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Giuseppe Mazzini

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Giuseppe Mazzini - Biografia e opere

 

Il patriota italiano Giuseppe Mazzini (1805-1872), rivoluzionario personaggio della storia italiana, è stato una delle figure fondamentali del Risorgimento, dedicando la sua vita alla realizzazione della libertà e dell'Unità d'Italia. Egli mise l'abilità della sua penna al servizio di un vigoroso repubblicanesimo. Fondatore della società segreta rivoluzionaria Giovane Italia (1832). Repubblicano intransigente, rifiutò di partecipare al governo parlamentare che si instaurò sotto la monarchia sabauda dopo l'Unità d'Italia nel 1861.



Giuseppe Mazzini nacque il 22 giugno 1805 a Genova. Era un bambino malaticcio ma brillante, sufficientemente precoce da potersi laureare in giurisprudenza all'università della sua città natale all'età di 21 anni. Cominciò molto presto a scrivere recensioni, ma dopo essere entrato a far parte dei Carbonari durante la ventata di attività rivoluzionaria del 1830, rivolse la sua scrittura a fini più esclusivamente politici. Di conseguenza, fu imprigionato e trattenuto nella fortezza di Savona per 6 mesi, dopodiché fu rilasciato per mancanza di prove.


Organizzazioni rivoluzionarie

Nella solitudine della cella del suo carcere Mazzini si fece un'idea chiara della direzione che voleva prendere la sua vita e concepì i progetti per una nuova organizzazione che si andò formando poco dopo il suo rilascio. La Giovine Italia si dedicherà alla liberazione, all'unità e al repubblicanesimo. Cercò questi obiettivi attraverso elaborati programmi educativi e, se necessario, anche attraverso la violenza e la ribellione. Durante la formazione della Giovine Italia, Mazzini si trovava a Marsiglia, dove era andato in esilio dopo la sua liberazione. Nell'estate del 1832 si ritirò in Svizzera sotto la pressione del governo francese, prima a Ginevra, poi a Losanna, Berna, Bienne. Da lì, nel 1833, ebbe un ruolo incidentale nel tentativo di provocare l'ammutinamento dell'esercito sardo-piemontese. Lo sforzo fu un fallimento e Mazzini fu condannato a morte in contumacia. Questo non gli fece né vacillare né allentare i suoi sforzi, e nello stesso anno fondò la Mitteleuropa, una rivista dedicata alla liberazione dalle monarchie.

Nel 1834 si costituirono una seconda e una terza associazione sotto l'influenza di Mazzini, la Giovane Europa e la Giovane Svizzera, rispettivamente. Questi gruppi si dedicarono ai principi di libertà e di uguaglianza per tutti. A queste attività seguì un periodo di inquietudine e di incertezza per Mazzini. I problemi con il governo svizzero lo portarono all'esilio, e all'inizio del 1837 si trasferì a Londra, dove si guadagnò una misera esistenza grazie alla redazione di recensioni desolanti. Aumentò i suoi contatti rivoluzionari negli anni successivi e nel 1840 fonda un'associazione di operai.

 

Il soggiorno a Londra


Mazzini viveva molto modestamente a Londra, circondato da libri, giornali, e dagli uccelli addomesticati di cui si dilettava; studiava al British Museum e scriveva per i periodici inglesi. Pur avendo pochi soldi, aprì una scuola per ragazzi italiani a Londra e un giornale, Apostolato popolare, in cui pubblicò parte del suo saggio "Sui doveri dell'uomo". Nel 1840, con l'aiuto di Giuseppe Lamberti a Parigi, fece rivivere la Giovane Italia, soprattutto per costruire una coscienza nazionale tra gli italiani di tutto il mondo. Scrisse innumerevoli lettere ai suoi nuovi agenti in Europa e in Nord e Sud America; conobbe anche Thomas e Jane Welsh Carlyle e altri personaggi illustri.

