Storia e origine dei cognomi in Italia

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I cognomi accompagnano la nostra identità, distintivi che ci portiamo dietro per tutta la vita. Spesso i cognomi erano appellativi sarcastici sulle caratteristiche fisiche di qualcuno: Cicerone aveva un cece sul naso, il commediografo Plauto "piedi piatti" o "orecchie lunghe". La maggior parte derivano da tratti somatici: Rossi, Russo, Bianchi e Negri con chiari riferimenti a capigliature e carnagioni. Altri descrivono l'occupazione dell'antenato: Ferrari, Fabbri e Magnani riconducono, per esempio, alla professione di fabbro. Mentre Esposito, Casadei, Proietti, Trovato, Incerti identificavano gli orfani esposti davanti a conventi. I nostri cognomi sono i custodi di un microcosmo culturale che ci accompagna nei secoli.

Oggi i cognomi sono considerati parte integrante della nostra identità personale e familiare. Rappresentano un legame con le nostre radici e la storia dei nostri antenati. Scoprire le origini e le curiosità su un cognome può rivelare dettagli affascinanti sulle vicende di una famiglia italiana.

Perché sono nati i cognomi?

L'uso dei cognomi è stato "inventato", se così si può dire, non essendoci nessuno che si possa fregiare di tale invenzione, principalmente per distinguere le persone con lo stesso nome, facilitare l'amministrazione e la gestione fiscale, e indicare l'appartenenza a una famiglia, una località geografica o una professione. Questa pratica aiutava anche a tracciare l'eredità e le linee di discendenza in una società che andava diventando sempre più complessa.

Storia e origine dei cognomi in ItaliaL'introduzione dei cognomi nella società umana rappresenta un importante sviluppo nella storia dell'identificazione personale e dell'organizzazione sociale. Originariamente, nelle comunità piccole e isolate, le persone venivano riconosciute semplicemente tramite i loro nomi personali. Tuttavia, con l'espansione delle società e l'aumento della popolazione, è sorta la necessità di un sistema più definito per distinguere le persone.

Quali furono i motivi principali per l'introduzione di Cognomi?

Riassumendo i motivi principali per cui ci fu la necessità di introdurre i cognomi nelle comunità umane furono i seguenti:

1. Distinguere tra omonimi

Il bisogno più ovvio era quello di differenziare le persone con lo stesso nome. Ad esempio, in un villaggio dove potevano esserci molti "Giovanni", aggiungere un cognome aiutava a identificarli separatamente come "Giovanni il fabbro" o "Giovanni di Siena".

2. Organizzazione amministrativa e fiscale

Con l'aumento della complessità delle società, i governi avevano bisogno di un modo più efficiente per registrare le persone ai fini dell'amministrazione, della tassazione e del servizio militare. I cognomi diventarono uno strumento chiave per mantenere registri accurati.

3. Indicazione dell'eredità e delle linee di liscendenza

I cognomi permettevano di tracciare le famiglie e le loro eredità, un aspetto fondamentale in una società in cui la proprietà e i titoli nobiliari venivano passati di generazione in generazione.

4. Associazione con il lavoro o il luogo di origine

Molti cognomi derivano da professioni, luoghi di origine o altre caratteristiche distintive. Questo aiutava a identificare le persone in base alla loro occupazione o alla loro provenienza geografica, fornendo informazioni utili sulla loro identità o sul loro background.

5. Importanza sociale e culturale

Col tempo, i cognomi acquisirono un'importanza culturale e sociale, diventando parte integrante dell'identità di una persona e un simbolo del suo status sociale o della sua appartenenza a un particolare gruppo etnico, regionale, nazionale o familiare.

Evoluzione Storica
L'adozione dei cognomi variava notevolmente in base alla cultura e alla regione. In alcune società, come quella cinese, l'uso dei cognomi è molto antico, mentre in altre parti del mondo, come l'Europa, si sviluppò principalmente nel Medioevo. In alcune culture, i cognomi erano inizialmente riservati alle classi nobiliari, per poi diffondersi gradualmente a tutti i livelli della società.
 

Storia dei cognomi in Italia

Il percorso dell'origine dei cognomi in Italia (e nel mondo) è complesso, segnato da lacune, cambiamenti, fraintendimenti ed errori che si sono protratti nei secoli, rendendo difficile anche per gli esperti di onomastica e antroponimia delineare un quadro chiaro della genesi dei cognomi italiani.

