili con l'esperienza.
2. La Critica sociale
Voltaire attacca tutti gli aspetti della società: la natura umana modificata
dalle istituzioni civili (a Parigi, Candido trova bugiardi e furfanti); il
clero, dal Papa all'ultimo sacerdote, corrotto, fanatico, oppressivo, avido e
affamato di potere; la professione medica, che pratica la frode e la
ciarlataneria; i tribunali e la polizia che sono di dubbia integrità; le distinzioni
di classe che si basano più sullo snobismo che sul merito; la prosperità europea
che si
basa sulla miseria del popolo e sulla tratta degli schiavi. Infine, alla gloria
superficiale della guerra si contrappone l'orribile devastazione delle battaglie
di terra e di mare.
3. L'Utopia
Voltaire gioca con l'idea del "luogo perfetto" offrendo molte definizioni
del luogo ideale: il paradiso terrestre sembrerebbe a prima vista nel
Castello di Thunder-ten-tronckh; oppure si potrebbe quindi individuare nella terra degli Oreillons; poi
c'è il luogo perfetto per definizione, l'Eldorado (un mondo onirico scientifico,
razionale e senza emozioni che Voltaire realizza non esistere); oppure il luogo
perfetto potrebbe essere il giardino
riparato del signore veneziano Pococurante. In contrasto con queste versioni
paradisiache ma insoddisfacenti dell'esistenza, Voltaire
offre la prospettiva della "comunità del giardino di Candido", una
versione concreta di luogo ideale, dove con il duro lavoro, l'apertura mentale, i valori onesti, il progresso e lo sforzo
comunitario, ogni individuo partecipa secondo il proprio talento e la
propria forza alla vita comune.
Simboli e luoghi principali
dell'opera
Il castello di Thunder-ten-tronckh simboleggia l'ignoranza, la cecità
e l'auto-inganno di una società chiusa e autoreferenziale, senza altra misura di
giudizio se non il proprio orgoglio e la propria soddisfazione.
Lisbona simboleggia il fanatismo e la superstizione della Chiesa
cattolica romana e della sua Inquisizione.
L'Eldorado rappresenta un'utopia che può servire come standard per
giudicare la società contemporanea.
Il Suriname simboleggia la brutalità della schiavitù.
Parigi simboleggia la frivolezza e l'indifferenza dei cittadini
francesi nei confronti della corruzione, della decadenza e delle fazioni
litigiose che dividono la Chiesa, lo Stato, le famiglie e le istituzioni
sociali.
Londra infine simboleggia una nazione che ha istituzioni
relativamente libere, ma che è capace di grandi abusi nell'applicazione delle
sue leggi.
Stile e struttura dell'opera
Lo stile è semplice, conciso, arguto e veloce. Frasi brevi e dettagli abbondanti
danno un'immagine chiara e umoristica degli sfondi, dei personaggi, dei paesi che
visitano e delle avventure che affrontano. Le descrizioni dei personaggi
sottolineano le idee chiave e i loro sentimenti, senza cercare di dare una
caratterizzazione completa. Avventure melodrammatiche, improbabili, quasi
miracolose sono legate dal tema del "viaggio" di Candido. Ogni episodio avvicina
Candido di un passo al rifiuto dell'ottimismo di Pangloss.
In Candido, la narrazione è in terza persona, fatta dal narratore onnisciente. Il
frontespizio fa capire che il romanzo è la traduzione di un'opera di un "Dr. Ralph". Questo
per mettere una certa distanza tra Voltaire e le critiche sociali che egli fa nel
romanzo. Ma il narratore in terza persona è in realtà una maschera per gli
atteggiamenti liberi di Voltaire sulla religione, la filosofia, la politica e la
giustizia sociale. Egli ripete frasi (per esempio, "tutto va bene") per
rafforzare l'ironia del loro significato.
Candido
è un "viaggio" metaforico attraverso lo spazio e il tempo; il "viaggio" è in
realtà un'indagine sulla filosofia, il comportamento e le istituzioni sociali
del tempo di Voltaire.
