Antonello da Messina

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Antonello da Messina - Vita, biografia e opere

 

Antonio de Antonio, conosciuto universalmente come Antonello da Messina, nato a Messina nel 1430 e morto nella stessa città nel 1479, secondo alcuni storici dell'arte è il primo pittore veramente europeo e le sue sue varie opere sollevano questioni cruciali per la nostra comprensione dell'arte europea. Nessun altro artista italiano del XV secolo rispose in un modo così diretto non solo agli indiscussi maestri fiamminghi di Bruges e Bruxelles, come Jan Van Eyck  e Petrus Christus, in particolare, ma anche ai giganti della pittura francese provenzale, come il Maestro dell'Annunciazione di Aix-en-Provence e Enguerrand Quarton.

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Non sappiamo per certo se Antonello da Messina incontrò personalmente uno di questi artisti nel corso dei suoi viaggi e se sia venuto a conoscenza del loro lavoro durante il periodo che trascorse a Napoli, dove la pittura fiamminga era molto apprezzata e dove tra il 1438 e il 1442, Renato d'Angiò brevemente governò come re di Napoli e di Sicilia. In ogni caso, le qualità di Antonello come pittore di ritratti e paesaggi è inconcepibile senza questi grandi maestri, ed è uno dei misteri più intriganti dell'arte italiana. Un artista così vicino ai modelli del nord Europa che tuttavia lavorò per gran parte della sua carriera solo in Sicilia.

 

Per artisti che lavoravano in un porto di mare come Messina, viaggiare era quasi naturale, e la questione di fronte a chiunque cerchi di "spiegare" la della carriera di Antonello è quanto e dove i suoi viaggi possono averlo influenzato nella sua arte. Le uniche certezze circa le sue destinazioni fuori dalla Sicilia riguardano Napoli e Venezia. La sua progressione artistica fu davvero incredibile. La sua maestria con la tecnica della pittura a olio talmente alta che Giorgio Vasari a torto, lo indicò come responsabile della sua introduzione in Italia. I suoi dipinti maturi trasmettono come nessun altro la luce brillante della Sicilia, sia che si tratta di un paesaggio, sia filtrata attraverso le finestre di quei cupi ma eleganti palazzi siciliani in pietra scura.

San Girolamo nello StudioLa sua pittura miracolosa di San Girolamo nello studio (National Gallery, Londra) sembrava ai contemporanei eguagliare i sottili effetti descrittivi di quelle meraviglie dell'arte olandese: la pittura come un microcosmo. In effetti, l'intenditore d'arte veneziano del XVI secolo, Marcantonio Michiel non riusciva a credere che quello fosse dipinto da un italiano, e suggerì che si trattasse di van Eyck o Memling come un'attribuzione più probabile. La verità è che il dipinto di Antonello da Messina possedeva una armonia e una chiarezza geometrica della struttura che era solo dell'artista siciliano. Si tratta di un lavoro in primo luogo per lo spazio e la luce e solo secondariamente riguarda il santo studioso seduto nella sua biblioteca. La luce che illumina il piano entra in scena dallo spazio dello spettatore, mentre i recessi del palazzo sono illuminati dalle finestre lungo la parete di fondo. Anche se le finestre quadrate del piano terra con l'incantevole vista sul paesaggio siciliano, la finestre bifore gotiche del piano superiore si affacciano su un cielo azzurro cristallino costellato di rondini. Tipicamente, la facciata palazzo con un arco aperto non solo incornicia la vista interiore, ma fornisce anche l'occasione per un incantevole scena di genere con una pernice e un pavone e una ciotola di ottone con l'acqua.

San Girolamo nello StudioNon meno memorabile Antonello da Messina è la di Crocifissione (che si trova al Koninklijk Museum voor Schone Kunsten di Anversa), in cui il gruppo figura affettiva in primo piano si trova contro un paesaggio punteggiato da mura, un castello, e dolci colline che portano l'occhio ad una baia illuminata dal sole lontano non sfigura con la poesia di Seurat nel dipinto Il canale di Gravelines, in direzione del mare di più di quattro secoli dopo. In effetti, così perfettamente acuto è il senso del tono, la luce, e la geometria potrebbe pensare il pittore francese del diciannovesimo secolo conoscesse bene questo dipinto, che entrò nel museo di Anversa solo nel 1840.