Storia e origine dei cognomi in ItaliaIniziamo spiegando il significato delle parole 'onomastica' e 'antroponimia'. L'onomastica è fondamentalmente lo studio dei nomi propri di persona, che include l'antroponimia, ovvero lo studio dei nomi e cognomi umani. Nome e cognome, modalità oggi ovvie per il riconoscimento e la distinzione all'interno di una comunità, hanno attraversato diverse evoluzioni prima di arrivare a noi nella forma attuale.

Nel corso della storia gli esseri umani sono stati conosciuti con più di un nome per distinguersi da altre persone con lo stesso nome. Quando le società sono diventate più complesse o sono state colonizzate da società più complesse, questi nomi distintivi sono diventati fissi e sono stati trasmessi alla generazione successiva. La natura dei cognomi dipende da ciò che era importante per la società al momento dell'adozione dei cognomi. Così le società di cacciatori-raccoglitori spesso distinguevano gli individui in base a un evento, una caratteristica o una connotazione religiosa. Le culture tecnicamente più avanzate, con una società consolidata, derivavano tipicamente i cognomi dalle professioni, dallo status sociale o dal luogo di residenza. I cognomi derivati dal nome del padre sono comuni, soprattutto nelle società che erano meno sviluppate quando hanno adottato i cognomi.

Per comprendere le origini dell'onomastica moderna, dobbiamo tornare ai tempi dei romani.

La formula onomastica romana era sostanzialmente diversa dalla nostra, ma prefigurava la direzione che sarebbe stata presa nei secoli successivi. I romani usavano un praenomen (simile al nostro nome), un nomen (analogamente al nostro cognome) e un cognomen (più che altro un soprannome). In alcuni casi, come nelle adozioni, si aggiungeva un secondo cognomen, detto agnomen, e talvolta un supernomen per commemorare un'impresa particolare.

Ad esempio, il famoso console romano che sconfisse Annibale nella battaglia di Zama durante la seconda Guerra Punica, Publio Cornelio Scipione Africano (praenomen, nomen, cognomen e supernomen), gli imperatori romani Gaio Giulio Cesare Augusto (praenomen, nomen, cognomen e agnomen), Tiberio Claudio Nerone e il filosofo Marco Tullio Cicerone (praenomen, nomen e cognomen per entrambi); tutti questi esempi mostrano nomi estesi con soprannomi che erano veri e propri titoli onorifici (Augusto, Cesare, Africano).

Nell'antica Roma, le famiglie erano organizzate in 'gens', simili a clan, condividendo un nomen ma avendo diversi cognomens. Per esempio, la famiglia patrizia Cornelia, pur discendendo dallo stesso lignaggio, aveva diverse diramazioni come i Cornelii Scipiones, i Cornelii Balbi e i Cornelii Lentuli. Un altro esempio è la famiglia Claudia, divisa in Claudii Pulchri e Claudii Marcelli.

Dall'onomastica romana era evidente l'uso di uno o più cognomi – come li intendiamo oggi – per distinguere le persone e indicarne il gruppo familiare. Questa crescente importanza del cognome si consolidò nell'era repubblicana (dal 500 a.C. in poi), quando il praenomen fu gradualmente soppiantato dal nomen, elevando il cognomen nella gerarchia onomastica.

Dal III secolo d.C., con l'emanazione dell'editto di Costantino (noto anche come editto di Milano) e la diffusione del cristianesimo che introdusse nuovi nomi propri, la formula onomastica dominante divenne quella formata da nomen e cognomen, con il praenomen ormai scomparso e il supernomen presente solo in alcune famiglie. Tuttavia, questi resti dell'era romana cessarono con la caduta dell'Impero romano d'Occidente (476 d.C.), evento che tradizionalmente segna l'inizio del Medioevo.

Il sistema trinominale nell'onomastica romana, caratterizzato dall'uso di tre nomi (talvolta quattro), era un'eccezione tra i popoli indoeuropei, come i Greci, che usavano un solo nome. Questa pratica era prevalente tra l'aristocrazia romana durante la tarda Repubblica e il primo Impero, un periodo significativo per la storia politica e la letteratura latina. Tuttavia, le donne romane avevano solo il nome del clan gentilizio, indicando la loro minore rilevanza sociale. Il sistema trinominale maschile, influenzato dagli Etruschi, fu comune solo tra il II e il I secolo a.C. e iniziò a declinare nei primi secoli dell'Impero.

