Luigi Pirandello

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Luigi Pirandello - Biografia e opere

Luigi Pirandello è considerato uno dei massimi esponenti della letteratura italiana del Novecento. Nato nel 1867 ad Agrigento in Sicilia, è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934. Drammaturgo, romanziere, poeta e scrittore prolifero, si distinse in particolare per “Il suo coraggio e l’ingegnosa ripresentazione dell’arte drammatica e teatrale?, come è scritto nella motivazione per la consegna dell'ambito premio. Le sue opere rappresentano soprattutto la società borghese italiana, combinando il pensiero relativistico con uno specifico tipo di umorismo "pirandelliano", indagando il conflitto tra l'essenza e l'apparenza.

Con Henrik Ibsen e August Strindberg, Luigi Pirandello ha rivoluzionato il dramma moderno in tutti i suoi aspetti, dalla messa in scena alla forma dello spettacolo. Il suo contributo specifico al teatro moderno è stato il fatto che Pirandello ha imposto alla forma d'arte del teatro, i principi della "decomposizione analitica", quelli che il suo collega Ibsen cercava di applicare alla psicologia umana, constatando la presenza di "più persone" in un'unica persona.

Le opere di Pirandello, che sono state criticate all'inizio per essere troppo "cerebrali", sono state poi riconosciute per la loro sensibilità e compassione di fondo. I temi principali delle opere sono la necessità e la vanità dell'illusione, e le molteplici apparizioni, tutte irreali, di quella che si presume essere la verità. L'essere umano non è ciò che crede di essere, ma è "uno, nessuno e centomila". Le opere di Pirandello riflettono il verismo di Capuana e Verga nel narrare di persone di modeste condizioni, ma dalle cui vicissitudini vengono tratte conclusioni di significato umano generale.

Famiglia PirandelloPirandello nacque il 28 giugno 1867 a Girgenti (come era chiamata allora Agrigento),  figlio di un proprietario di una miniera di zolfo originario di Genova, che aveva preso parte alla spedizione garibaldina in Sicilia. Luigi si mostrò sin dall'inizio eccellente negli studi accademici, nonostante in famiglia ci si aspettasse che seguisse gli affari di famiglia.

Il giovane Pirandello ricevette la prima educazione scolastica nella sua città, e progressivamente maturò in carattere e pensiero letterario. I genitori erano dei convinti "anti-borbonici", ambedue provenienti da famiglie benestanti: il padre Stefano, era restato un fervente garibaldino, la madre Caterina, era figlia di un esponente della rivoluzione siciliana del 1848-49.

Luigi Pirandello da giovaneCome evidenziato da diversi intellettuali, e come per sua stessa ammissione (messa per iscritto nel 1902 e nel 1930-32), Pirandello è “un figlio cambiato? (Camilleri, in Biografia del figlio cambiato Rizzoli, 2003), spesso in conflitto con il padre e apparteva a una terra in cui si sentiva estraneo. Lo stesso Pirandello disse "Io son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà". Nel complesso, il forte senso di idealismo, della madre in particolare, si trasformarono rapidamente in una amara delusione in lui, per la nuova realtà creatasi a seguito dell'unificazione italiana. Questo indubbiamente inculcò nel giovane Luigi il senso di sproporzione tra ideali e realtà.

All'età di dodici anni aveva già scritto la sua prima tragedia (Barbaro). Effettivamente aveva una mente dalla operosità precoce e alquanto attiva, anche considerando che soffriva di insonnia e abitualmente dormiva solo tre ore per notte. I suoi tentativi di superare la difficoltà di comunicazione con gli adulti, in particolare con il padre, devono averlo spronato ad affinare le capacità espressive. Più avanti si iscrisse, nel 1886 all'Università di Palermo, nel dipartimento di Giurisprudenza e Lettere, all'epoca al centro di un movimento che sarebbe poi evoluto nei Fasci Siciliani e ai cui esponenti Pirandello fu legato da stretta amicizia.