Che Antonello da Messina sia stato è stato una figura chiave nella storia della pittura veneziana è da tempo riconosciuto, anche se il suo impatto si estese ben oltre la tanto ripetuta affermazione, falsa, come si scoprì, che fu lui che introdusse Giovanni Bellini alla pratica della pittura ad olio.

 

La presenza di Antonello da Messina a Venezia è documentata in città nel periodo 1475-1476, ma le sue visite potrebbe essere state più frequente di quelle che la documentazione sembra suggerire. Come, data la scarsità delle prove, possiamo tracciare gli effetti dell'influenza reciproca che ebbero tra loro Antonello da Messina e Bellini? Sembra più che probabile che le qualità ritrattistiche di Bellini furono influenzate all'esempio del siciliano. Ma fu altrettanto vero, che Antonello, fu il creatore di quelle grandi, spaziose pale d'altare in cui la Vergine e il suo seguito sono mostrati in trono in una cappella dall'architettura fittizia progettata per estendere illusionisticamente lo spazio della chiesa, come spesso si sostiene?
 

Qualunque sia il caso, purtroppo, del contributo simbolo di Antonello a questo genere di pala d'Altare a Venezia sopravvive solo in minima parte, con dei frammenti della Pala di San Cassiano, di 1475-1476 oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna. Chi altro avrebbe mai pensato di aggiungere come sfondo, alla figura nobile sotto forma del nudo di San Sebastiano una vista di eleganti palazzi veneziani che si affacciano su un canale o sulla laguna, popolato da figure vestite riccamente fastidiosamente indifferenti al destino del giovane Sebastiano annichilito dalle frecce?

 

Un soldato ha messo la sua alabarda da parte e viene mostrato disteso, dormendo sulla piazza lastricata di marmo, la sua posa chiaramente ispirata all'opera di Andrea Mantegna nella vicina Padova, ci ricorda che Antonello da Messina era consapevole del suo prestigio e gli attribuiva indicazioni della padronanza della prospettiva. Altri studiosi vedono chiare influenze con l'opera di Pietro della Francesca. Forse i due artisti si incontrano? L'artista siciliano ebbe mai l'occasione di studiare l'opera di Piero? O siamo semplicemente di fronte a due sensibilità affini alimentate dall'accesso alle fonti teoriche, letterarie, artistiche e simili?

Nel tentativo di ricostruire la narrazione della vita di Antonello, ricordiamo che la carriera dell'artista non è meno notevole per i cali di documentazione di quanto lo sia per la qualità dei dipinti che ha prodotto. Come ritrattista estremamente dotato e originale, Antonello è stato il primo a suggerire, da quei sorrisi indimenticabili che sembrano sul punto di rompersi ciò che i critici umanisti del Quattrocento indicano come "i movimenti della mente", la vita interiore dietro la maschera dipinta di tanti ritratti del Rinascimento. Il suo successo può essere visto come un primo passo verso uno dei sorrisi più famosi della storia dell'arte, il sorriso della Monna Lisa di Leonardo da Vinci. Antonello era anche il creatore di immagini profondamente emotive di Cristo come l'"Uomo dei dolori". In queste immagini straordinarie, lo spettatore è posto in prossimità più vicino possibile ad una palpabile somiglianza fisica della sofferenza, trasformando gli stessi termini di devozionale privata. Per attenuare queste immagini, ha sempre dipinto un parapetto fittizio con un pezzo illusionisticamente reso da carta spiegazzata attaccato da ceralacca. Di solito il cartellino, come è più spesso chiamato, contiene la sua firma.