La crisi del sistema trinominale romano avvenne su due fronti. Da una parte, vi fu un aumento dei nomi tra gli aristocratici, motivato dal desiderio di mostrare legami familiari illustri e dall'obbligo di adottare i nomi di chi lasciava loro eredità. Questo portò a casi estremi come un console del 169 d.C. a Tivoli con 38 elementi onomastici. Anche se questi nomi potevano tecnicamente essere divisi in prenomi, nomi e cognomi, la classica tripartizione perdeva di significato. In altre fonti, lo stesso console è citato in modo più breve, con nomi diversi. D'altro lato si verificò una semplificazione del sistema a tre nomi, tendendo verso un singolo nome. Questo cambiamento potrebbe essere stato influenzato dall'emergere del Cristianesimo, che promuoveva umiltà e uguaglianza, scoraggiando l'uso di nomi pomposi e multipli.

L'influenza del Cristianesimo sull'onomastica europea e italiana è stata significativa, introducendo molti nomi derivati dalla cultura giudaico-ellenistica. Tuttavia, la prevalenza di usare un solo nome non può essere attribuita esclusivamente ai principi cristiani di umiltà e uguaglianza. Questa pratica si consolidò solo quando il Cristianesimo e la cultura romana pagana furono meno conflittuali. Per spiegare la riduzione del numero dei nomi, si devono considerare anche ragioni amministrative e onomastiche.

I prenomi romani erano limitati in numero e capacità distintiva, portando al loro declino nel II secolo d.C. La Constitutio Antoniniana del 212 d.C., con cui l'imperatore Caracalla estese il diritto di cittadinanza a tutti gli abitanti liberi del mondo romano, rese il nomen "Aurelius" comune, indebolendo la funzione distintiva dei nomi gentilizi. La diffusione di altri nomi gentilizi imperiali contribuì ulteriormente a questo declino, rendendo i nomi meno distintivi e più generalizzati.

Nell'ultimo periodo del dominio romano, il disordine amministrativo ridusse l'uso di prenomi e nomi, enfatizzando la tendenza verso l'uso di un solo nome. Alla fine di questo processo, il cognome emerse come unico identificatore, rinnovandosi per adempiere alla sua funzione distintiva. Questo cambiamento non fu completo a causa della molteplicità storica dei nomi romani, ma fu influenzato dall'incontro con i "barbari germanici".

Le genti germaniche, non erano unità etniche univoche, interagirono con l'Impero romano in modi complessi. Prima della caduta dell'Impero, i Germani si integrarono nelle sue strutture militari e istituzionali. In Italia, i regni ostrogoto e longobardo adottarono politiche di convivenza con i Romani. I Longobardi, pur distinguendosi dal passato romano, adottarono il latino e il Cristianesimo. Queste interazioni portarono nuovi elementi linguistici e onomastici, arricchendo la lingua italiana con parole germaniche, compresi molti nomi di persona.

L'influenza del latino sui nomi germanici e il cambiamento fonetico a causa dei Franchi hanno modificato i nomi importati in Italia. La diffusione dei nomi germanici varia nelle regioni italiane, spesso superando il 50%, a seconda dell'occupazione longobarda. L'adozione di nomi germanici, romani o cristiani non rifletteva necessariamente l'etnia dell'individuo. Il patrimonio onomastico italiano mostra influenze dell'età 'barbarica' altomedievale, incorporando origini latine, cristiane e germaniche nei nomi, sia prenomi che cognomi, esempi famosi di questa influenza sono i cognomi Alighieri, Leopardi. Garibaldi.

L'evoluzione dell'onomastica romana verso il nome singolo fu influenzata dall'approccio germanico di una persona, un nome. I nomi germanici, spesso composti da due elementi, suggerivano legami e discendenze. Nonostante ciò, i Romani mantennero la tradizione di più nomi, specialmente nell'aristocrazia. Anche personaggi storici come Boezio possedevano più nomi, mostrando che la pluralità dei nomi sopravvisse oltre la fine dell'Impero Romano. Questo dualismo onomastico ebbe un impatto significativo sullo sviluppo dei cognomi italiani.

