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Villa Bottini a Lucca

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Villa Bottini a Lucca

 

Villa Bottini, uno dei luoghi centrali nella vita culturale lucchese, dall'antica e interessante storia, si trova immediatamente fuori della medievale Porta di San Gervasio e all'interno della cinta muraria cinquecentesca: la zona, quando la villa tra 1566 e 1593 venne edificata dalla potente famiglia lucchese dei Buonvisi, presentava pochissime costruzioni ed era ricca di orti, tanto da far chiamare l'edificio con l'appellativo "al giardino", a ricordo anche del parco compreso nella villa.  Possiede una rilevanza storica notevolissima: infatti il suo schema compositivo funzionò da modello per la costruzione di molte ville nel territorio lucchese e la "villa ideale" teorizzata da Lorenzo Sanminiati, sembra essere ricalcata sulle sue forme.

 

Villa BottiniL'edificio è situato vicino all'ingresso principale del giardino, cinto per tre lati da alte muraglie includenti portali e finestre: la costruzione è un semplice parallelepipedo, a pianta rettangolare, si compone di un seminterrato, un piano rialzato, un piano superiore di altezza notevolmente inferiore, soprelevato da una loggia-belvedere finestrata, che trova il suo maggior pregio particolarmente nella facciata posteriore. Nella facciata posteriore, al piano rialzato, si apre un portico che dà accesso al salone. Si tratta di un prospetto retto da raffinatissimi rapporti proporzionali che legano tra loro le aperture del porticato, la scala e la spartizione della superficie murarla con le finestre. Analoga purezza distributiva si riscontra nell'interno, col piano nobile che fa perno attorno al portico e al salone, dove si trovano pregevoli affreschi, eseguiti nel 1593 dal pittore senese Ventura Salimbeni, tra i quali la suggestiva Sala con le Virtù.


La loggia e le sale furono affrescate da Salimbeni nel 1608 possiedono l'influenza dei ricordi romani dell'artista. Ricordi raffaelleschi, come nella decorazione a grottesche, nella Nascita di Venere che prende ispirazione dalla Galatea nel Palazzo della Farnesina a Roma, nell'armoniosa Giunone con pavone, nel Ganimede; si uniscono a richiami all'altro senese Domenico Beccafumi, a Correggio, al Federico Barocci, a Bernardino Poccetti, a Cavaliere d'Arpino.

 

I dipinti maggiori rappresentano: 1 - Salone: Banchetto degli dei, al centro; sedici lunette a paesaggi con Caduta di Fetonte, Leda ed il cigno, Perseo che uccide il drago, Apollo e Marsia, Gea genera i Titani, Diana ed Endimione, ecc.; negli scomparti triangolari si trovano figure femminili e putti che ricordano analoghe composizioni raffaellesche. 2 - Portico della facciata: Apollo e le Muse, al centro del soffitto; nei dieci triangoli tra le lunette, divinità. 3 - Sala delle Virtù (a destra entrando nella loggia), così detta dal dipinto col Consesso delle Virtù (scomparto rettangolare nel soffitto); nelle dieci lunette, Iride, l'Anno, le quattro Stagioni, Kronos, Luna, Teti, Perseis, Giunone crea la via Lattea, Urania, Cibele; nelle lunette e nei rettangoli superiori, Ganimede, Orfeo, Andromeda, Vulcano, Giunone, Bacco e Arianna. 4 - Sala di Venere: Afrodite con canti e tritoni, al centro del soffitto; dieci lunette con episodi mitologici in paesaggi; negli scomparti triangolari, divinità ed amorini. 5 - Sala di Diana: Trionfo di Diana, al centro del soffitto; dieci lunette con episodi di caccia; nei triangoli, ninfe (Nereide, Naiade, Napea, Driade e Amadriade, Himnide). 6 - Sala delle Scienze (a sinistra della loggia; secondo Elena Mirolli, la studiosa di inizio Novecento a cui si deve una importante monografia sul Salimbeni, i dipinti di questa sala sono assegnabili ad Agostino Tassi, il talentuoso e discusso artista che divenne tristemente famoso per il caso la condanna al processo di stupro ai danni di Artemisia Gentileschi): al centro del soffitto, Poeti e scienziati guidati al tempio della Gloria; nei triangoli, le Arti (Musica, Aritmetica, Astrologia e Geometria, Grammatica, Retorica, Dialet-tica); nelle lunette, alcuni grandi che beneficarono l'umanità (Laso di Ermione, Pitagora, Dante, Aristotele, Archimede, Esculapio).

