Tintoretto

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Vita di Tintoretto - Biografia e opere

 

Autore di un'opera monumentale, Tintoretto (Venezia, 29 settembre 1518 – Venezia, 31 maggio 1594) compie il passaggio dal secondo Rinascimento al Barocco. Il suo genio per la messa in scena, che si basa tanto sulla forza del sentimento religioso quanto sugli effetti della luce e della drammatizzazione, offre una delle espressioni più perfette del manierismo. Il suo motto "Il disegno di Michelangelo e il colore di Tiziano" fu il suo credo fin da giovane.

Vita di Tintoretto - Biografia e opereJacopo Robusti, detto il Tintoretto, è stato l'ultimo grande maestro del Rinascimento veneziano, e ha sentito con chiarezza il peso di questo non facile ruolo. E' noto soprattutto per la sua monumentale arte religiosa. Tintoretto deve questo soprannome ("il piccolo tintore") alla professione paterna. Allievo di Tiziano, interrompe il suo apprendistato a causa della rivalità che nasce tra il maestro veneziano del colore e il giovane pittore troppo talentuoso. A partire dagli anni Trenta del Cinquecento si interessa alle tendenze manieristiche che si diffondono con l'arrivo di artisti da Firenze (Il Sansovino), Roma (dove regna Michelangelo, di cui ammira molto i disegni e le incisioni) ed dall'Emilia (patria del Parmigianino).

Lavanda dei PiediIl suo intenso stile illusionista - molto parte della scuola della pittura veneziana e molto diverso dal maggior naturalismo dell'arte rinascimentale tradizionale - sottolinea il lato mistico dell'esperienza religiosa e apre la strada all'intensità e all'illusionismo della pittura barocca, che in seguito rifletterà i dogmi della Controriforma cattolica. Anche se si formò molto brevemente sotto Tiziano (1477-1576), il patriarca, la star dell'arte veneta, conteso da papi e imperatori; lo stile dei suoi primi lavori indica che potrebbe aver studiato anche con Bonifacio Veronese (1487-1553), Paris Bordone (1500-71), o Andrea Schiavone (1522-82). Fu influenzato anche da antichi maestri come Piero della Francesca (1420-92) e Giovanni Bellini (1430-1516). Attivo per quasi tutta la sua vita a Venezia, la maggior parte dei suoi dipinti si trova ancora nelle chiese o nei palazzi dove sono stati originariamente installati.

La potenza navale e la ricchezza di Venezia, come la sua grande arte, si stava a poco a poco spegnendo, indebolita da una snervante serie di guerre contro i turchi, la robustezza demografica e la spinta delle classi più dinamica della società veneziana fiaccate dalle epidemie. A questo si aggiunse l'apertura di nuove rotte oceaniche che indebolirono notevolmente le tradizionali rotte mediterranee. Tintoretto è testimone cosciente e impegnato del declino della Serenissima, e nello stesso tempo uno dei più strenui difensori del suo mito: l'immagine della massima espressione storica della Repubblica di San Marco è in larga parte affidata ai dipinti del Tintoretto, soprattutto al ciclo di San Rocco e imprese decorative di Palazzo Ducale.

Formazione artistica

Si sa poco della prima giovinezza di Tintoretto. Dovrebbe essere nato a Venezia il 29 settembre del 1518 (anche se alcuni pensano possa essere nato un mese dopo). Fu il maggiore di 21 figli (!). Si ritiene che mostrò subito un talento per il disegno tanto che suo padre lo portò da giovane adolescente alla bottega di Tiziano per fare l'apprendistato. Tuttavia, dopo solo 2 settimane, Tiziano inviò il suo nuovo allievo a casa. Si sono ipotizzate tante teorie su questo episodio e anche le leggende sono fioccate, tra queste quella che il grande maestro fosse geloso del talento del suo giovane apprendista. Tuttavia, è più probabile che Tiziano possa avere pensato che il suo allievo abbia mostrato troppa indipendenza per diventare un allievo gestibile. Anche se non sappiamo se Tintoretto studiò con altri pittori, le sue prime opere mostrano l'influenza di altri artisti, in particolare Andrea Schiavone, specializzato in quadri religiosi e mitologici su piccola scala.

