Galleria Estense

Galleria Estense  

 

La Galleria Estense che si trova a Modena è l'erede della plurisecolare vicenda di collezionismo d'arte legato alla famiglia degli Este. A una importantissima collezione pittorica si aggiunge la raccolta grafica (disegni, stampe, matrici silografiche), la collezione di sculture, antiche e moderne, una significativa selezione di arti decorative (metalli, vetri, avori, maioliche, ceramiche, mobili e arredi) e una raccolta numismatica tra le più grandi del mondo.

E' collocata nel settecentesco Palazzo dei Musei. I dipinti fanno parte delle superstiti collezioni estensi. Queste ultime vennero trasportate a Modena nel 1598 allorché il duca Cesare vi trasferì la capitale da Ferrara (opere di Dosso Dossi, Benvenuto Tisi detto il Garofalo, Ippolito Scarsella detto Scarsellino, Agostino e Annibale Carracci, Francesco Cavazzoni).

Marte, Venere e Cupido - Guercinon seguito assorbirono la ricca eredità, del cardinale Alessandro d'Este, morto a Tivoli nel 1624 (tra i pochi dipinti rimasti, quelli di Manfredi, Spada, Badalocchio), e furono notevolmente incrementate durante il ducato di Francesco I d'Este (1629-58). Munifico mecenate, quest'ultimo ingaggiò a corte artisti del calibro del pittore di Anversa Justus Sustermans (famoso per il suo ritratto di Galileo), Francesco Albani, Guercino (Venere e Marte, 1634; La Madonna e San Felice, 1641) e i francesi Pierre Mignard e Jean Boulanger; si fece ritrarre da Gian Lorenzo Bernini e Diego Velázquez (1636); acquistò, con la consulenza di G. Balestrini e G. Poggi, quadri importanti di Cima da Conegliano (Deposizione), Dosso Dossi (Madonna e santi), Correggio, Parmigianino, Veronese, Tintoretto (soffitti veneziani) e Salvator Rosa.

 

Pala delle Tre Croci - Francesco Bianchi FerrariDopo ulteriori arricchimenti dovuti a Francesco II d'Este (1674-94), che acquisì la raccolta Toschi (Guercino, Santa Caterina, 1650 ca.), Francesco III d'Este (1737-80), in precaria situazione finanziaria, mutilò la galleria di un centinaio di capolavori venduti ad Augusto III di Polonia e principe elettore di Sassonia (1744), che infatti li trasferì a Dresda dove ancora si trovano in maggioranza. Questa fu una incalcolabile e gravissa perdita per la città, per la Galleria Estense e per l'Italia intera. Tra i 100 capolavori ceduti per 100 mila zecchini d'oro veneziani (una cifra enorme per l'epoca) purtroppo non mancava all'appello nessuno dei grandi nomi: da Raffaello a Caravaggio, a Correggio, Reni, Guercino, Veronese, i Carracci, Velàzquez, Rubens, Ribera, Van Dyck, Giulio Romano, Albrecht Dürer, Tiziano, Giorgione, Holbein, Perugino. Circa 10 di questi capolavori andarono poi distrutti nel terribile bombardamento di Dresda durante la Secondo Guerra Mondiale.

 

Ritratto di Francesco I d'Este - Vélasquez 1638Il bisogno di rimediare a tale perdita dà origine a quel fenomeno di spoliazione, da parte ducale, di chiese, conventi e residenze antiche, che si protrarrà fino alla fine del secolo. Si procedette a massicci prelievi dalle chiese emiliane, che valsero la Madonna e santi del Correggio, l'Adorazione dei pastori di Dosso Dossi, il Cristo morto di Lelio Orsi, la Comunione di Sant'Onofrio di Capillo Procaccini e il Martirio di San Pietro di Luca Ferrari. L'arrivo dei Francesi procurerà una seconda perdita, forse ancor più devastante, con la scomparsa di raccolte, tra cui quelle di pietre incise e cammei e di disegni.

 

Dopo la parentesi rivoluzionaria, accorti scambi con l'Accademia di Venezia fruttarono opere di Bonifacio Veronese, Palma il Giovane e Padovanino. Allorché Francesco IV d'Este ritornò a Modena (1822) vi portò parte dell'eredità del marchese Tommaso Obizzi, (l'altra parte passo quasi completamente agli Asburgo che la trasferirono a Vienna e Praga) con il trittico di El Greco e dipinti toscani del Quattrocento (Francesco Botticini, Lorenzro di Credi).

 

Sant'Antonio da Padoca - Cosmè TuraLo stesso Francesco IV acquistò opere notevoli di Tommaso da Modena (trittico), Francesco Bianchi Ferrari (Noli me tangere, Crocifissione), Francesco Francia (Assunta), VIncenzo di Biagio detto Catena, Altobello Melone, Giovan Francesco Caroto, e un gruppo di dipinti fiamminghi (Joos van Cleve, Albrecht  Bouts) che esplicitano, a livello del gusto, la scelta politica filo ungarica del ducato.

 

Benché Francesco V, lasciando definitivamente Modena (1859) che passo al Regno Sardo Piemontese e poi all'Italia unita, trattenesse per sé alcuni quadri e oggetti, diverse donazioni posteriori (Giuseppe Campori, 1894: Correggio, Madonna; Bartolomeo Cincani detto il Montagna, Madonna) poterono rimediare all'alterna fortuna della galleria, che permane importantissima per la conoscenza della pittura emiliana e veneta del periodo che va dal XV al XVII secolo.

 

Tra i capolavori italiani e stranieri presenti nella Galleria Estense citiamo ancora: Madonna con Bambino di Botticelli, La Perla di Modena di  Raffaello, Sant'Antonio Palazzo dei Musei - Galleria Estensedi Cosmè Tura, S. Cristoforo di Albrecht Bouts, la Madonna col Bambino e S. Anna di Joos Van Cleve, la Testa di vecchio di Hans Baldung Grien, la Pietà di Cima da Conegliano, il Trittico di El Greco, la Madonna col Bambino e Santi di Benvenuto Tisi da Garofalo, il Ritratto di Francesco I dipinto da Diego Velázquez, il busto in marmo dello stesso duca scolpito da Gian Lorenzo Bernini, Galatea, Flora e Venere di Ludovico e Annibale Carracci, il Martirio di San Pietro del Guercino, i Santi Pietro e Paolo di Jacopo Bassano, San Geminiano e San Severo di Paolo Veronese, la Madonna col Bambino e Santi del Tintoretto.

 

Galleria Estense

Largo Porta Sant'Agostino, 337, 41121 Modena

Telefono: 059 439 5711
 

Orari

Aperto tutti i giorni tranne il lunedì dalle 08:30? 19:30
domenica 14? 19:30

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