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Monumento a Ilaria del Carretto

Monumento a Ilaria del Carretto

 

Nessun monumento funerario, si legge nel libri di storia dell'arte, eguaglia la stupenda serenità, il lirismo intenso e trattenuto del monumento funebre di Ilaria del Carretto, vero e proprio simbolo della città di Lucca. Sembra ancora di sentirlo quel ritmo dannunziano, a stordire l'animo tra antiche signorie e leggiadre fanciulle. "[...] Ora donne la bianca fiordaligi | chiusa ne' panni, stesa in sul coperchio | del bel sepolcro; e tu l'avesti a specchio | forse, ebbe la tua riva i suoi vestigi. | Ma oggi non Ilaria del Carretto | signoreggia la terra che tu bagni, | o Serchio [...] " (Gabriele D'Annunzio, Elettra)

Di Lucca D'Annunzio ricorda chi in vita ebbe a donar sorrisi e in morte romantiche vestigia. Costei era Ilaria del Carretto, nata savonese e morta lucchese, seconda moglie di Paolo Guinigi, signore della città. Figlia del marchese della Liguria occidentale, il suo matrimonio con il Guinigi, forse all'epoca l'uomo più ricco d'Europa, fu convenuto da Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, per rinforzare l'alleanza contro la Signoria di Firenze. Di lei si diceva che era bellissima, ben educata e di buona dote. Aveva solo 26 anni quando morì nel 1405 dando alla luce una figlia di nome anch'essa chiamata Ilaria.

Monumento a Ilaria del CarrettoPochi anni dopo, Jacopo della Quercia, le dedicò quel famoso monumento funebre, 'gesto' artistico' tra i più belli della storia d'arte italiana. Da quel viso scultoreo, che oggi tutti si ammira nella Cattedrale di San Martino a Lucca, sembra quasi poter leggere le piccole gesta quotidiane di una giovane signora di altri tempi, tale è il perpetuo fascino che l'artista senese ha assicurato ai posteri.

Il capolavoro scultoreo ci permette di conoscere le vicende storiche legate ad Ilaria del Carretto. La scultura fu commissionato al Della Quercia dallo stesso Paolo Guinigi, marito della giovane, allo scopo di eternare la memoria della moglie. Ricorda il Vasari nel 1568:

"… A Lucca e quivi a Paolo Guinigi che n'era signore fece per la moglie che poco inanzi era morta, nella chiesa di San Martino una sepoltura; nel basamento della quale condusse alcuni putti di marmo che reggono un festone tanto pulitamente, che parevano di carne: e nella cassa posta sopra il detto basamento fece con infinita diligenza l'immagine della moglie d'esso Paulo Guinigi che dentro vi fu sepolta; e a' piedi d'essa fece nel medesimo sasso un cane di tondo rilievo, per la fede da lei portata al marito…"

Monumento a Ilaria del CarrettoRecenti studi hanno stabilito che Ilaria del Carretto in quella magnifica tomba non è mai stata sepolta e che le sue spoglie furono infatti conservate nella chiesa di Santa Lucia, nel complesso di San Francesco da poco magnificamente restaurato, sempre a Lucca. Al centro degli studi è la cappella Guinigi, nella quale furono sepolti diversi membri della nobile famiglia lucchese. Sempre nella cappella, ma separate dal resto, appaiono alcune altre tombe, resti di singole sepolture appartenenti secondo gli studi alle mogli del Guinigi. Costui ebbe infatti ben quattro mogli: Maria Caterina degli Anterminelli, la prima giovanissima moglie (aveva solo 12 anni quando morì nel 1400 per una epidemia di peste), Ilaria del Carretto, quindi Piacentina da Varano e infine Jacopa Trinci, ultima moglie (sposata nel 1420 e morta nel 1422). Una di queste sepolture ospita uno scheletro di età compresa tra i 20 e i 27 anni, che viene attribuito proprio ad Ilaria del Carretto.

Monumento a Ilaria del CarrettoPoco importa la presenza o meno di un corpo ormai svanito. Nella memoria storica rimane la splendida opera d'arte. A commuovere è ancora oggi, dopo sei secoli, quel monumento funebre scolpito con grande maestria, capace di emozionare, di commuovere osservando quel piccolo cane ai piedi della giovane, che guarda a lei supplicando nuove carezze. Non accetta l'evento, non è in grado di interpretarlo. Non abbiamo elementi per capire se il cane sia o meno esistito; pare infatti rappresentare un simbolo di fedeltà coniugale, come si usava all'epoca, soprattutto nelle corti del nord Europa, con le quali le signorie toscane erano bene in contatto. Da un punto di vista artistico, la sua posizione porta lo spettatore ad uno sguardo di prospettiva più ampio e profondo verso il volto della giovane.