Targa su Pirandello a BonnDopo Palermo, Pirandello proseguì i suoi studi all'Università di Roma, a partire dal 1887 dove seguì corsi di filologia romanza. Dopo un violento litigio con un professore di latino, nel 1888 si recò all'Università di Bonn, in Germania, dove nel 1891 conseguì il dottorato in filologia con una tesi sul dialetto agrigentino. Rimase nella città tedesca diversi anni, frequentò una giovane ragazza del posto, Jenny Schulz-Lander, di cui si innamorò e per la quale scrisse i versi di Pasqua di Gea "lucifera fanciulla, tu che il mio tutto sei e pur, forse, sei nulla". Rientrato a Roma nel 1892, ebbe modo di frequentare il mondo letterario dell'epoca, anche grazie all'amico Luigi Capuana, critico letterario e scrittore, che lo incoraggiò a dedicarsi alla scrittura narrativa. Tradusse anche le elegie romane di Goethe. Nel 1894  il padre organizzò il suo matrimonio con Maria Antonietta Portulano, una ragazza di origine agrigentina, figlia di un ricco socio in affari del padre. Non l'aveva mai incontrata prima, ma da lei ebbe in seguito tre figli (Stefano, Fausto e Rosalia "Lietta").

Grazie a questo matrimonio raggiunse l'indipendenza economica, potendo vivere a Roma e scegliendo di scrivere. Aveva già pubblicato un primo volume di versi, Mal giocondo (1889), che rendeva omaggio alle mode poetiche di Giosuè Carducci. Questi sono anche gli anni delle prime pubblicazioni e di una continua crescente produttività letteraria. Nel 1893 scrisse la sua prima opera importante, Marta Ajala, che fu pubblicata nel 1901 come l'Esclusa. Seguì, nel 1894, una prima raccolta di racconti, Amori senza Amore. Dalle collaborazioni con alcuni giornali ebbe la possibilità di pubblicare una serie di racconti, tra cui Dialoghi tra Il Gran Me e Il Piccolo Me, per poi più avanti, nel 1897, fondare un settimanale (Ariel) in cui poté pubblicare tra l'altro alcuni romanzi.

Nel 1903 una frana causata da un'inondazione fece chiudere la miniera di zolfo in cui erano stati investiti i capitali della moglie e del padre. Pirandello perse il patrimonio di famiglia e, improvvisamente povero, fu costretto a guadagnarsi da vivere non solo scrivendo, ma anche insegnando l'italiano in un collegio per insegnanti a Roma. Venuta a conoscenza del disastro, la moglie subì un crollo emotivo e sviluppò una condizione paranoica che si aggravò progressivamente. 

Pirandello con moglie e tre figliAgli inizi del nuovo secolo, Pirandello pubblicò i primi scritti celebri come Lumie di Sicilia, La Paura del Sonno, Il Turno e una raccolta di poesie Zampogna. Il senso di tragedia e disillusione che prevaleva nelle sue opere, era principalmente il risultato delle sue difficoltà personali e della malattia mentale della moglie che peggiorò sempre di più, manifestandosi anche con accuse paranoiche e violente crisi di gelosia. Ricoverata in un ospedale psichiatrico, dove fu trasferita nel 1919, vi rimase fino alla sua morte, avvenuta nel 1959. Non c'è dubbio che il peculiare approccio di Pirandello ai problemi dell'essenza e dell'apparenza fu condizionato da questa drammatica esperienza diretta: una volta disse che una pazza gli aveva guidato la mano per 15 lunghi anni.

La malattia della moglie ebbe un notevole effetto sulla scrittura letteraria di Pirandello, che iniziò ad approfondire le nuove teorie sulla psicoanalisi di Sigmund Freud e ad analizzare il comportamento sociale nei confronti della malattia mentale. Follia, illusione e isolamento diventarono il focus principale in molte delle sue opere teatrali. I temi psicologici usati da Pirandello trovavano espressione tra gli altri nei racconti La trappola (1915) e E domani, lunedì. . . (1917).

Lo stile narrativo di Pirandello nascea dal verismo di due romanzieri italiani di fine Ottocento, Luigi Capuana e soprattutto Giovanni Verga. I titoli delle prime raccolte di racconti di Pirandello - Amori senza amore (1894) e "Beffe della morte e della vita" (1902-03), suggerivano l'ironia del suo realismo che si ritrovava anche nei suoi primi romanzi: L'esclusa e Il turno (1902).

Nel 1904, durante le notti di veglia alla moglie Maria Antonietta, paralizzata alle gambe, scrisse il suo primo grande successo letterario, il più acclamato, Il fu Mattia Pascal, che fu tradotto da subito in diverse lingue. Sebbene il tema non fosse tipicamente "pirandelliano" (poiché gli ostacoli che il suo eroe doveva affrontare derivavano da circostanze esterne piuttosto che interiori), nel romanzo si vedeva già l'acuta osservazione psicologica che sarebbe stata in seguito diretta verso l'esplorazione del subconscio dei suoi personaggi.