L'Ironia di Voltaire: secondo la visione ottimista, c'è
armonia tra causa ed effetto, Voltaire invece sottolinea la disarmonia fra causa
ed effetto: l'ottimista Pangloss fa sesso con Paquette (causa), ma
contrae anche la sifilide (effetto). Candido, il più gentile degli uomini
(causa), è anche un assassino (effetto).
Panoramica critica
La "Comunità del giardino di Candido" simboleggia la lotta dell'individuo
per l'auto-realizzazione, la maturità e il miglioramento della società, nel
contesto di una cultura orientata al lavoro. Diversi critici l'hanno vista come
(a) una forma di autoindulgenza; (b) un ritiro stoico; (c) una soluzione da
stacanovista; (d) un modo per trarre il meglio da una brutta situazione; (e) la
partecipazione a una forma limitata di capitalismo collettivo. La parola
giardino evoca l'idea di agricoltura, paradiso e produttività, mentre il verbo
coltivare suggerisce lavoro sulla terra, educazione e civiltà.
Il messaggio di Candido
L'atto del vecchio santone turco di chiudere la porta in faccia a Candido, può essere
visto come un anti-intellettualismo e una negazione del valore della filosofia,
della teologia, o di qualsiasi tipo di indagine sul significato dell'esistenza.
Ma è il derviscio (il santone) che dice a Candido di tacere, di non chiedere del
significato dell'esistenza, non necessariamente Voltaire (che si oppone al ragionamento astratto,
ma non all'indagine empirica e scientifica). I personaggi di Voltaire passano colloquiano con il Vecchio Turco, che
comprende la natura del male e lo definisce noia, vizio e bisogno. La
risposta del Turco a tutti e tre gli aspetti del male, è il "lavoro".
Nel finale, la
ricerca del senso dell'esistenza da parte di Candido continua, e il silenzio non viene imposto. Il
probabile messaggio che Candido vuole trasmettere è che gli individui, a tutti i livelli della
società e del governo. dovrebbero lavorare sodo per migliorare la condizione
umana.
Sommario del romanzo
Dopo aver affrontato le difficoltà della vita, un giovane ingenuo rifiuta
il cieco ottimismo del suo tutore a favore di una visione più realistica del
mondo.
Capitoli 1-9 (Dalla Westfalia a
Lisbona)
Il giovane e ingenuo Candido vive una vita di felice innocenza nel castello del
barone di Thunder-ten-tronckh, con la moglie del barone, la loro bella
figlia Cunegonda e un figlio senza nome. Situato in Westfalia, in
Germania, il castello è un paradiso terrestre che protegge i suoi abitanti dai
mali del mondo. Candido, che si dice sia il figlio illegittimo della sorella del
barone e di un gentiluomo locale, viene istruito dall'erudito dottor Pangloss,
che risiede anch'egli nel castello. Pangloss è un discepolo del filosofo
Leibnitz, di cui ha ridotto la teoria dell'ottimismo alla formula
semplicistica che questo "è il migliore dei mondi possibili", e che
tutto nella vita può essere spiegato dalle leggi di causa ed effetto, "tutto
ciò che esiste ha una ragione di esistere", ad esempio "i nasi servono ad
appoggiarvi gli occhiali, ed infatti noi abbiamo degli occhiali".
Un giorno, Cunegonda vede Pangloss fare l'amore con la serva Paquette, e
questo spinge Cunegonda a tentare l'ingenuo Candido. Quando il barone trova il
ragazzo tra le braccia della figlia, lo espelle per sempre dal castello. Caduto in disgrazia e trovandosi improvvisamente nel duro mondo,
Candido si arruola nell'esercito del re dei Bulgari (prussiani) e combatte
contro gli Abari (francesi). In battaglia, vede la bellezza superficiale di due
eserciti disposti in file brillanti, che marciano a ritmo di musica. Ma quando
si accorge che i soldati hanno causato sofferenze ovunque, fugge attraverso le
fattorie disseminate di corpi mutilati e va in Olanda, terra di commercio,
prosperità e uguaglianza politica. Purtroppo, in questa terra di tolleranza
religiosa, i protestanti gli negano il pane perché egli si dichiara ignorante
della loro convinzione che il Papa sia l'Anticristo (il nemico di Cristo che
dovrebbe apparire prima della fine del mondo). Candido si salva dalla fame solo
grazie all'aiuto di Jacques, un caritatevole anabattista (un protestante
che crede nel battesimo degli adulti, non dei bambini). Questa buona azione
ripristina la fede di Candido nella dottrina dell'ottimismo di Pangloss.