Le opere del primo Cinquecento del Tintoretto si attengono rigorosamente alla tradizione manierista, seguendo le convenzioni stabilite dal Parmigianino (1503-40), dal loro stile narrativo e dalla loro conformità alle idee di Andrea Schiavone, come testimoniano la Vergine col Bambino con sei santi (collezione privata, New York), i 14 pannelli del soffitto di Scene Mitologiche (Modena), le sei Scene dell'Antico Testamento (Kunsthistorisches Museum, Vienna) e Apollo e Marsia (Wadsworth Atheneum, Hartford, Connecticut). Questa precoce influenza emiliana, che è evidente anche in Gesù tra gli anziani (1542, Museo del Duomo, Milano), portò Tintoretto a sviluppare una grande ammirazione per Michelangelo (chiaramente visibile nelle sue opere della fine degli anni '40) - una reverenza che ha dato origine alla teoria che Tintoretto si recò a Roma nel 1547. Non c'è traccia di un tale viaggio, ma l'arte di Michelangelo era ben nota a Venezia in quel periodo, attraverso stampe dei suoi disegni e incisioni.

Così com'era, Tintoretto trascorse ore a studiare i modelli, compresi quelli scolpiti da Michelangelo. Come Tiziano, divenne un esperto di modellazione in cera e argilla, che gli fu di grande aiuto nella creazione di figure per la disposizione del contenuto dei suoi quadri. A volte usava anche i corpi morti come modelli, sospesi da una scatola di legno.

Scuola di San RoccoTintoretto fu pittore indipendente dal 1539, da quando divenne autore di scene mitologiche e bibliche, dove il suo stile si conformava ai canoni stilistici del manierismo (figure allungate, arabeschi decorativi), ma elabora anche un linguaggio personale, sia nella concezione teatrale dell'illuminazione, nel trattamento approfondito dello spazio o nella forza di evocazione del soggetto, la cui composizione risulta da un metodo singolare: il pittore lavora in anticipo su un modello, studiando le fonti di luce e prefigurando i suoi innumerevoli personaggi con figurine di cera o argilla. Questo processo creativo caratterizza in particolare il Lavaggio dei Piedi (1547, Prado) e il Miracolo di San Marco che consegna lo schiavo (1548, Galleria dell'Accademia, Venezia), il suo primo capolavoro, che mostra la sacra discendente dal cielo in un movimento artistico senza precedenti. Questo processo spiega anche perché alcune figure compaiono in diverse opere, ma con un'illuminazione che sottolinea in modo diverso la plasticità dei corpi (Susanna al bagno 1550 circa, Louvre; Susanna e i vecchioni, 1555-1560 circa, Kunsthistorisches Museum, Vienna).

La riduzione del colore ad effetti chiaroscurali (San Rocco che cura le vittime della peste 1549, Chiesa di San Rocco, Venezia) ha aperto la strada al trionfo del luminismo. Tra il 1553 e il 1555, Tintoretto chiarisce la sua tavolozza alla maniera del Veronese (Assunzione della Vergine Maria, Basilica di Santa Maria Assunta, Venezia). Poi esplora una vena più intima, piena di fervore religioso e sapore popolare basato su semplici osservazioni naturalistiche (Ultima Cena nella Chiesa di San Trovaso, Venezia).

Le principali commissioni religiose

All'inizio della sua carriera, Tintoretto avrebbe lavorato per compensi molto piccoli, guadagnando tuttavia grazie a un gran numero di commissioni. Intorno al 1548 fu incaricato dalla Scuola Grande di San Marco - una delle sei Scuole Grandi di Venezia - di produrre San Marco libera uno schiavo, cosa che fece, per poi respingerlo perché non era sufficientemente "tradizionale". Fortunatamente, la pubblicità che ne derivò gli valse la fama di essere il giovane pittore più dinamico della città. Quest'opera segnò l'inizio del suo legame con le confraternite religiose, mecenati che gli forniranno un'offerta costante di lavoro. D'ora in poi, la sua carriera è sostanzialmente la storia di una grande commissione dopo l'altra.

La Scuola Grande di San Marco accettò infine San Marco che libera uno schiavo e nel 1562 commissionò un ulteriore ciclo in tre parti che rappresentava i miracoli operati postumi da San Marco, tra cui: San Marco che fa molti miracoli, San Marco che salva un saraceno dal naufragio, Il furto del cadavere di San Marco, (tutti dipinti nel periodo1562-66, Galleria dell'Accademia, Venezia).

