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Casa di Anna Frank

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Casa di Anna Frank

 

 

La Casa di Anna Frank è una casa museo che racconta una delle vicende più tristi del secolo scorso: quella una giovane ebrea tedesca, emigrata ad Amsterdam con la famiglia per sfuggire alle persecuzioni razziali in Germania e costretta a nascondersi insieme ad altre sette persone (la sua e altre due famiglie di amici), per sfuggire ai nazisti. Nascondiglio che poi sarà scoperto, portando alla deportazione di Anna e della sua famiglia nel campo di concentramento di Bergen-Belsen dove troverà la morte, e da dove sopravvivrà solo il padre Otto.

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Ogni anno quasi un milione di persone visita queste stanze e nessuno riesce a dimenticare questa esperienza raccontandola e raccomandandola a chi ancora non ci è stato. Anna è divenuta un simbolo della Shoah per il suo diario scritto in due anni dentro il nascondiglio nella casa di Prinsengracth 263, stampato in 31 milioni di copie vendute in edizioni pubblicate in 67 lingue.

 

Casa di Anna FrankDopo lo scoppio di quella che è diventata la Seconda Guerra Mondiale le truppe tedesche impiegarono solo cinque giorni per occupare Olanda, Belgio e Lussemburgo per crearsi un varco per l'invasione della Francia. I nuovi occupanti imposero subito anche qui le leggi razziali agli ebrei olandesi con tutte le restrizioni che queste comportavano. Tra le meno severe c'erano: il divieto di utilizzare i tram, quello di frequentare amici cristiani, di non usare nemmeno le biciclette e consegnarle alle autorità.

Chi è felice farà felici anche gli altri, chi ha coraggio e fiducia non sarà mai sopraffatto dalla sventura!

Il diario di Anna Frank


Il cuore del museo è l'achterhuis (casa sul retro), un ambiente segreto, buio e privo di ventilazione dove la famiglia Frank e gli altri reclusi trascorrevano le giornate in un silenzio assoluto, parlando sottovoce, leggendo qualche libro. Tutto questo prima di essere traditi da qualcuno e mandati a morire nel campo di concentramento di Bergen-Belsen.

 

Anna FrankVedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l'avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità. Il diario di Anna Frank  Mondadori 1966 (pp. 231-232)

 

Anna ricevette il suo diario come regalo per il suo tredicesimo compleanno. Cominciò a scriverci sopra nel 1940. Ogni giorno annotava i suoi pensieri e le sue riflessioni sulle giornate da reclusi, sulla famiglia, sui suoi sentimenti di ragazzina che cresceva e che aveva, nonostante tutto,  gioie, angosce e speranze di risvegliarsi in un mondo senza gli incubi reali che lo avevano colpiti.

Anna scrisse l'ultima pagina del suo diario il primo agosto del 1944. Il 4 dello stesso mese la gestapo irruppe nella casa di Prinsengracth 263 arrestandone gli occupanti nascosti. Il diario si salvò: un poliziotto tedesco rovesciò le carte della ragazza per terra e non se ne curò. Il diario fu pubblicato da Otto Frank, il padre di Anna e unico superstite nel 1947.

 

Casa di Anna FrankDopo più di 70 anni dalla deportazione, l’interrogativo che resta da sciogliere è chi tradì Anna, la sua famiglia e le altre persone nascoste nella soffitta di Prinsengracht. Recentemente è stato pubblicato nei Paesi Bassi il libro Bep Voskuijl, Het Zwigen Voorbij (Bep Voskuijl, Basta silenzio), di Jeroen De Bruyn e di Joop van Wijk, nipote della persona che avrebbe guidato la Gestapo verso il nascondiglio. Secondo l'indagine documentata nel libro la responsabile della spiata alla gestapo fu Nelly Voskuijl, una delle sorelle di quella Elisabeth Voskuijl detta "Bep"  che invece proteggeva la famiglia Frank (è una dei Giusti delle Nazioni dello Yad Vashem a Gerusalemme). Nelly lavorava come dattilografa proprio per Otto Frank. Nelly Voskuijl poco dopo l’arrivo dei tedeschi sceglie volontariamente di collaborare con la Gestapo. Nei due anni durante i quali i Frank restarono nascosti - dal 1942 al 1944 - le sorelle Voskuijl erano schierate su schieramenti opposti: Elisabeth aiutava la partigiana Miep Gies a nascondere i Frank mentre Nelly collaborava con la Gestapo che dava la caccia agli ebrei per deportarli nei campi di sterminio.

