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Jan van Eyck

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Jan van Eyck - Biografia e opere 

 

Nato intorno al 1390 a Maaseik, nell'attuale provincia fiamminga del Limburgo in Belgio, Jan van Eyck  è uno dei grandi maestri del XV secolo. Fu il pittore fiammingo che perfezionò e sviluppò a livelli altissimi l'allora recente tecnica della pittura ad olio.  Inaugurò la storia del Rinascimento fiammingo, che in genere si conclude con la morte di Pieter Brueghel il Vecchio nel 1569. Nelle sue opere, Van Eyck mostrò un'apertura senza precedenti all'umanesimo, abbandonando in parte l'allegoria e la pittura religiosa classica. Portò la pittura devozionale al suo massimo grado di spiritualità. Attento alle manifestazioni palpabili della vita, eseguì anche ritratti che lo pongono all'avanguardia tra gli artisti europei della sua generazione.Il suo acuto realismo fu usato per servire uno studio psicologico oggettivo dei suoi modelli, del tutto inedito per l'epoca. È stato anche uno dei primi pittori a firmare le proprie opere. Tra i suoi  capolavori, entrati di diritto nella storia dell'arte, vi sono la pala d'altare nella cattedrale di Gand, la cosiddetta Adorazione dell'agnello Mistico (chiamata anche Pala di Gand del 1432) e il celeberrimo Ritratto dei Coniugi Arnolfini.

 

Jan van Eyck è una figura emblematica della pittura fiamminga del XV secolo. È conosciuto soprattutto come il pittore della pala dell'Adorazione dell'Agnello Mistico o, erroneamente, come l'inventore della pittura a olio, come sosteneva Giorgio Vasari (1511-1574). In realtà, l'opera di Jan van Eyck rappresenta i cambiamenti culturali avvenuti tra la fine del Medioevo e l'inizio del Rinascimento. Infatti, parallelamente al Rinascimento italiano, una nuova arte (nota come ars nova) emerse nelle regioni delle Fiandre e dei Paesi Bassi intorno al 1420. Il contesto economico di quest'area era fiorente e si prestava quindi alla creazione artistica.

 

D'altra parte, si verificò una rivoluzione nell'arte facilitata da nuove scoperte tecniche. Grazie alla sovrapposizione di diversi strati di smalti applicati su un fondo chiaro e all'uso di pittura mista a olio, la luce si riflette in modo completamente nuovo nei dipinti dei Primitivi fiamminghi. Questa tecnica, perfezionata da Van Eyck, suscitò l'ammirazione di tutta l'Europa, compresi gli artisti italiani. Molti pittori praticarono questo nuovo modo di dipingere e lo esportarono nel loro paese d'origine. L'influenza dell'ars nova fu così garantita in tutto il continente europeo. Grazie a queste innovazioni pittoriche, Jan van Eyck compose opere che rispecchiavano il più fedelmente possibile la realtà. Tutto, nella finitura dei rilievi, nei volumi e persino nella luce, andava in questa direzione. L'artista volle dare l'impressione che le sue figure fossero vive. Allo stesso modo, nelle sue tele compare un nuovo soggetto di studio: l'uomo. Pertanto, sebbene la sua opera sia composta principalmente da raffigurazioni religiose, Jan van Eyck è considerato un maestro del ritratto. I volti che dipingeva, visti di tre quarti e con gli occhi fissi sullo spettatore, alterarono i codici artistici dell'epoca.

 

Contesto?

 

Jan van Eyck è spesso considerato uno dei primi "Primitivi fiamminghi", termine che indica i pittori attivi nel XV secolo nei Paesi Bassi meridionali (gli attuali Belgio, Lussemburgo e Francia settentrionale), che all'epoca stavano vivendo un grande sviluppo culturale.


Opere principali?


Adorazione dell'Agnello Mistico (1420-1432).
Ritratto di uomo con turbante rosso (1433).
Ritratto dei coniugi Arnolfini (1434).
La Madonna del Cancelliere Rolin, detta Madonna di Autun (1435 circa).