L'arte di Antonello da Messina impone una potente dinamica con lo spettatore, che viene incoraggiato da effetti illusionistici come il parapetto e il cartellino a sperimentare la pittura come un'estensione della realtà. Le sue figure di Cristo e della Vergine estendono le loro mani nel nostro mondo, separati solo da la finzione di una sporgenza dipinta. Le divisioni mentali tra passato e presente, i regni del sacro e del profano, si confondono e sono messi in contatto diretto apparente con gli oggetti della nostra devozione. In modo simile, i personaggi dei suoi ritratti impegnano la nostra attenzione con il loro sguardo e sembra dalle loro espressioni che rispondano in quale modo alla nostra presenza. In questi modi, Antonello ha dato alle sue opere una dimensione psicologica convincente che è stata fondamentale per la storia della pittura europea.

 

Percorso artistico

 

La visita dei tre angeli ad AbramoAntonello da Messina compi la sua formazione artistica a Napoli dove frequentò la bottega del Colantonio (che forse fu allievo di Barthélemy d'Eyck, pittore fiammingo della corte di Renato d'Angiò, che probabilmente era parente dei fratelli Jan e Hubert van Eyck) durante un soggiorno che è da porsi intorno al 1450. Nella città partenopea si intrecciavano correnti fiamminghe, spagnole e provenzali, che entrarono così nella sua cultura alimentandovi una visione oggettiva, lenticolare e realistica.

 

La geniale invenzione di Antonello da Messina che caratterizzerà definitivamente il suo stile, fu di fondere quella visione con la forma italiana e con la nuova spazialità, prospettica. Questo stile si riconosce già tutto formato nelle prime opere autografe, la Crocifissione (Bucarest, Museo d'Arte), le piccole tavole con San Gerolamo penitente e La visita dei tre angeli ad Abramo (Reggio Calabria, Pinacoteca Civiva), il Salvator Mundi (Londra, National Gallery, datato 1465), la Madonna col Bambino (National Gallery.) e il già citato San Gerolamo nello studio (Londra, National Gallery).

 

Pala di San CassianoL'evoluzione dell'arte di Antonello da Messina si manifesta con una accentuazione degli elementi già tipici del suo stile (la nitida perfezione formale, lo splendore luminoso del colore, la consistenza plastica delle figure) e fa pensare (come già accennato) a un suo incontro con Piero della Francesca, forse a Roma, e con Beato Angelico. Ne sono altissima prova l'Ecce Homo (Piacenza, Pinacoteca Collegio Alberoni), la Vergine Annunciata (Monaco, Bayerische Staatsgemäldesammlungen), la già citata Crocifissione (Anversa, Musee Royal des Beaux-Arts) e la celeberrima Vergine Annunciata della Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo.

 

Come tra il 1474 e il 1475 Antonello si stabili a Venezia, dove subì qualche influenza (specie da Giovanni Bellini), ma senza sostanzialmente modificare il suo stile, che influì, a sua volta, in maniera notevole, su molti artisti veneziani (sullo stesso Bellini, su Carpaccio, Cima da Conegliano e Alvise Vivarini). A questo periodo risalgono alcune delle sue opere più famose quali la Crocifissione esposta a Anversa e la pala per la Chiesa di San Cassiano con la Madonna in trono e santi (di cui rimangono solo alcune parti a Vienna), laVergine Annunciata  di Palermo, il San Sebastiano (Dresda, Gemäldegalerie Alte Meister).

 

Antonello da Messina è ricordato universalmente come eccellente ritrattista: da ricordare il Ritratto d'uomo, forse un autoritratto (Londra, National Gallery), il Ritratto d'uomo (Roma, Galleria Borghese), il cosiddetto Condottiero (Parigi, Louvre, datato 1475), il Ritratto d'uomo, detto Ritratto Trivulzio (Torino, Museo civico d'arte antica) il Ritratto di giovane (Berlino, Gemäldegalerie), Ritratto d'ignoto marinaio (Cefalù, Museo Mandralisca), Ritratto di Uomo (Madrid, Museo Thyssen Bornemiza). In queste opere l'acuta definizione fisionomica e psicologica dei personaggi assume un valore quasi monumentale: lontana da ogni realismo immediato, essa si trasfigura in ideale pu-rezza di forme.

 

Antonello da Messina morì nella sua città natale nel 1479. Nel suo testamento chiese di essere sepolto in un saio monacale. Divise la sua eredità in modo equo tra la moglie e figli.

 

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