La comprensione della psicologia in Pirandello fu affinata dalla lettura di opere come Les altérations de la personnalité (1892), dello psicologo sperimentale francese Alfred Binet; tracce della sua influenza si possono osservare nel lungo saggio L'umorismo (1908), in cui lo scrittore esaminava i principi della sua arte. Comune ad entrambi i libri era la teoria della personalità inconscia, che postulaa che ciò che una persona sa, o pensa di sapere, è la minima parte di ciò che è. Pirandello aveva cominciato a focalizzare la sua scrittura sui temi della psicologia ancor prima di conoscere l'opera di Sigmund Freud, il fondatore della psicoanalisi. I temi psicologici in Pirandello trovarono la loro espressione più completa nei volumi dei racconti La trappola (1915;) e E domani, lunedì . . . . (1917), e in racconti individuali come Una voce, Pena di vivere così e Con altri occhi.

Proseguì, fino all'inizio della prima guerra mondiale, la pubblicazione di diverse opere e un paio di saggi, e contemporaneamente dal 1909 iniziò la collaborazione con il Corriere della Sera, per il quale avrebbe pubblicato diverse novelle e il romanzo in prima parte I vecchi e i giovani.

Nel 1916 volse la sua attenzione - per poi dedicarcisi totalmente - al teatro, scrivendo ben nove spettacoli in un anno: Pensaci Giacomino, Liolà, Così è (se vi pare), Ma non è una cosa seria, Il Piacere dell'onestà, Il gioco delle parti, Tutto per bene, L'uomo la bestia la virtù per poi arrivare ai Sei personaggi in cerca d'autore del 1921.

Del 1922 è Enrico IV. Nel 1925 gli venne conferita la Legione d'Onore a Parigi e nello stesso anno fondò la Compagnia del Teatro d'Arte di Roma con due interpreti, Marta Abba e Ruggero Ruggeri, e cominciò  a viaggiare, dato che le sue opere venivano rappresentate in vari teatri del mondo, inclusi quelli di Broadway. Viaggi che lo portarono ad incontrare celebri nomi dello spettacolo e delle scienze, come quando nel 1935 incontrò Albert Einstein.

Pirandello e i suoi viaggiLa produzione di Sei personaggi in cerca d'autore a Parigi nel 1923 fece conoscere Pirandello e la sua opera divenne una delle influenze principali del teatro francese. Il dramma francese, dal pessimismo esistenzialista di Jean Anouilh e Jean-Paul Sartre fino al teatro dell'assurdo di Eugène Ionesco e Samuel Beckett, si sono "intinti" nel "pirandellianesimo". La sua influenza può essere rilevata anche nella letteratura e nella drammaturgia di altri Paesi, anche nei drammi di versi religiosi di T.S. Eliot. Per non parlare dell'influenza sugli autori italiani, come l'altro premio Nobel italiano, Grazia Deledda (di cui lo stesso Pirandello nutriva grande stima).

Pirandello a teatro con Marta AbbaSeguirono anni di tormentata polemica politica, considerato che nel primo dopoguerra Pirandello aderì esplicitamente al fascismo, che andava sempre più istituzionalizzandosi.  Nel 1924, in un momento critico per la polita italiana, dopo l'assassinio Matteotti, Pirandello entrò nel partito fascista e nel settembre dello stesso anno fondò, con il sostegno dello Stato, il Teatro d'Arte di Roma, di cui diventò direttore. Fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti, di Giovanni Gentile, e benché la sua adesione al fascismo provocò non poche sorprese e polemiche, ci fu chi tentò di giustificarne la ragione con il fatto che egli fosse motivato da ideali patriottici e avesse in testa una sorta di "comunione" tra il relativismo filosofico della morale fascista e la teoria pirandelliana esistenziale. Probabilmente si trattava semplicemente di un calcolo opportunistico, legato alla ricerca di finanziamenti per il Teatro d'Arte di Roma e la sua compagnia teatrale. Tra il 1925 e il 1926 scrisse l'ultimo, e forse il più grande romanzo di Pirandello, Uno, nessuno e centomila.

Pirandello alla macchina da scrivereIn quegli anni nacque anche l'amicizia con Marta Abba, l'attrice protagonista della sua compagnia teatrale e sua seconda musa. La compagnia, che metteva in scena soprattutto opere di Pirandello, compì diverse tournée all'estero, in Inghilterra, Francia e Germania (1925), a Vienna, Praga, Budapest (1926) e in Sud America (1928). Questa impresa si rivelò alla fine troppo costosa e il Teatro d'Arte fu sciolto nel 1928. A partire da quest'anno Pirandello passò molto tempo all'estero, soprattutto a Parigi e Berlino.