Alcune testimonianze, tra cui quella di Diny, un’altra sorella Voskuijl, e di Berus Hulsman, fidanzato di Elisabeth durante il periodo della guerra, mostrano che Nelly si rivolse più volte alla sorella in tono sprezzante per la sua attività: "Vattene ora, vai da quei tuoi ebrei...", e facendo intuire che fosse venuta al corrente del nascondiglio dei Frank. Un altro elemento che avvalora la colpevolezza di Nelly viene, secondo gli autori del libro, dalla scomparsa della copiosa corrispondenza - lettere, appunti - intrattenuto tra Otto Frank e Elisabeth Voskujil quando quest'ultima tornò nei Paesi Bassi dopo la fine della guerra. Altro elemento, che si sa con certezza, è che la "spiata" per telefono venne fatta da una donna.

Joop van Wijk sostiene che la madre Elisabeth «Bep» Voskuijl era ben consapevole che era stata la sorella a tradire i Frank dopo aver saputo dove si trovavano: forse dalla stessa «Bep», oppure dall’unica altra persona che ne era a conoscenza, il padre Johan. «Basta silenzio» è l’imperativo con cui van Wijk vuole porre termine all’omertà di famiglia sul segreto più doloroso e lacerante dell’occupazione tedesca dei Paesi Bassi.

 

 

Conslusioni

Tutti dovrebbe ripercorrere le testimonianze lasciate in questo museo-memoriale, una tipica casa sul canale di Amsterdam, con ripide scale interne e capace di ospitare dal 1942 otto persone appartenenti a tre famiglie distinte di ebrei, che qui hanno vissuto in silenzio per più di 2 anni durante la Seconda guerra mondiale. Il nascondiglio trovato da Otto Frank per la sua famiglia, la famiglia van Pels e la famiglia di Fritz Pfeffer, tenne tutti al sicuro fino al giorno della perquisizione. Visitare le stanze-rifugio è un'esperienza commovente, le camere sono ancora come erano quando il padre di Anna ritornò a guerra finita, l'unico sopravvissuto degli otto "onderduikers" (fuggitivi). Nulla è cambiato, salvo il pannello in plexiglas che ora protegge la parete in cui Anne appendeva le foto della sua attrice preferita, Deanna Durbin, e dell'allora principessa inglese Elisabetta. Emozionante.

 

Sono felice di natura, mi piace la gente, non sono sospettosa e voglio vedere tutti felici e insieme. Il diario di Anna Frank


Per entrare nella casa museo dovete comprare un biglietto a parte poiché non viene accettata né l'Amsterdam Pass né la carta dei musei (la Museumkaart). Prenotate in anticipo poiché le code possono essere lunghe per acquistare i biglietti.

 

Indirizzo:

Prinsengracth 263

Area: Westermarkt

Amsterdam

Tel: 020-5567105

 

Orari e prezzi:

Dal 1 novembre al 31 marzo: Ogni giorno dalle 9.00 alle 19.00 (il sabato fino alle ore 21.00).
Dal 1 aprile al 31 ottobre: Ogni giorno dalle 9.00 alle 21.00 (il sabato fino alle ore 22.00).
In luglio ed in agosto il Museo rimarrà aperto ogni giorno fino alle 22.00!

Ultimo orario d'ingresso: 30 minuti prima della chiusura. 1 gennaio: ore 12.00 - 19.00

4 maggio: ore 9.00 - 19.00. Chiuso: a Jom Kippur (Giorno dell’espiazione). Nel 2015, 23 settembre. 7 novembre: ore 9:00 - 18.00. 25 dicembre: ore 12.00 - 17.00. 31 dicembre: ore 9.00 - 17.00. Adulti: € 9,- da 10 a 17 anni: € 4,50
da 0 a 9 anni: gratis European Youth Card: € 4,50

Dove si trova?

 

 

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