La quattrocentesca Scuola Grande di San Rocco - più popolare della maggior parte delle corporazioni per il fatto che il suo santo patrono (San Rocco di Montpellier) avrebbe offerto protezione dalla peste alla città - si trovava sull'omino Campo di San Rocco. Tintoretto fu incaricato di decorare l'interno, un enorme progetto che gli richiese 24 anni di lavoro. Nel triennio 1564-1567 dipinse le 27 tele del soffitto e delle pareti della Sala dell'Albergo sul tema della Passione di Cristo; poi nel quinquennio 1576-1581 decorò la Sala Superiore, con soggetti del Nuovo Testamento sulle pareti e scene dell'Antico Testamento sul soffitto; nei 5 anni dal 1582 al 1587 dipinse le otto grandi tele della Sala Inferiore con scene della vita della Vergine Maria e della Natività di Cristo; infine, nel 1588, la pala d'altare. Tra queste opere ricordiamo la grandiosa Crocifissione (1565), Cristo prima di Pilato (1565) e La nascita di Cristo (1578-81). Mentre la Scuola ha numerosi dipinti di grandi artisti come Tiziano e Giorgione (1477-1510), sono i numerosi dipinti di Tintoretto che continuano a destare stupore ancora oggi. Il suo uso ruvido e non ortodosso della pennellata fu criticato all'epoca, ma le generazioni future l'hanno apprezzato come mezzo per aumentare la drammaticità e la tensione.

Nel 1575 le autorità comunali veneziane commissionarono al Tintoretto e al Veronese la ristrutturazione del Palazzo Ducale con una serie di opere allegoriche, immagini votive ed esempi di pittura storica. Tintoretto assegnò molti di questi quadri alla sua bottega, mentre egli stesso dipinse i quattro dipinti allegorici Tre Grazie e Mercurio, Minerva che manda Marte dalla pace e dalla prosperità, Arianna, Venere e Bacco, e la fucina di Vulcano (tutti 1576-77, Palazzo Ducale di Venezia).

Tintoretto, instancabile, moltiplica le opere, da cui spiccano struggenti ritratti di uomini anziani. A causa del cantiere di San Rocco stesso, dovette coinvolgere il figlio Domenico e i collaboratori della sua bottega (Ca'Tintoretto), impegnati nel ciclo pittorico dei Digiuni a Mantova si commissione Gonzaga (1580, Pinacoteca Antica, Monaco) e nella decorazione di palazzo Ducale di Venezia. Per lo stesso palazzo, Tintoretto è l'unico autore delle quattro Allegorie alla Gloria dei Dogi (1577) e della Tela del Paradiso (1588), la più grande che abbia mai eseguito. La sua opera testamentaria è la grandiosa Ultima Cena (che molti storici dell'arte considerano il suo più grande capolavoro) che lasciò in eredità al Convento di San Giorgio Maggiore (1592-1594), dove si ritirò; anche un'altra bellissima Ultima Cena, questa volta a Lucca, per la Cattedrale di San Martino, figura tra le sue ultime opere; la fantastica visione che ne deriva è già pienamente in spirito barocco. Tintoretto morì il 31 maggio 1594, aveva 77 anni.

Ritratti

Oltre agli affreschi e agli dipinti per grandi mecenati ecclesiastici, Tintoretto dipinse anche un gran numero di ritratti, anche per i vantaggi sociali e le entrate che ne derivavano. Influenzato da Tiziano, il più grande ritrattista veneziano del Rinascimento, l'arte ritrattista di Tintoretto comprende opere come: Ritratto di uomo dalla barba bianca (1545, Kunsthistorisches Museum, Vienna), così come i ritratti di Jacopo Sansovino (prima del 1546, Uffizi, Firenze). il Ritratto del Procuratore Antonio Cappello (1551, Gallerie dell'Accademia, Venezia); il Ritratto del Doge Girolamo Priuli (1559, Collezione privata); Ritratto di Giovanni Paolo Cornaro (1561, Museum voor Schone Kunsten, Gand); Ritratto del Doge Pietro Loredano (1570, Museo di Belle Arti, Budapest); e Ritratto di Vincenzo Morosini (1580, National Gallery, Londra).