Fu il successo universale che seguì Sei Personaggi in cerca di autore (ma anche l'Enrico IV) che mandò Pirandello in tournée in tutto il mondo con la sua compagnia. Il successo lo incoraggiò anche a modificare alcune delle sue opere successive (ad esempio Ciascuno a suo modo del 1924) richiamando l'attenzione su di sé, così come in alcuni dei racconti successivi, furono accentuati gli elementi surrealistici e fantastici.

Pirandello alla cerimonia del NobelNel 1929 Pirandello fu eletto membro della neonata Accademia d'Italia e nel 1934 fu insignito del Premio Nobel per la letteratura. La figura dello scrittore, già carismatica di suo, fu sottolineata alla premiazione del nobel, dove si presentò ancora slanciato, energico, con la barba a punta come era ormai consuetudine e con il suo sguardo penetrante. Pirandello morì il 10 dicembre 1936, dopo essersi ammalato di polmonite, già cardiopatico, nel suo appartamento romano. L'appartamento successivamente fu dichiarato monumento nazionale e divenne sede del Centro di Studi Pirandelliani. Aveva 69 anni. Lasciò incompiuta l'opera teatrale I giganti della montagna.

Lasciò un foglietto spiegazzato con queste ultime volontà.

I. Sia lasciata passare in silenzio la mia morte, agli amici, ai nemici preghiera nonché di parlarne sui giornali ma di non farne pur cenno. Ne annunzi né partecipazioni

II. Morto, non mi si vesta. Mi si avvolga, nudo, in un lenzuolo, E niente fiori sul letto e nessun cero acceso.

III. Carro d'Infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno mi accompagni, né parenti, né amici. Il carro, il cavallo e il cocchiere e basta.

IV. Bruciatemi- E il mio corpo appena arso sia lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare, sia l'urna cineraria, portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui.

Tutto andò come aveva chiesto nelle sue ultime volontà, con grande disappunto del regime fascista, che avrebbe voluto celebrare un funerale di stato. Solo il punto IV delle sue volontà non venne inizialmente seguito, perché la pratica di disperdere le ceneri all'epoca era inusitata. Le ceneri vennero sistemate inizialmente nel cimitero del Verano, a Roma. Dopo la guerra, in sindaco di Agrigento chiese che fossero portate nella città siciliana. Il Presidente del Consiglio, De Gasperi accettò, ma la vicenda, come in un dramma dello stesso Pirandello, assunse dei tratti tragicomici. In prima battuta, i piloti dell'aereo che dovevano trasportare le ceneri si rifiutarono di decollare, per motivi scaramantici. Quindi, in treno la cassa col vaso scomparve, e fu ritrovata in un altro scompartimento, dove faceva da tavolino a una partita a carte (!). Ma la cosa non finì lì. Il vescovo di Agrigento rifiutò la sua benedizione, sino a che il vaso non fosse stato messo in una bara regolamentare: ne venne trovata una bianca, per bambini. Quando nel 1961, grazie all'iniziativa di alcuni studenti, tra cui Andrea Camilleri,  finalmente le ceneri furono traslate nel museo civico di Agrigento  venne approntato un cilindro metallico per conservarle. Ma risultò troppo piccolo, per cui uno scaltro impiegato comunale ne versò una parte in un giornale. Prima che potesse disperderle una folata di vento gliele rovesciò addosso. Nonostante tutto, anche l'ultima volontà di Pirandello fu adempiuta...

Oggi le sue ceneri riposano in un enorme masso sotto un pino solitario, scenario che aveva immaginato per la sua nascita nell'incompiuto Informazioni sul mio involontario soggiorno sulla terra.

Carriera come drammaturgo

Pirandello a teatro con Marta AbbaPirandello scrisse oltre 50 opere teatrali. Si era cimentato nel teatro per la prima volta nel 1898 con L'epilogo, ma alcune vicissitudini ne impedirono la produzione fino al 1910 (quando fu ri-titolato La morsa). Le cose cambiarono solo con il successo di Così è (se vi pare) nel 1917. Questo "ritardo" di quasi vent'anni nell'arrivare al successo, può essere considerato una fortuna per lo sviluppo delle doti drammaturgiche dello scrittore. L'epilogo non si differenziava molto dagli altri drammi del suo periodo, ma Così è (se vi pare) iniziò la serie di opere teatrali che lo avrebbero reso famoso in tutto il mondo negli anni Venti.