Ma poi Candido incontra un mendicante il cui corpo è devastato dalla sifilide.
Il mendicante si rivela essere Pangloss e ha orrori da raccontare: Cunegonda e
la sua famiglia sono stati uccisi dai soldati bulgari, e Pangloss ha la sifilide
a causa del suo amore per Paquette, che era stata infettata da un frate
francescano. Per fortuna l'anabattista è in grado di curare Pangloss, che ha
perso "solo" un orecchio e un occhio. Candido colpito dall'orrore si unisce a
Jacques, e al sempre ottimista Pangloss, mentre navigano verso Lisbona, in
Portogallo. Durante il viaggio, vivono una violenta tempesta e naufragano.
Jacques annega, ma Candido è confortato dall'affermazione di Pangloss che la
tempesta e la morte di Jacques fanno parte del disegno di Dio.
Purtroppo questo ottimismo è seguito da un orribile terremoto che distrugge
Lisbona e uccide migliaia di persone (il Grande Terremoto di Lisbona del 1755). Pangloss vede anche un lato positivo nella catastrofe, e spiega che, essendo
avvenuta a Lisbona, non ha devastato altri luoghi. La sua osservazione viene
ascoltata da alcuni agenti dell'Inquisizione (il tribunale cattolico istituito
per punire i non credenti) e viene presa come prova della negazione del libero
arbitrio di Pangloss (la dottrina della Chiesa secondo cui gli esseri umani sono
liberi di fare le proprie scelte, non influenzati da Dio). Per evitare che il
terremoto continui, le autorità religiose danno superstiziosamente un autodafé,
o cerimonia di fede, in cui bruciano alcuni ebrei. Pangloss viene impiccato per
le sue convinzioni, e Candido viene duramente picchiato per aver dato
l'impressione di approvare le parole del suo tutore. Allontanandosi dalla scena,
Candido viene avvicinato da una Vecchia Donna, che gli dice di seguirla.
Dopo aver brontolato per un dolore alle natiche, la Vecchia conduce Candido in
una casa ai margini della città, dove con sua sorpresa Candido ritrova la bella Cunegonda.
Sopraffatti dall'emozione, i giovani amanti ammettono che cominciano a perdere
fiducia nella dottrina dell'ottimismo di Pangloss. Cunegonda spiega come sia
stata salvata e riportata in salute da un capitano bulgaro. Quest'ultimo la
vendette poi a un ebreo, don Issachar, che la portò nella sua magnifica
casa di campagna, dove lei e Candido sono ora riuniti. Durante la messa, il
Grande Inquisitore notò la bellezza della donna e costrinse don Issachar a
condividere i favori di Cunegonda.
Arriva don Issachar, e per legittima difesa Candido, il più gentile degli eroi,
lo colpisce a morte con una spada. Appare allora l'Inquisitore, e Candido,
ragionando praticamente, non nel modo ottimistico del suo precettore, si rende
conto che lui, Cunegonda, e la Vecchia moriranno. Quindi
scappano.
Capitoli 10-18 (Da
Cadice a Eldorado in Utopia) Candido viene presto nominato
capitano della fanteria in un nuovo esercito che sta navigando verso il Paraguay
per sedare la ribellione dei gesuiti e degli indiani contro i re di Spagna e
Portogallo. A bordo della nave, la Vecchia racconta la sua storia di vita per
dimostrare che le disgrazie di Cunegonda sono piccole se paragonate alle sue. La
donna era figlia di papa Urbano X (un papa con quel nome non è mai
esistito) e della principessa di Palestrina. Fu catturata dai pirati
quando era giovane e bella, venduta come schiava a diversi padroni, assalita da
un eunuco italiano, venduta a un capo dell'esercito turco e infine finita nella
città di Azov, in Turchia, assediata dai russi. I turchi affamati le
tagliarono una natica per mangiarla, e infine divenne serva di don Issachar, che
la mise al servizio di Cunegonda.