Nel Medioevo si assiste a un lungo periodo in cui ogni forma di cognome scompare e le persone vengono identificate solo dal nome proprio personale, evoluzione del praenomen romano, talvolta accompagnato da "vezzeggiativi" usati in ambito familiare. Questo regresso durò fino alla fine del Medioevo, quando l'uso del cognome riemerse tra gli italiani, diventando prassi comune, prima tra le famiglie nobili e poi in tutti gli strati sociali.

Ma la rivoluzione antroponimica dei nomi (congnomi), è legata alla crescita demografica, economica e sociale tra X e XIII secolo. Aumentano villaggi e borghi, attività artigiane, vie di comunicazione, commerci. Nasce una società più complessa che richiede più elementi identificativi anche nei nomi delle persone. In questo contesto di espansione dopo il Mille, la maggiore articolazione dei nomi personali in prenomi e primi cognomi appare conseguenza naturale.

I cognomi che conosciamo oggi hanno quindi visto la luce solo dall'anno 1000 circa. Come ci dice conferma Roberto Bizzocchi nel suo saggio del 2018 "..non esistevano cognomi prima del Mille, e se un documento anteriore al Mille contiene un cognome, si tratta di un falso." Oppure come già diceva nel '700 Lodovico Antonio Muratori, "Quello poi, a che particolarmente si dee por mente nella ricerca delle Antichità, si è, che ne' tempi barbarici gl'Italiani si contentavano del solo Nome, né usavano quei che ora son chiamati Cognomi risale a fine X, o piuttosto a inizio XI secolo. Chiunque pertanto è versato nelle antiche Memorie, confesserà, che appunto circa que' tempi introdotto fu in Italia l'uso de' Cognomi. Per conseguente, grossolanamente s'ingannano..."

Dal XII-XIII secolo, il cognome divenne obbligatorio per distinguersi in una popolazione italiana ormai vicina ai quindici milioni di abitanti. Questo cambiamento fu formalizzato durante il lungo Concilio di Trento (1545-1563), che impose la creazione dei registri battesimali con nome e cognome, al fine di evitare matrimoni tra consanguinei. Così nacque il cognome moderno. A differenza del nome, influenzato dal gusto personale del genitore, il cognome iniziò ad essere legato a un processo giuridico e di continuità storica, aumentando la sua importanza.

La confusione medievale ha compromesso ogni ricostruzione assoluta delle origini dei cognomi, rendendo le interpretazioni attuali in gran parte congetturali.

Spesso derivati da soprannomi, i cognomi originavano tipicamente:

a) da un luogo (es. Romano, Romagnoli, Tarantino);

b) una professione (es. Fabbri, Barbieri, Ferrari)

c) dalla patronimia (es. Di Martino, Di Pietro, D'Anna)

d) da una caratteristica fisica del primo possessore (es. Moro, Bassi, Mancini).

Tuttavia, queste origini sono complicate da secoli di cambiamenti dovuti movimenti di persone, guerre, pestilenze, a fraintendimenti, italianizzazioni, errori di scrittura o pronuncia e variazioni dialettali.

Ad esempio, il diffuso cognome 'Russo' (il secondo più comune in Italia), contrariamente a quello che si potrebbe pensare non deriva da un'origine russa, ma sembra essere una pronuncia dialettale meridionale del colore rosso, collegando i due cognomi più comuni italiani a un colore. Queste distorsioni continuarono per secoli, anche dopo l'Unità d'Italia nel 1861. Non è raro oggi, specialmente nei piccoli centri rurali, incontrare membri della stessa famiglia con cognomi leggermente diversi, residui di vecchi errori di trascrizione o pronuncia. Nonostante ciò, per la stragrande maggioranza dei cognomi italiani è ancora possibile intuire il significato originale, anche senza documentazione definitiva a confermarne l'origine.

Primi 100 cognomi italiani per diffusione

Oggi in Italia esistono circa 350.000 cognomi diversi, una varietà senza eguali in Europa. I più diffusi, oltre ai già citati Rossi e Russo, sono Ferrari, Bianchi, Esposito, Romano, Gallo, Costa, Conti e Fontana. Il cognome più lungo in Italia, secondo lo Studio Araldico Genealogico Italiano sarebbe ''Quondamangelomaria'' di 18 lettere, presente in provincia di Roma e Viterbo. I cognomi più corti sono formati da due lettere, ma sono pochi: Bo, My, Mo, Pe, Po, Re, Zo, Zu.  Di seguito i primi 100 cognomi italiani per numero di famiglie.