Di natura analitica e per lo più prive di azione, le opere di Pirandello sono disquisizioni dialettiche di concetti ricorrenti l'essenza e l'apparenza, l'illusione e realtà, il problema dell'identità personale, l'impossibilità della verità oggettiva e della comunicazione.

Così è (se vi pare), che anticipava altre due due grandi opere di Pirandello, era la dimostrazione, in termini drammatici, della relatività della verità, e del rifiuto dell'idea di una realtà oggettiva non in balia della visione individuale. Sei personaggi alla ricerca di un autore (1921) è la rappresentazione più accattivante del tipico contrasto pirandelliano tra l'arte, che è immutabile, e la vita, che è un flusso costante, un'indagine sui problemi estetici legati alla traduzione della "realtà ideale" dei sei personaggi nella "realtà casuale" del palcoscenico, rappresentata dagli attori e dalle transitorie contingenze del tempo. I personaggi che sono stati rifiutati dal loro autore si materializzano sul palcoscenico, palpitando con una vitalità più intensa rispetto ai veri attori, che inevitabilmente distorcono il loro dramma nel tentativo di presentarlo. La loro storia è solo accessoria all'aspetto più importante della commedia, lo scontro e lo scambio tra i due mondi dell'arte e della vita.

In Enrico IV il tema è la follia, che sta proprio sotto la pelle della vita ordinaria ed è, forse, superiore ad essa nella sua costruzione di una realtà soddisfacente. La commedia trova una forza drammatica nella scelta del suo eroe di ritirarsi nella irrealtà piuttosto che nella vita nel mondo incerto.

La produzione teatrale è quindi un'illustrazione dei principi relativistici e pessimistici di Pirandello e delle sue convinzioni filosofiche. Concentrò la sua indagine su questi aspetti principalmente, elaborando un processo di smascheramento dei personaggi e pubblicò le sue opere teatrali raccolte sotto il titolo Maschere nude.

In Ciascuno a suo modo (1924), questo tipo di analisi emerse ancora più chiaramente, e  l'azione e la conseguente riflessione su di essa, erano già definite nella forma dello spettacolo. In pratica dopo ognuno dei due atti seguivano intermezzi corali, in cui si discuteva l'azione precedente. Nell'ultima opera della trilogia, Questa sera si recita a soggetto (1930), vediamo le conseguenze di questo approccio, che non ha più la pretesa di prendere sul serio lo spettacolo all'interno dello spettacolo: il regista, il dottor Hinkfuss, fa improvvisare i suoi attori su una sceneggiatura, un racconto di Pirandello.

Molte delle opere di Pirandello sono in un atto unico, come Il berretto a sonagli (1918), Liolà (1917), La giara (racconto 1909; opera teatrale 1917), La patente (racconto 1911; opera teatrale 1918), Lumie di Sicilia (racconto 1900; opera teatrale 1911) e attingono tematicamente all'ambiente siciliano, appartengono alla produzione di Pirandello di tipo regionale-naturalistica; addirittura, alcune di esse, furono originariamente scritte anche in dialetto siciliano.

La maggior parte della produzione successiva di Pirandello, riguardava il concetto di maschera nei suoi diversi aspetti: per Pirandello la finzione, la maschera da sola, autoimposta o, come nella maggior parte dei casi, forzata dalla società, rendeva possibile la vita. Se questa maschera viene strappata, volontariamente o con la forza, l'uomo non è più in grado di vivere, di "funzionare" in una società basata sulla legge della finzione comune: o torna a indossare la maschera, a "vivere" la vita dei morti, oppure diventa "pazzo", "folle" per la società. Rifiutando di indossare la maschera, i personaggi di Pirandello agli occhi di questo mondo scelgono la morte. Così possono morire la morte simbolica della pazzia, oppure possono scegliere di togliersi la vita sul serio e gettare via con la propria vita la maschera e la forma imposta, come fa Ersilia Drei di Vestire gli ignudi (1923). Possono anche, volentieri, scegliere una maschera in segno di libertà, come fa il protagonista di Enrico IV (1922), una delle opere più forti di Pirandello. Egli sceglie di indossare la maschera della follia in piena coscienza, decisione che suggella con un omicidio; e, ironia della sorte, la società - il mondo delle maschere - non può ritenerlo responsabile perché si è rifugiato dietro una maschera e ha battuto la società al suo stesso gioco.