 

Villa BottiniNella costruzione del complesso sono intervenute, secondo buona parte della critica, almeno tre distinte personalità: l'autore della villa; Vincenzo Civitali che realizzò l'ingresso maggiore, le finestre a fianco e il frontespizio interno del portico; e infine l'autore dell'originalissimo portale, in fondo al giardino, che permetteva di accedere a un ninfeo. Si tratta di una costruzione composta da quattro coppie di colonne, fasciate da bugne, da un arco ornato con bugne, teste di leone, pendane e bucrani, e da un coronamento a balaustra, fiancheggiato da due statue di Fiumi, dal quale sfuggono stalattiti: la stupenda architettura, per il vigore plastico e per la stretta compenetrazione di natura e forme architettoniche, corrisponde ai modi inventivi di Bernardo Buontalenti disegnatore di architetture per giardini, tra cui il famosissimo Giardino di Boboli.  Il parco con giardino, originariamente all’italiana, successivamente alla francese, termina con un ninfeo attribuito al Giambologna, e si affaccia con un mirabile portale a giorno su via Elisa a sud ed è cinto da un muro plasticamente ritmato da finestre a giorno e portali d’eccellente fattura lungo via del Fosso a ovest e via Santa Chiara ad est.

 

Villa BottiniCome ogni antica villa che si rispetti, anche Villa Bottini, in precedenza Villa Buonvisi al "Giardino" possiede la sua leggenda. Si tratta di una storia popolare, nata alla fine del XVI secolo, che racconta che nelle notti di ogni primo di giugno appaiono sia all’interno della Villa, che nel suo parco, una coppia di fantasmi. Sono i fantasmi di Massimiliano Arnolfini, il cui nome di famiglia appare spesso tra le strade di Lucca (vedere l'articolo dedicato ai Coniugi Arnolfini) e della sua amante Lucrezia Malpigli, che il 1 giugno 1593 fecero uccidere nei pressi della Villa, il nobile lucchese Lelio Buonvisi di ritorno da una funzione religiosa insieme con la moglie appena avvenuto nella Chiesa di Santa Maria dei Servi. Villa BottiniVista l'autorevolezza della vittima e della famiglia, la mattina successiva gli Anziani, il gonfaloniere e il podestà di Lucca pubblicarono un bando che ingiungeva a chiunque avesse notizia dell'accaduto di presentarsi alle autorità. Il primo a dichiarare che il mandante dell'omicidio era Massimiliano Arnolfini fu Lorenzo di Giovanni Buonvisi, parente stretto dell'ucciso e una delle maggiori autorità cittadine. I due mandanti furono allora scoperti e condannati. Arnolfini fu scoperto e arrestato 22 anni dopo mentre vagava in stato confusionale proprio davanti a Villa Buonvisi (che poi sarebbe diventata Villa Bottini) e rinchiuso nella Torre Matilda a Viareggio, dove morì presumibilmente nel 1629 dopo molti anni di prigionia a quasi sessantanni. Lucrezia Malpigli prese i voti ed entrò (con il nome di Suor Umilia) nel Convento di Santa Chiara.  Dodici anni dopo circa tuttavia, fu però coinvolta nello scandalo sessuale seguito alla scoperta di alcune tresche amorose nelle quali erano coinvolte alcune suore del convento. Un affresco presente nella Villa Bottini, secondo qualcuno (ma con molti dubbi) raffigurante Andromeda incatenata che assiste alla lotta di Perseo, ricorderebbe simbolicamente la storia e la leggenda (appunto).

 

Villa BottiniLa villa ha subito varie vicissitudini rimanendo purtroppo anche per lungo tempo chiusa e abbandonata. Dopo i Buonvisi la villa fu di proprietà di Elisa Baciocchi, la sorella di Napoleone che governava lucca agli inizi dell'Ottocento. Agli inizi del Novecento divenne proprietà dei marchesi Bottini di Lucca; successivamente passò alla famiglia Motroni Andreozzi ed infine ai Marcheschi. Nel 1977, un collettivo studentesco, per sensibilizzare l'opinione pubblica sullo stato di abbandono e degrado in cui versava la villa,  12 Febbraio, occupò l'edificio con centinaia di ragazze e ragazzi. L'intento era quello di farla rivivere come struttura in gado di dar vita ad avvenimenti culturali, sociali, politici. Villa Bottini si aprì così alla città e da subito divenne laboratorio e fulcro di idee. Ci furono concerti, spettacoli teatrali e di danza, incontri, proiezioni e molto altro. Nei quattro mesi dell'occupazione furono prodotti innumerevoli documenti, volantini e manifesti, furono organizzate conferenze, manifestazioni, corsi di arti orientali, scuole di musica. La pressione data da un evento così inatteso e ingombrante fece sì che le trattative fra la proprietà della Villa e il Comune di Lucca per l'acquisto del bene e il conferimento al patrimonio pubblico, si riattivassero. Villa Bottini venne acquisita dalla Regione Toscana e dopo i restauri venne ceduta al Comune. Oggi la Villa è utilizzata come ambiente di rappresentanza del Comune e sede dell'Ufficio Cultura e si svolgono ogni anno incontri culturali e manifestazioni tra le più importanti di Lucca.

 

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