Stile di Pittura

Tintoretto si distingue per l'unione di tratti stilistici: forme allungate, articolazione dinamica, arabeschi lineari legati ad una forte plasticità, il tutto tradotto in un linguaggio del tutto personale e animato da una originale manipolazione della luce. Inoltre, c'è una nuova concezione della profondità spaziale, e la realizzazione dello "spettacolare" attraverso bozzetti preliminari e composizioni con piccole figure di cera. Questo metodo di realizzazione di un dipinto è caratteristico dell'Ultima Cena (Venezia, Chiesa di San Marco), del Cristo che lava i piedi dei suoi discepoli (1547, Prado), e soprattutto del Miracolo di San Marco che salva uno schiavo.

A San Rocco Guarigione delle vittime della peste (1549, Venezia, Chiesa di S. Rocco) la sottomissione del colore al chiaroscuro produce il senso del miracolo e segna il primo passo verso la padronanza della luce di Tintoretto. Dal 1550 al 1552 il contatto con la pittura veneziana del periodo mostra il tentativo di adattare il suo stile a quello di Tiziano, insieme nel nuovo senso del paesaggio che appare nelle Scene dell'Antico Testamento per la Scuola della Trinità (di cui tre, La creazione degli animali, il Peccato originale e la morte di Abele, sono ora all'Accademia), che culmina in capolavori come Susanna e gli anziani (Kunsthistorisches Museum, Vienna) e San Giorgio salva il principe (National Gallery, Londra), con i loro colori scintillanti. Dal 1553 al 1555 iniziò ad alleggerire la sua tavolozza sotto l'influenza di Paolo Veronese: Assunzione della Vergine (Chiesa di Santa Maria Assunta, Venezia); Sei scene dell'Antico Testamento (Prado); e Viaggio di Sant'Orsola (Chiesa di San Lazzaro dei Mendicanti, Venezia). Il Tintoretto sfruttò una vena originale e più intima in un'Ultima Cena nella chiesa di San Trovaso a Venezia, che è impressa con fervore religioso ed eseguita in uno stile popolare derivante da una semplice osservazione della natura.

Opere mature

La maturità di Tintoretto coincise con una maggiore audacia nella sua pittura. Tra il 1562 e il 1566, periodo della sua seconda fase di lavoro con la Scuola di San Marco, realizzò tre quadri. In due di essi, dietro l'azione 'teatrale' che si svolge in primo piano del dipinto, si aprono suggestive prospettive architettoniche. Il suo talento si manifesta nella sorprendente luminosità degli archi nella Scoperta del corpo di San Marco (Pinacoteca di Brera, Milano) e nell'immensità deserta della piazza nella Rimozione del corpo di San Marco (Venezia, Accademia). Il terzo quadro, San Marco che salva uno schiavo (Venezia, Accademia), è notevole per la drammatica inquietudine della composizione affollata, con il suo movimento violento e lo scorcio audace. In questo stesso decennio dipinge due gigantesche tele, L'adorazione del vitello d'oro e Il giudizio Universale, per l'abside della chiesa della Madonna dell'Orto, precedute dalle imposte d'organo (La presentazione della Vergine al tempio; La visione di San Pietro; Il martirio di San Paolo per la stessa chiesa.


L'apoteosi manierista di San Rocco

In pieno possesso della sua arte negli anni Sessanta del Cinquecento, Tintoretto continuò a dipingere grandi tele da chiesa (come gli appena citati Adorazione del Vitello d'oro e Giudizio Universale). Come abbiamo visto lavorò per le più importanti e potenti confraternite veneziane. Nel 1564, grazie al suo talento (la velocità di esecuzione) emerse come il vincitore del concorso organizzato dalla Scuola Grande di San Rocco (San Rocco) per la decorazione di due delle sue immense sale. In due fasi (1581, 1588), in seguito realizzò un insieme di affreschi che rimane uno dei più prodigiosi della storia della pittura, sia per numero (65) che per dimensioni. Ispirandosi all'Antico e al Nuovo Testamento, dipinse con scene della vita di Gesù (soprattutto una Crocifissione eccezionale) e della Vergine, con impressionanti effetti di torsione e di luce in spazi vertiginosi, che sono non solo il coronamento della sua carriera, ma anche l'apoteosi del manierismo italiano.