Giunti a Buenos Aires, Candido, la Vecchia Donna, e Cunegonda si recano
dal Governatore per chiedergli di celebrare la cerimonia nuziale per Cunegonda e
Candido. Ma il Governatore si innamora di Cunegonda, e Candido, con le autorità
dell'Inquisizione alle calcagna per l'assassinio dell'Inquisitore, deve fuggire
e lasciare l'amata con quell'uomo lussurioso. Candido raggiunge il Paraguay in
compagnia del suo servo, Cacambò, che lo accompagna fin da Cadice.
Seguendo i consigli pratici di quest'ultimo, Candido decide di combattere per i
gesuiti piuttosto che contro di loro. Catturati dai gesuiti prima di poter
offrire i loro servizi, i due vagabondi vengono portati dal comandante dei
gesuiti, che si rivela essere nientemeno che il fratello di Cunegonda.
Dopo essersi miracolosamente ripreso dall'attacco dei bulgari, il fratello di
Cunegonda aveva stretto amicizia con il reverendo padre Croust (è implicita una
relazione omosessuale), diventando ufficiale dell'esercito dei Gesuiti. Era
stato
inviato in Paraguay per combattere le truppe del re di Spagna. Candido accenna
al suo progetto di matrimonio con Cunegonda, ma il fratello si oppone al fatto
che la nobile sorella sposi un borghese ed è insensato che l'illegittimo Candido
abbia una tale ambizione. Estrae la spada, e Candido immerge la sua nel gesuita
uccidendolo, quindi fugge verso il confine, travestito da gesuita tedesco.
Nella sua prima esperienza con un modello di "stato di natura", Candido incontra
due donne nude che vengono inseguite da alcune scimmie. Uccide le scimmie perché
crede che stiano attaccando le donne, ma le donne lo informano che le scimmie
erano state le loro amanti. Candido e Cacambò passano a un'altra forma primitiva
di esistenza - nella terra degli Oreillon, o gente dalle orecchie grandi
- e si ritrovano quasi letteralmente in uno stufato. Gli Oreillons (non
idealizzati o romantici nativi), hanno un calderone in ebollizione e sono pronti
a "mangiare i gesuiti". Quando Cacambò dice agli Oreillons che lui e Candido
hanno appena ucciso il comandante dei Gesuiti, vengono liberati.
Gli eroi attraversano alcune montagne, scendono un fiume insidioso ed entrano
nella favolosa terra, mai vista da nessuno, di Eldorado. Vedendo le sue strade
d'oro, il suo abbondante cibo, le sue scienze e arti avanzate, e il suo dominio
illuminato e l'assenza di religioni e prigioni organizzate, Candido decide che
Eldorado deve essere il mondo ideale. Ora si rende conto che il castello in Westfalia non era il migliore di tutti i mondi possibili, e che quando tornerà
nel mondo reale, denuncerà il male come un vero male, nonostante le ottimistiche
affermazioni del contrario fatte da Pangloss. Lascia Eldorado con abbastanza
soldi (100 pecore cariche di oro e diamanti) per riscattare Cunegonda dal
governatore di Buenos Aires.
Capitoli 19-23 (Dal Suriname a
Londra) Dopo aver perso molti dei tesori della dura campagna,
Candido e Cacambò raggiungono finalmente il Suriname, sulla costa
nord-orientale del Sud America. Lì osservano la violenza praticata contro i neri
dai coloni olandesi nei loro zuccherifici, e per la prima volta Candido annuncia
con fermezza che rifiuta l'ottimismo, che ora definisce come la mania di
affermare che tutto va bene quando chiaramente il male è ovunque. Manda Cacambò
a Buenos Aires per riacquistare Cunegonda, poi si prepara a partire per
Venezia, dove si riunirà con la Vecchia Donna, Cunegonda e
Cacambò.