 

 

Madonna del Cancelliere Rolin - Jan van EyckLa data esatta di nascita di Jan van Eyck non è nota. Nacque probabilmente in un villaggio della valle della Mosa. Il primo documento esistente su di lui, riguarda il periodo di quando era al servizio alla corte di Giovanni III di Baviera (futuro conte d'Olanda, 1375-1425) a L'Aia, tra il 1422 e il 1424, dove mostrò le sue capacità di disegno fin da giovane. Questo suggerirebbe una data di nascita dopo il 1395. La sua età apparente nel suo probabile autoritratto (prima foto in alto, Uomo col turbante rosso) suggerisce invece per la maggior parte degli studiosi una data anteriore al 1395, probabilmente il 1390. Al servizio di Giovanni III continuò l'opera dei fratelli Limbourg come miniatore per le Très Riches Heures del duca di Berry.

 

Nel 1425 entrò al servizio di Filippo il Buono, duca di Borgogna, come "valet de chambre" con prerogative pecuniarie, e vi rimase per tutta la vita. Incaricato di missioni segrete, nel 1428-1429 fece parte dell'ambasciata che si recò a Lisbona per negoziare il matrimonio del duca con Isabella del Portogallo (1397-1471) e ne dipinse il ritratto. Dopo aver preso residenza a Lille, si trasferì a Bruges, dove acquistò una casa nel 1431 e dove morì il 9 luglio 1441. Van Eyck per Filippo il Buono, non fu soltanto un geniale pittore di corte ma anche un abile ambasciatore, a cui vennero affidati delicati incarichi diplomatici oltre che in Portogallo in Terrasanta, in Spagna e forse anche in Italia.
 

Nulla si sa dell'educazione e della personalità dell'artista, ma l'incondizionato elogio dei suoi contemporanei, le sue responsabilità politiche e le opere stesse, denotano una cultura prospettica e botanica eccezionali. Indicano che con Jan van Eyck è già finita l'epoca delle tradizioni di bottega che tanta parte aveva avuto nella formazione degli artisti del XIV secolo. Il pittore non è più un artigiano, ma un uomo di vasta cultura; d'ora in poi non sarà più sufficiente studiare i precetti del maestro, ma sarà necessario indagare la natura e il mondo dell'uomo con mentalità scientifica in modo da conoscere "le stoffe come un tessitore, le architettura come un architetto, la terra come un geografo, la flora come un botanico".

Pochissime notizie si hanno della vita del caro fratello maggiore, Hubert van Eyck (in passato si mise in dubbio perfino la sua esistenza) che con Jan collaborò tutta la vita e morì a Gand nel 1426. Ma è a Jan che oggi viene attribuito, più o meno concordemente, il merito maggiore di tutti dipinti che passano sotto il nome dei due fratelli.

La prosperità delle Friandre

Jan van Eyck è spesso considerato uno dei primi primitivi fiamminghi. Questo termine designa i pittori attivi nell'ex Olanda meridionale, unificata dai duchi di Borgogna all'inizio del XV secolo. Grazie alla loro politica di conquista e alle efficaci alleanze matrimoniali, i duchi di Borgogna divennero rapidamente una delle grandi potenze dell'epoca. La città di Bruges, con il suo splendore e il suo fasto, rappresentava perfettamente la prosperità delle Fiandre e dei Paesi Bassi nel XV secolo. Le sue attività commerciali, che divennero floride grazie all'industria dei tessuti e dei beni di lusso, e la sua posizione privilegiata ne fecero un centro del commercio europeo. La città si arricchì anche grazie agli scambi e ai legami che stabilì con i suoi partner commerciali, come Londra, Genova e Venezia. Questo contesto economico era favorevole allo sviluppo artistico e al mecenatismo della corte borgognona. Oltre alla pittura, fiorirono le arti della miniatura e dell'arazzo. Grazie ai numerosi scambi commerciali, le navi portarono con sé le innovazioni artistiche italiane da un lato, e dall'altro contribuirono a diffondere lo stile fiammingo in Italia, Germania e Francia.