Posizione Cognome Famiglie

1

Rossi 77.913
2 Russo 50.312
3 Ferrari 44.693
4 Esposito 35.635
5 Bianchi 31.620
6 Romano 29.508
7 Colombo 28.825
8 Bruno 27.272
9 Ricci 24.984
10 Marino 23.726
11 Costa 22.607
12 Franco 22.427
13 Gallo 21.905
14 Conti 21.657
15 Greco 21.551
16 Martino 21.166
17 Giordano 19.993
18 Rizzo 19.420
19 Mancini 19.229
20 Villa 19.022
21 Mauro 18.750
22 Lombardi 18.180
23 Fontana 18.115
24 Roberto 17.901
25 Barbieri 17.677
26 Moretti 17.546
27 Bianco 16.870
28 Martini 16.605
29 Fratelli 15.994
30 Mariani 15.916
31 Rinaldi 15.888
32 Amato 15.727
33 Galli 15.568
34 Ferrara 15.342
35 Caruso 15.283
36 Leone 15.071
37 Mario 15.053
38 Santoro 14.951
39 Longo 14.749
40 Conte 14.697
41 Sala 14.536
42 Martinelli 14.298
43 Serra 14.154
44 D'Angelo 14.066
45 Dalla 13.514
46 Marchetti 13.468
47 Marini 13.385
48 Salvatore 13.368
49 Fabbri 13.297
50 Fiore 13.234
51 Ferri 13.131
52 Gentile 13.089
53 Gatti 13.062
54 Palma 12.968
55 Monti 12.933
56 Soc 12.892
57 Vitale 12.783
58 Lombardo 12.776
59 De Luca 12.608
60 Bernardi 12.418
61 Pellegrini 12.408
62 Messina 12.294
63 Benedetti 12.078
64 Massimo 12.069
65 Coppola 12.050
66 Morelli 12.050
67 Grassi 12.029
68 Testa 11.973
69 Marchi 11.951
70 Parisi 11.925
71 Ferraro 11.918
72 Michele 11.796
73 Santis 11.773
74 Rocca 11.737
75 Valentini 11.567
76 Riva 11.521
77 Agostino 11.491
78 Angelis 11.388
79 Palumbo 11.056
80 Pasquale 11.056
81 Giorgi 11.014
82 Farina 11.001
83 Silvestri 10.967
84 Sanna 10.914
85 Rizzi 10.889
86 Cattaneo 10.676
87 Poli 10.676
88 Mazza 10.640
89 Paola 10.589
90 Lombardi 10.583
91 Pellegrino 10.466
92 Piazza 10.453
93 Leo 10.447
94 Orlando 10.410
95 Carbone 10.311
96 Re 10.243
97 Moro 10.224
98 Neri 10.223
99 Giuliani 10.201
100 Guerra 10.199

Cambiare cognome si può?

Cambiare cognome si può?Ogni anno sono migliaia le persone che, per motivi diversi, provano a cambiare cognome. Prima era molto più difficile cambiarlo, ma dal 2012 la procedura è diventata più semplice.

Ecco i passaggi generali:

1. Motivazione Valida. Il cambio di cognome può essere richiesto per motivi di dignità personale, di pudore, o se il cognome è ridicolo o vergognoso. Altri motivi accettati includono l'aggiunta del cognome di un genitore non riconosciuto in precedenza o la correzione di errori di trascrizione.

2. Domanda. Bisogna presentare una domanda formale al Prefetto della provincia di residenza. La domanda deve essere accompagnata da una giustificazione del motivo per cui si desidera cambiare cognome.

3. Parere del Comune. Il Comune di residenza fornisce un parere sulla richiesta.

4. Decisione del Prefetto. Dopo aver valutato la domanda e il parere del Comune, il Prefetto prende una decisione. Se la decisione è positiva, viene emesso un decreto di autorizzazione al cambio di cognome.

5. Pubblicazione. Il decreto del Prefetto deve essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Dopo la pubblicazione, c'è un periodo per eventuali opposizioni.

6. Registrazione e Attuazione. Se non ci sono opposizioni, il cambio di cognome diventa effettivo. Il nuovo cognome deve essere registrato presso l'anagrafe del Comune di residenza.