Ilaria arrivò a Lucca in pieno inverno, il 2 febbraio del 1403. Era poco più che ventiquattrenne quando fuori dalle Mura di Lucca, a Ponte San Pietro, incontrò il suo futuro marito, di sei anni più anziano, e già vedovo della giovane Antelminelli (quest'ultima, ricordiamolo, era a sua volta discendente di Castruccio Castracani). Ilaria e Paolo si sposarono il giorno seguente nella Chiesa di San Romano, con sfarzo e alla presenza della maggiore nobiltà lucchese. La città però ebbe modo di conoscere la giovane donna per soli due anni, il tempo di due gravidanze: la prima, completatasi con la nascita di Ladislao, la seconda con la nascita di una bambina che porterà il suo stesso nome (Ilaria Minor) e il cui parto le fu fatale. Qualche anno dopo, Jacopo della Quercia realizzerà il famoso monumento funebre, che originariamente si trovava nella parte del transetto meridionale (vicino al Monumento funebre di Domenico Bertini).

Il Guinigi era un uomo di potere e di cultura, capiva l'arte e ne riconosceva il valore. Per questo volle continuare a manifestare il proprio amore e il proprio potere con una tomba non comune in Italia, e in una posizione, quella all'interno del Duomo della sua città, che doveva ricordare ai lucchesi il potere della famiglia Guinigi. Andava a crearsi di fatto una cappella signorile nel transetto della chiesa.

Per il grande critico d'arte vittoriano John Ruskin, la scultura di Jacopo della Quercia dedicata a Ilaria del Carretto era la più bella scultura del Rinascimento. Ruskin amava moltissimo Lucca, forse più di Venezia o Firenze, e nel corso di 30 anni, soggiornò qui molte volte; prendeva posto in una camera con vista sulla Piazza Napoleone all'Hotel Universo (che sta sempre lì). Leggete anche del suo apprezzamento per Santa Maria Forisportam, tesoro dimenticato, che tutt'oggi custodisce due preziosi quadri di Guercino, il pittore preferito da Sgarbi. Ruskin non mancò di tornare a Lucca a fare visita alla sua "Ilaria", di cui dipinse anche quattro splendidi acquarelli. Così scrisse dopo la prima volta al cospetto della scultura:

"Ella giace su un semplice cuscino, con un cagnolino ai piedi. La veste di foggia medievale è assai modesta, attillata alle maniche  e chiusa al collo, le ricade sul petto a fitte larghe. Il capo è cinto da una fascia con tre fiori a forma di stella e i capelli sono acconciati e i capelli sono acconciati alla maniera di Maddalena, con una ondulazione che si nota appena là dove sfiorano le guance. Le braccia sono adagiate dolcemente sul corpo e le mani si congiungono nell'atto di abbassarsi. Il morbido drappeggio scende fino ai piedi, quasi celando il cane."

Da lì in poi Ilaria sarebbe sempre rimasta nel cuore del grande critico, quasi un innamoramento durato tutta la vita. 30 anni dopo scrisse: "Devo fermarmi un attimo con il pensiero alla tomba di Ilaria del Carretto e a quanto precocemente, allora, ebbi la certezza che da quel momento sarebbe stata per me il modello supremo."

Le ferite di Ilaria

Il 4 maggio del 1987 tutti i giornali d'Italia e d'Europa titolavano: "Vandali sfregiano in duomo il sarcofago di Ilaria del Carretto I danni maggiori. " Il sarcofago di Ilaria del Carretto fu sfregiato da alcuni componenti di un gruppo di studenti in visita alla città. I danni maggiori furono arrecati alle rosette e al putti scolpiti nella parte sinistra del cenotafio, scalfiti da qualche oggetto contundente. Questo gesto, purtroppo ricorrente a danno di capolavori dell'arte italiani, produsse un danno che fu restaurato, con tanto di polemiche tra esperti per l'eccessiva lucidatura finale. La scultura reca ferite anche al naso, causata da una credenza locale: portava fortuna baciarle il naso, diceva la tradizione popolare, "e le bimbe che lo fanno si sposano presto".

Conclusione

Sembra addormentata la giovane Ilaria, assopita nei secoli di un sonno irreale. Quanti sono stati nella storia coloro che sono accorsi a contemplare questa meraviglia d'arte? Quanti hanno provato quel sentimento misto tra frustrazione, pace e carica poetica? Nessuna sofferenza è rimasta sul volto, perché non è una morte quella rappresentata, ma un sonno sereno. Qui sta la grandezza di un artista come Jacopo della Quercia, capace di creare non il monumento celebrativo di una defunta, ma il ritratto di una persona viva, che sfida la caducità della materia e lo scorrere inesorabile del tempo.

 

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