Nel 1844 fu in contatto con i fratelli Bandiera, che fecero un tentativo sfortunato di iniziare una rivolta in Calabria. Il 16 giugno 1844 sbarcarono alla foce del fiume Neto, vicino a Crotone, ma dopo essere stati traditi vennero catturati dalla polizia borbonica e fucilati il  25 luglio del 1844 nel Vallone di Rovito, alle porte di Cosenza. Dopo la loro esecuzione, Mazzini raccontò a due amici membri del Parlamento inglese dei suoi timori che il governo britannico stava aprendo le sue lettere e aveva passato informazioni sui piani dei Bandiera alle autorità napoletane. La questione fu sollevata in Parlamento, e il governo fu costretto ad ammettere di aver aperto lettere private. C'era molta indignazione pubblica e una diffusa simpatia per Mazzini. La vicenda lo fece conoscere meglio in Inghilterra e lo mise in contatto con una notevole famiglia liberale, gli Ashursts. Molti liberali inglesi lo sostennero quando fondò la Lega Internazionale del Popolo nel 1847.

In quell'anno scrisse una "lettera aperta" al nuovo papa, Pio IX, che aveva introdotto le riforme liberali nello Stato Pontificio. Esortò il Papa a unificare l'Italia, ma questi non fece alcun commento o diede alcune risposta. Mazzini tornò in Italia per la prima volta nell'anno rivoluzionario del 1848, quando i milanesi cacciarono gli austriaci (durante le famose 5 giornate di Milano dal 18 al 22 marzo del 1848) e il Piemonte iniziò una guerra per espellere gli austriaci dall'Italia, la Prima Guerra di Indipendenza. Milano lo accolse, ma divenne presto impopolare perché voleva che la Lombardia diventasse una repubblica e pensò che l'unione con il regno del Piemonte, come proposto dal governo provvisorio milanese, fosse il modello sbagliato per la futura Italia. Quando gli eserciti piemontesi si ritirarono e gli austriaci rientrarono a Milano. Subito Mazzini, servì brevemente con una forza irregolare sotto Giuseppe Garibaldi prima di tornare in Inghilterra.


Repubblica Romana

Mazzini era di nuovo in Italia nel 1849, prima in Toscana e poi a Roma, dove era stata proclamata la repubblica e il papa era stato cacciato. Aveva a lungo creduto che alla Roma imperiale e papale sarebbe seguita una terza Roma - una Roma del popolo; ora il suo sogno si era avverato. Era stato acclamato come un grande patriota, era stato eletto triumviro della repubblica, ed era diventato il capo effettivo del governo, dimostrando un grande talento amministrativo nelle riforme ecclesiastiche e sociali. Il suo governo fu di breve durata. Il papa chiese aiuto ai Paesi cattolici, e un esercito francese sbarcò in Italia; dopo un'eroica resistenza, la repubblica fu schiacciata, e Mazzini lasciò Roma.

Tornato a Londra, nel 1851 fondò un'altra società - Amici dell'Italia - e fu presto coinvolto in nuove attività rivoluzionarie. Nel 1853 sostenne gli operai milanesi nella loro infruttuosa ascesa contro gli austriaci. Nel 1853-54 invia Felice Orsini in due missioni improduttive per sollevare una rivolta a Carrara. Nel 1856 si recò di nascosto a Genova per pianificare una serie di insurrezioni simultanee. L'unica seriamente tentata fu il disastroso sbarco di Carlo Pisacane presso Sapri in Campania nel 1857, nel quale lo stesso Pisacane trovò la morte. Anche i complotti apparentemente futili di questo periodo ebbero però l'utile effetto di mantenere l'attenzione dei problemi italiani nei governi europei. Per questi complotti Mazzini fu insultato in Piemonte, dove il nuovo partito moderato lavorava per un ordinato progresso indipendentista senza rivoluzione. Camillo Benso, Conte Cavour, il primo ministro, lo chiamava "capo degli assassini", ma questa accusa era ingiusta; i complotti di Mazzini erano per l'insurrezione, non per l'assassinio, e lui espressamente declinava la "teoria del pugnale".

Nel 1858 Mazzini fondò a Londra un'altra rivista: si trattava di Pensiero ed azione, un titolo che rifletteva la sua visione che il pensiero ha valore solo quando si traduce in azione. Non partecipò alla guerra Seconda Guerra di Indipendenza italiano, dove i franco-piemontesi si scontravano contro l'Austria nel 1859, con la quale Cavour, con l'aiuto di Napoleone III, cercò invano di liberare l'Italia dalle Alpi all'Adriatico; né fece parte del "partito dell'azione", che nel 1860 sponsorizzò la spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi in Sicilia. Eppure questa spedizione venne definita "il dono di Mazzini al "partito d'azione", perché seguiva i piani da lui ideati negli anni precedenti. Mazzini si recò a Napoli durante la breve dittatura garibaldina dell'Italia meridionale, ma tornò a Londra quando nel 1861 fu proclamato il nuovo Regno Unito d'Italia (escluse Venezia e Roma).