L'iconografia Mariana

Tra le opere superstiti di Van Eyck, soprattutto Vergini e ritratti, alcune sono datate con precisione (dal 1432 in poi) e recano la sua firma, molto elaborata e, cosa insolita per un artista, accompagnata dal suo motto personale, che può essere tradotto come "Come meglio posso". La Madonna del Cancelliere Rolin (o Vergine del Donatore, 1435 circa, Louvre). Le due figure monumentali si fronteggiano: da un lato il cancelliere inginocchiato, dall'altro la Vergine seduta che accoglie il figlio in ginocchio come su un trono; tra loro lo spazio si apre su un paesaggio urbano attraversato da un ampio fiume. Il risultato è un'impressione di notevole equilibrio e scala. La Madonna del canonico van der Paele (1436, Groeninge Museum, Bruges) raggiunge un'estrema raffinatezza nel trattamento dei dettagli e dei materiali. Questi due dipinti sembrano essere stati destinati alla cappella votiva dei donatori (ad Autun il primo, a Bruges il secondo).

Si conoscono altre Vergini di Van Eyck: il Trittico di Dresda (1437), la Madonna col Bambino alla fontana (Museo Reale di Belle Arti di Anversa, 1439) e la Madonna nella Chiesa sono tutte opere dal colore sontuoso, dipinte con infinita cura e attenzione. Anche ad Anversa troviamo una Santa Barbara (Museo Reale di Belle Arti di Anversa, 1437), eseguita solo a grisaglia e incompiuta.

Ore di TorinoJan van Eyck prese le mosse della cultura figurativa tardo gotica, visibile nelle miniature delle Ore di Torino (conservato nel Museo civico d'Arte antica di Palazzo Madama di Torino). Il libro era appartenuto a Jean de Berry ed è stato smembrato in più parti. Quattro fogli, con cinque miniature si trovano oggi al Louvre, ed uno al Getty Museum. In seguito nella già citata minuscola Madonna nella Chiesa (oggi alla Gemäldegalerie di Berlino) Jan raggiunse la sua tipica cifra stilistica che ebbe il suo culmine nell'esecuzione del celeberrimo Polittico di Gand, probabilmente iniziato dal fratello Hubert. Quest'opera, il capolavoro dell'arte fiamminga, è tuttora al centro di complessi diatribe filologiche; tuttavia, pur discutendo sull'attribuzione di alcuni pannelli, tutti sono concordi nel ritenere che fu Jan ad unificare le diverse parti del polittico, creando una struttura iconograficamente e stilisticamente coerente.

Adorazione agnello mistico L'artista si rivela completo padrone dei suoi mezzi espressivi trattando con suprema perizia le luci e le ombre, ottenute con un perfetto uso dei colori a olio che, secondo una tradizione leggendaria, sarebbero stati inventati proprio da lui. In realtà la pittura ad olio era già nota da tempo, tuttavia gli esami di laboratorio hanno rivelato l'incredibile cura posta dal pittore nello stendere e lisciare i colori sulle tavole di quercia (che erano il supporto più comune delle sue opere) attraverso una preparazione di gesso e colla animale che annullava le irregolarità del legno. I suoi celebri effetti di luminosità e analiticità erano ottenuti stendendo una serie di velature a olio più o meno dense che permettevano il passaggio della luce (la tempera invece non lo consente, determinando una superficie opaca), la quale veniva riflessa dalla preparazione in gesso, e ciò accadeva perché il pigmento del colore era mescolato con un olio essiccativo a presa rapida, che lo rendeva in parte trasparente. Questo fu il segreto di Jan van Eyck, che gli permise di raggiungere effetti di luce e di incarnato mai fino ad allora conosciuti.