 

Il Museo del Cognome

Dal 2012 a Padula, provincia di Salerno, esiste il Museo del Cognome. Un'istituzione culturale unica situata che si focalizza sulla storia e sull'evoluzione dei cognomi, offrendo un'esperienza educativa e affascinante per coloro che sono interessati alla genealogia e alla storia delle famiglie.

Il museo ospita una varietà di esposizioni che illustrano la storia dei cognomi. Queste mostre includono documenti storici, registri genealogici e mappe che tracciano la diffusione dei cognomi in diverse regioni d'Italia e del mondo. Uno degli aspetti più interessanti del museo è la sua capacità di personalizzare l'esperienza per i visitatori, offrendo loro la possibilità di ricercare la storia del proprio cognome.

Il "Museo del Cognome" a Padula è stato fondato da Michele Cartusciello, appassionato di genealogia e storia familiare, che ha avviato questo progetto unico per condividere la sua passione e le sue conoscenze con il pubblico. La sua iniziativa ha portato alla creazione di un centro dedicato alla ricerca e alla conservazione dei cognomi, soprattutto italiani, offrendo un punto di riferimento importante per chiunque sia interessato alla genealogia e alla storia delle famiglie. Grazie alla sua visione e al suo impegno, il Museo del Cognome è diventato un'istituzione culturale di rilievo a Padula, contribuendo significativamente alla conservazione e alla diffusione della storia familiare e genealogica. Di Michele Cartusciello hanno dedicato spazio anche diverse testate nazionali. Ogni anno sono tantissimi i discendenti dei nostri connazionali che contattano il Museo del Cognome per fare luce sulle proprie origini.

E all'estero come sono messi coi cognomi

Con circa un milione di patronimici, la Francia è il Paese con il maggior numero di cognomi al mondo. Si stima che nell'ultimo secolo siano scomparsi 200.000 nomi, mentre sono apparsi 520.000 nuovi cognomi. Lo studio è stato pubblicato su The Atlas of Surnames, in Francia. Si legge che, dal 1891, sono nate 100 persone con il nome Grenouille (rana), alcune delle quali l'hanno cambiato con il più efficace Deletang (dallo stagno). Il cognome più diffuso in Francia è Martin (228.857 dal 1891), seguito da Bernard (120.573), Thomas (108.141) e Dupont (63.035). Nonostante le sue radici latine, il Paese vanta alcuni nomi senza vocali come Snp e Vlk.

Le origini più remote dei cognomi, identificabili come nomi di famiglia, si trovano nell'antica Cina. Si ritiene che l'adozione dei cognomi sia iniziata durante il regno dell'Imperatore Fu Hsi, circa nel 2852 a.C. Questa pratica includeva la possibilità di trasmettere i cognomi attraverso disposizioni testamentarie lungo la linea materna. Nonostante una popolazione di 1,4 miliardi di persone, in Cina esistono solo circa 4.000 cognomi. Inoltre, la maggior parte di questi sono molto rari o limitati a specifiche regioni geografiche o gruppi etnici. Addirittura, soli 100 cognomi sono condivisi dall'85% dei cinesi, ovvero oltre un miliardo di persone! Questo gruppo ristretto comprende i tre cognomi più comuni in assoluto: Wáng, ZhÄ?ng e Lì. Da soli questi tre cognomi sono portati dal 20% dell'intera popolazione cinese. Si tratta di una concentrazione di pochi cognomi dominanti su scala sconosciuta alla maggior parte degli altri Paesi. Questo fenomeno deriva dalla storia millenaria cinese che ha visto fiorire poche dinastie imperiali, i cui membri hanno poi diffuso capillarmente i loro nomi di famiglia. Anche in altre parti dell'Asia, pochi cognomi la fanno da padroni. Si stima, per esempio, che circa il 40% dei vietnamiti abbia il cognome "Nguyen". In questo caso il perché di questa diffusione va trovano nella storica associazione alla omonima dinastia che ha governato il Vietnam dall'inizio del XIX secolo alla metà del XX secolo.
 

Bibliografia

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Grossi, V. (2003). I cognomi italiani. Storie e personaggi della nostra tradizione onomastica. Torino: UTET.

Massobrio, L. (1983). Dizionario dei cognomi piemontesi. Cuneo: L’Arciere.

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Tagliavini, C. (1949). Origini e storia dei nostri cognomi. Bologna: Cappelli.

Tasso, F. (1997). Dizionario storico dei cognomi in Lucania. Matera: BMG.
 

 

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