Negli anni Sessanta del XIX secolo, Mazzini si occupò di schemi poco pratici per impadronirsi di Venezia e di Roma. Era il decennio della Prima Internazionale socialista; egli ebbe presto contatti con i suoi membri ma si ritirò presto, poiché le basi morali e religiose del suo pensiero politico gli impedirono di accettare il comunismo di Karl Marx o l'anarchismo di Mikhail Bakunin. La città di Messina lo elesse più volte deputato al Parlamento, ma le elezioni sono state annullate dal governo italiano. Nel 1870 acconsentì erroneamente a guidare un'ascesa repubblicana in Sicilia. Fu arrestato durante il suo viaggio e internato a Gaeta, ma fu liberato e graziato dopo l'occupazione di Roma da parte delle truppe italiane.

Ultimi anni

Mazzini arrivò a credere, all'approssimarsi degli anni fatidici del 1859 e del 1860, che l'unica forza in grado di condurre con successo un'insurrezione contro i regimi repressivi italiani fosse il regno del Piemonte. Di conseguenza, scrisse al re Vittorio Emanuele II, esortandolo con un linguaggio potente ad abbracciare la causa dell'unità d'Italia. Lo fece senza arrendersi al principio monarchico. Interiormente almeno non aveva perso la speranza di una forma di governo repubblicano, e quando la necessità pratica fece del nuovo Stato italiano un regno piuttosto che una repubblica, rimase deluso. Dimostrò questa continua antipatia per la monarchia come forma di governo quando, nel 1865, rifiutò un seggio nel Parlamento italiano al quale era stato eletto da Messina. Lo fece perché, come disse, sentiva di non poter prestare giuramento di fedeltà alla monarchia.

A quel tempo Mazzini era ancora "tecnicamente" condannato a morte, e solo l'anno successivo, con un'amnistia generale concessa al momento della cessione del Veneto e di Venezia all'Italia (dopo la Terza Guerra di Indipendenza), la sentenza fu annullata. Questo fatto non coincise con la fine dei suoi guai. Negli ultimi anni fondò un altro giornale, Roma del popolo, che curò da Lugano, e fece progetti per un congresso di operai italiani.  Non si era mai sposato. Nel 1869 il governo svizzero, su richiesta di quello italiano, lo costrinse a lasciare la Svizzera, dove si era stabilito. Si sapeva che era in contatto con Giuseppe Garibaldi, che si era scontrato con il governo italiano per lo status di Roma.

La vita di Mazzini si concludeva con una delusione, anche se sia Venezia (dal 1866 dopo la Terza Guerra di Indipendenza) che Roma (1870) facevano ormai parte del nuovo regno. L'Italia era stata unita, ma era una monarchia e non la repubblica che lui aveva sempre voluto. "Pensavo di risvegliare l'anima dell'Italia, e vedo solo il cadavere davanti a me", disse.

La morte di Mazzini a Pisa, di pleurite il 10 marzo 1872, portò ad una manifestazione pubblica nazionale di dolore, votata all'unanimità dal Parlamento italiano.

 

La reputazione di Mazzini ha avuto una grande fluttuazione nel corso del tempo. Negli anni precedenti era un eroe quasi leggendario in Italia, ma in seguito fu denunciato da molti italiani come nemico dello Stato. Per due generazioni dopo la sua morte, la maggior parte degli storici ritenevano che la sua opera utile fosse terminata nel 1849 e che quindi avrebbe dovuto ritirarsi dalla cospirazione.

Una visione diversa, tuttavia, prevale tra gli storici moderni. Molti credono che tutte le sue trame siano state preziose, in quanto hanno resistito alla minaccia permanente di una rivoluzione violenta se l'Italia non fosse stata liberata e unita. Spingendo il governo piemontese, e poi quello italiano, a lavorare per la causa nazionale, Mazzini è oggi considerato un fattore indispensabile nella creazione dell'Italia moderna.

 

L'Italia era già grata a Mazzini, anche se la portata del suo contributo alla sua nascita come Stato moderno sarà pienamente compresa solo più tardi. Oggi le vie e le piazze di tutte le città italiane dedicate a Mazzini sono vicine o a fianco di altre piazze dedicato agli altri tre padri della patria, Garibaldi, Vittorio Emanuele II e Cavour.

 

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