Il ciclo di dipinti della Scuola di San Rocco rimane la testimonianza suprema dell'arte del Tintoretto. L'opera venne eseguita con una "furiosa" determinazione. E' nella spontaneità e nella straordinaria rapidità delle pennellate, più che nel movimento talvolta vertiginoso delle figure, che si può trovare la forza dinamica della sua arte. Nonostante la grandiosità e difficoltà di questo progetto, parallelamente al lavoro nella Scuola di San Rocco, Tintoretto si è impegnò in numerosi altri progetti. Ma la stessa potente emozione, proveniente dai suoi effetti visionari di luce (San Rocco in carcere, 1567, Coro della Chiesa di San Rocco) o dalla forza retorica dell'azione (L'ultima cena, Chiesa di San Paolo), è evidente nelle migliori opere di questo periodo.

Nel 1576, durante la sua seconda fase di lavoro nella Scuola di San Rocco (in particolare il Serpente di bronzo, Mosè che colpisce l'acqua dalla roccia, la Raccolta della Manna e altre scene bibliche), Tintoretto raggiunse il culmine poetico della sua arte, e mostrò una completa padronanza dello stile manierista. I fantastici effetti di luce accentuano lo spazio vertiginoso, con diagonali sfuggenti e altri elementi drammatici, e fondono le parti separate insieme. Alla base del dramma c'è un forte sentimento morale.

Il Tintoretto e l'essenza della pittura manierista

Tipico di molti artisti manieristi, Tintoretto cercava un linguaggio pittorico che consentisse allo spettatore di percepire il contenuto spirituale - il divino. Gli artisti dell'Alto Rinascimento, che introdussero con tanta disinvoltura figure mitologiche e santi cristiani in questo mondo, si dimostrarono inutilmente utili in questo senso. Lo scopo dei manieristi non era stato esplicitamente quello di creare uno spazio pittorico ingannevolmente reale in cui lo spettatore immaginava di poter entrare in qualsiasi momento; il loro scopo, piuttosto, era quello di creare dipinti che non fossero una rappresentazione di questo mondo, con un'aura di strane sfere divine. Poiché non c'è modo di visualizzare un mondo così soprannaturale, erano i pittori a darsi carico di realizzarlo.

Come Tintoretto, hanno messo in scena le loro storie come registi teatrali. Utilizzando un'illuminazione irreale, simile a quella di un palcoscenico, con effetti drammatici di luce e buio, e con prospettive molto indipendenti o scorci audaci, hanno cercato di allontanare le loro rappresentazioni dalla vita reale. Trasformarono le scene religiose in scenari coinvolgenti. Un breve confronto tra le "Ultime Cene" di Leonardo da Vinci e Tintoretto mostra chiaramente la differenza di visione e di approccio: in contrasto con l'equilibrata e simmetrica composizione frontale di Leonardo, lo spazio pittorico di Tintoretto è reso dinamico dal tavolo posto in diagonale rispetto alla superficie pittorica. Nella pittura di Leonardo, Gesù era ciò che la fede cristiana diceva di essere: abbastanza umano e al tempo stesso abbastanza divino. Nel quadro di Tintoretto questa pacifica convivenza si disgrega di nuovo. C'è una netta differenza tra il trambusto del mondo in primo piano, dove i servi sono impegnati a prendere cibo e bevande, e la storia teologica nella profondità del dipinto. Questi due livelli sono uniti solo dall'illuminazione e dall'estatica vitalità della struttura pittorica nel suo insieme, a cui è dato equilibrio compositivo da una banda di angeli appena visibile che volano sopra l'intera scena.

Quell'atmosfera soprannaturale, uno stile pittorico suggestivo - in cui non è più possibile distinguere il mondo reale e irreale, il mondo dello spirito e del mondo percettibile - era stato del tutto estraneo ai pittori del Rinascimento. Nel Barocco, a partire dal 1600 circa, i mondi pittorici intellettuali, creati dai manieristi già nel XVI secolo, raggiungono il loro apogeo. I pittori del Barocco o si lasciano alle spalle la realtà terrena o creano un gioco confuso di illusione e realtà. L'effetto avvincente di questo tipo di pittura illusionistica, reso possibile dalla perfetta padronanza della prospettiva aerea e lineare, fu riconosciuto soprattutto dai Padri della Chiesa. Di fronte ai brontolii della Riforma Protestante al nord, che crescevano minacciosamente, questo tipo di arte suggestiva colpì la Chiesa cattolica come un modo straordinariamente appropriato per rendere la fede attraente. Così, al Concilio di Trento, che segnò la Controriforma nei paesi cattolici, nel 1562 si decise che d'ora in poi si sarebbe dato risalto ai lati mistici e soprannaturali dell'esperienza religiosa. Il Tintoretto fu l'esponente supremo di questo idioma e uno dei maggiori collaboratori della Controriforma cattolica a Venezia.