Dopo questo grande 'esploit', l'arte di Jan non conobbe importanti innovazioni, fatta eccezione per una resa sempre più minuziosa dei particolari. La sua ricerca, sempre più attenta e penetrante sugli infiniti aspetti del mondo visibile, sull'apparire delle cose e degli esseri umani, lo condusse ai grandi capolavori della maturità quali il celeberrimo I coniugi Arnolfini, la Madonna del cancelliere Rolin e la Madonna del canonico Val del Paele. Il Ritratto dei Coniugi Arnolfini è uno dei capolavori più popolari della National Gallery di Londra e venne dipinto a Bruges, su commissione di ricchi mercanti di tessuti di Lucca, nel 1434. Questo piccolo capolavoro ad olio su una tavola di rovere ha influenzato i pittori e la storia stessa dell'arte, da Velázquez a David Hockney. L'acuto realismo analitico dello stile di van Eyck lo predispose naturalmente al ritratto, all'approfondito studio delle fisionomie. Lontani dalla carica espressiva degli uomini terreni di Roger van der Weyden, i ritratti di van Eyck, seppure di un naturalismo inarrivabile, sono colti in un momento di distacco: quando l'uomo, lontano dall'essere parte della società, si ripiega sui propri pensieri, isolato in una meditazione profonda, enigmatica. L'influsso di Jan fu enorme e si fece sentire dalla Francia alla Spagna, dalla Germania all'Italia, dove Antonello da Messina ne diffuse con fascino irresistibile il messaggio.

Vedere anche l'articolo dedicato alla Madonna del Cancelliere Rolin.

 

Il contesto del secolo dell'Umanesimo

Il XV secolo fu un periodo di transizione tra il Medioevo e il Rinascimento. Si trattò di un vasto movimento di rinnovamento delle arti che ebbe origine in Italia. A poco a poco, l'uomo si è liberato da un quadro religioso onnipresente e si è interessato a se stesso. Questa corrente di pensiero, nota come "Umanesimo", poneva l'essere umano al centro di tutte le preoccupazioni culturali: letteratura, pittura, architettura, ecc. La paternità del movimento umanista è attribuita a Petrarca (1303-1374). Petrarca, che rivisitava autori dimenticati come Cicerone (106-43 a.C.), fu imitato da molti intellettuali, che abbandonarono i modelli medievali per abbracciare gli insegnamenti dell'antichità greco-romana, riscoperti attraverso i testi originali e non più attraverso le loro traduzioni. Questo portò a un vero e proprio rinnovamento intellettuale e artistico. Dalla culla italiana, questa tendenza si diffuse poi in tutta Europa. Anche se l'umanesimo assunse forme diverse a Firenze e nelle Fiandre, in entrambi i casi l'attenzione era rivolta alla natura e all'individuo.

Fu anche un secolo di innovazioni e scoperte nelle tecniche artistiche. Per rendere i loro dipinti più realistici, i pittori iniziarono a utilizzare le leggi della prospettiva e, per rendere la luce parte integrante della composizione, perfezionarono, come abbiamo visto, la pittura a olio. Inoltre, le opere a tema religioso condividevano sempre più spesso lo spazio con i soggetti laici, per rappresentare la nuova posizione di rilievo dell'uomo. Nemmeno la natura poteva resistergli. Le arti erano decise a dominarla, come si evince dall'aumento dei dipinti di paesaggio, ma anche nella pratica: le costruzioni architettoniche diventavano più numerose e più audaci. Infatti, l'uomo arriverà a respingere i confini della conoscenza salpando e ridisegnando le frontiere del mondo conosciuto con la scoperta dell'America nel 1492.

Questo nuovo modo di pensare ebbe un impatto senza precedenti, favorito dall'invenzione della stampa a metà del XV secolo. La sete di conoscenza assoluta e universale, obiettivo principale degli intellettuali di questo secolo, era tale che apparvero le prime traduzioni della Bibbia in volgare (cioè nella lingua del Paese in cui veniva diffusa). In precedenza, le Sacre Scritture erano state distribuite solo in latino ed erano quindi ad uso esclusivo degli studiosi.


 

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