Dopo che il mercante olandese Vanderdendur ruba l'oro di Candido,
quest'ultimo parte per
Bordeaux su una nave francese. È accompagnato da un povero e
anziano studioso di nome Martino, che predica il manicheismo, una
dottrina del pessimismo, l'opposto dell'ottimismo di Pangloss. Martino crede
nell'eterno conflitto tra il bene e il male, e per Candido questa è una dottrina
rinfrescante, poiché riconosce la realtà del male. Il pessimismo di Martino si
rafforza ulteriormente quando si osserva una battaglia navale che porta
all'affondamento della nave di Vanderdendur. Cento persone muoiono, ma Candido
recupera una delle sue pecore, ancora pesante di oro e diamanti.
Candido trova che
Parigi sia una città di donne senza scrupoli, con medici,
giocatori d'azzardo e cattivi attori, un luogo dove si compiono gli atti più
terribili in un'atmosfera di ridicolo, frode, seduzione e perpetui litigi
religiosi e politici. Per sfuggire a questo inferno, Candido fugge in
Inghilterra, dove arriva giusto in tempo per vedere un ammiraglio di nome Byng
assassinato da quattro soldati - un atto che rappresenta la follia
dell'establishment militare e politico inglese.
Capitoli 24-30 (Da Venezia a
Costantinopoli) Dopo essere fuggito dalla follia d'Inghilterra,
Candido si reca a Venezia e si ricongiunge con Paquette, la servetta del
barone, ormai ridotta alla prostituzione e accompagnata dal suo attuale
compagno, fra Giroflée. Candido incontra poi il signor Pococurante,
un ricco senatore veneziano di 60 anni che soffre di noia. Candido conosce anche
sei stranieri, tutti re detronizzati. Viaggia verso a Costantinopoli per
ricongiungersi a Cunegonda (che si trovava lì perché era stata venduta in
schiavitù), libera due schiavi dalla galera, uno dei quali risulta essere Pangloss, la cui impiccagione a Lisbona non aveva avuto successo, l'altro il
fratello di Cunegonda, che Candido pensava di aver ucciso in Paraguay. Sebbene
Pangloss fosse stato impiccato, torturato e picchiato, si rifiuta di rinunciare
al suo ottimismo. Quando Candido vede finalmente Cunegonda, si accorge che ha
gli occhi iniettati di sangue, il seno sgonfio e la pelle rugosa. Decide di
sposarla comunque, per senso del dovere, lealtà e orgoglio.
Alla fine del romanzo, il fratello di Cunegonda viene rispedito nelle galere e
poi al Padre Generale dei Gesuiti come punizione per la sua arroganza. Gli altri
personaggi - Candido, Cunegonda, Pangloss, Cacambò, la Vecchia Donna e Martino -
vivono isolati in un paese straniero nella piccola fattoria di Candido.
All'inizio sono infelici e annoiati quando discutono sul senso della vita, e la
loro malinconia cresce quando Paquette e il Frate Giroflée si uniscono a loro.
In preda alla disperazione, chiedono a un derviscio (religioso turco che
dà voce al "deismo" di Voltaire) il senso dell'esistenza; egli dice loro di non
ficcare il naso in queste cose altezzose e gli sbatte la porta in faccia. Un
buon vecchio turco li mette poi sulla buona strada. Il suo scopo è quello di
coltivare ognuno il nostro giardino, per profitto e piacere. Vedendo la saggezza di questo
modo di vivere, Candido decide che lui e i suoi amici dovrebbero fare la stessa
cosa. Si mettono al lavoro nell'orto di Candido, ognuno usando il proprio
talento per far fiorire questa proprietà comune. Sostituiscono
l'autocommiserazione e la noia con i valori della buona cucina (Cunegonda), del
ricamo (Paquette), della biancheria pulita (la Vecchia Donna), della
falegnameria (Giroflée), della produzione di verdure (Cacambò) e del lavoro
senza discussioni (Martino). Candido esprime il suo spirito con il famoso motto
"Dobbiamo coltivare il nostro giardino". Solo Pangloss rimane impantanato
nella sua rigida filosofia. Gli altri, che diventano membri attivi della
società, seguono l'esempio pratico di Candido di vivere dei frutti delle proprie
fatiche.
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