La sua bottega artistica e la sua eredità artistica

A partire dalla fine degli anni Settanta del Cinquecento, un numero crescente di commissioni del Tintoretto - oltre a quelle della Scuola di San Rocco - mostra un calo di qualità dovuto al fatto che la maggior parte della pittura attuale è eseguita da assistenti. Le quattro Allegorie in onore dei Dogi di Venezia nella Sala dell'Anticollegio di Palazzo Ducale (completate nel 1577) sono di mano del Tintoretto, e hanno una serenità e una flessibilità espressiva tipica dell'artista. Tuttavia, nelle otto scene raffiguranti lo Splendore dei Gonzaga, commissionate da Guglielmo Gonzaga poco prima del 1579 e terminate nel maggio 1580 (Alte Pinakothek, Monaco di Baviera), l'enorme mole di lavoro degli assistenti è penosamente evidente, nonostante l'importante contributo del figlio Domenico. La sua ultima opera monumentale fu Paradiso (1588 ca., Palazzo Ducale, Venezia) che rimane uno dei quadri più grandi mai dipinti, con dimensioni di 22 metri per 9. Come già accennato Tintoretto dipinse senza tregua fino agli ultimi mesi, coronando la sua carriera con la magnifica Ultima Cena nella Chiesa di San Giorgio Maggiore.

Il Tintoretto esercitò una grande influenza sull'arte manierista e barocca, ma soprattutto sull'opera di El Greco.

Nelle sue Vite dei più eminenti architetti, pittori e scultori italiani, Vasari (1511-74) scrisse che il Tintoretto era "il cervello più straordinario che l'arte della pittura ha prodotto".


La furia creativa del pittore

Conosciuto per la sua furia, una "furia" creativa che lo spingeva ad eseguire nello stesso gesto disegno e pittura, e per la sua tendenza a considerare gli schizzi in cui le pennellate erano ancora visibili come opere finite, Tintoretto attirò per questo una riflessione acerba di Pietro Aretino: "Dipingi troppo in fretta!" Il caso sarebbe potuto finire lì se un sonetto cattivo, attaccando il "piccolo tintore", non avesse circolato a Venezia. Il Tintoretto fu poi preso da una furia completamente diversa.

L'Aretino, il grande poeta, scrittore e drammaturgo italiano, conosciuto anche come il "Divino" visse a Venezia dopo il sacco di Roma del 1527, nonostante questo "colpo basso", fu certamente bravo nel suo modo di fare le cose e la questione poteva finire lì. Tuttavia, il giovane pittore decise di non lasciare passare l'accaduto, anche in considerazione del fatto che il suo primo maestro e rivale Tiziano, era un buon amico dell'Aretino, tanto da averlo anche ritratto. Portò il famoso scrittore nel suo studio con il pretesto di disegnare il suo ritratto. Come una matita, afferrò un pugnale, fingendo di minacciarlo a morte. L'Aretino promise di non citare mai più il nome di Tintoretto.

Un antico biografo, circa cinquant'anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1594, ricorda lo stato d'animo del Pittore negli ultimi anni di vita, dopo il compimento della gigantesca tela con il Paradiso per Palazzo Ducale: "Parve, che dopo l'operatione detta del Paradiso rallentasse in qualche parte il furare dell'operare, dandosi alla contemplatione delle cose celesti, preparandosi come buon Christiano alla via del Cielo. Trattenevasi spesse fiate in pie meditationi nella chiesa dell'horto, e in morali discorsi con que' Padri famigliari suoi". Per tutta la vita Tintoretto si era dimostrato un fervente devoto, e questo atteggiamento senile ne rivela forse un sentimento nuovo e drammatico: l'angoscia della solitudine, la consapevolezza di essere l'ultimo sopravvissuto di una generazione e di un tempo irripetibili.

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