Altri testi si concentrano più direttamente sulle convinzioni relativistiche di Pirandello riguardo alla realtà e all'illusione. Così è (se vi pare) (1918) esplora il duplice aspetto della verità. Le sue opere teatrali successive, come Diana e la Tuda (1927), Trovarsi (1932), Quando si è qualcuno (1933), sono esempi troppo rigidi della formula "vita contro forma" che il critico italiano Adriano Tilgher aveva coniato per la produzione di Pirandello dell'epoca. Della trilogia sui "miti moderni" che Pirandello aveva previsto, completò solo le prime due opere. La nuova colonia (1928) rappresenta le possibilità, piuttosto pessimistiche, che egli dà alla società di assicurare una vita comune dignitosa, mentre Lazzaro (1929), il suo "mito religioso", dà voce alle sue convinzioni religiose panteistiche. L'ultima di queste opere, il "mito dell'arte", I giganti della montagna (1938), come accennato, è rimasta incompiuta.

I romanzi

Mentre l'importanza di Pirandello come innovatore nel campo della drammaturgia è indiscussa, in generale i suoi romanzi non si discostano dalla forma convenzionale del genere. Così il suo primo romanzo, L'esclusa (1901), e il romanzo breve Il turno (1902) sono scritti nella tradizione realista.

Il fu Mattia Pascal (1904), è il romanzo che porta l'impronta del caratteristico approccio successivo di Pirandello. Con questo lo scrittore, per la prima volta, si affermò sulla scena internazionale. Il tema è intrinsecamente legato al concetto di Pirandello della maschera e dell'antinomia tra realtà e illusione. L'eroe, Mattia Pascal, fugge da quelle che per lui sono situazioni insopportabili: "maschere" che è costretto a indossare solo per rendersi conto che queste fughe sono state vane, perché non ha il coraggio di affrontare le conseguenze che derivano esse.

Giustino Roncella nato Boggiòlo, pubblicato per la prima volta con il titolo Suo marito (1911), tratta un aspetto importante del concetto di creazione artistica di Pirandello: l'antinomia tra vita e arte. I vecchi e i giovani (1913) è un romanzo storico che ripercorre le vicende italiane tra il 1892 e il 1894. Il romanzo successivo, Si gira (1915), pubblicato in seguito con il titolo Quaderni di Serafino Gubbio operatore (1932), è ancora una volta incentrato sul problematico rapporto tra vita e arte, che qui viene visto attraverso il mondo dell'arte cinematografica. L'ultimo romanzo di Pirandello, Uno, nessuno e centomila (1925-1926), raccoglie una serie di osservazioni sul motivo della pluralità della personalità.

Racconti e critiche

Poiché intendeva scrivere un racconto per ogni giorno dell'anno, Pirandello pubblicò i suoi racconti con il titolo collettivo Novelle per un anno. L'edizione definitiva, però, contiene solo circa 232 racconti (1922-1937). Può darsi che i racconti di Pirandello resteranno la parte più durevole del suo lavoro. Essi contengono una serie di motivi, e spesso sviluppano temi e trame ripresi per intero nei romanzi o nelle opere teatrali successive. Così la storia Quand'ero matto... (1902) anticipa Uno, nessuno e centomila, e Colloqui coi personaggi I, II (1915) e La tragedia di un personaggio (1911) contengono il nucleo di Sei personaggi in cerca d'autore. Il problema della maschera, e della fuga dell'uomo da essa, è il tema principale di storie come Il treno ha fischiato (1914), La maschera dimenticata (1918) e La carriola (1917).

Molti dei saggi di Pirandello esplorano i problemi della creazione artistica come Illustratori, attori e traduttori (1908). Arte e scienza (1908) tratta la teoria estetica e contiene anche un rifiuto categorico dell'estetica di Benedetto Croce. Il saggio principale di Pirandello, L'umorismo (1908), stabilisce il suo concetto di umorismo.

Nel 1920 Pirandello diceva della propria arte:

"Penso che la vita sia una buffonata molto triste; perché abbiamo in noi stessi, senza poter sapere perché, perché o da dove derivi, il bisogno di ingannarci costantemente creando una realtà (una per ciascuno e mai uguale per tutti), che di volta in volta si scopre essere vana e illusoria. . . La mia arte è piena di amara compassione per tutti coloro che si ingannano; ma questa compassione non può non essere seguita dalla feroce derisione del destino che condanna l'uomo all'inganno."

Di M. Serra per Informagiovani Italia

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Enrico IV

       

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