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La Chiesa di
Santa Caterina a Lucca rappresenta uno degli esempi più significativi
dell'architettura barocca religiosa della città. Costruita originariamente
nel 1575, l'edificio venne completamente trasformato e impreziosito nel 1738
dall'architetto lucchese Francesco Pini, allievo del grande Filippo Juvarra.
Era la chiesa delle sigaraie, essendo l'edificio proprio davanti alla
vecchia manifattura tabacchi.
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La Chiesa
di Santa Caterina a Lucca, una delle più alte e
originali chiese della città, per la sua facciata angolare e
il suo interno ovale, si trova lungo uno dei principali
percorsi turistici della città di
Puccini, vicino alla porta Sant'Anna e
piazzale Verdi. Si affaccia sull’angolo formato tra la via
del Crocifisso e via Vittorio Emanuele II, di fronte all’ex
Manifattura Tabacchi, (l'edificio era anche chiamato la
"chiesa delle sigaraie", per via delle operaie che andavano
vi a pregare prima di iniziare il lavoro).
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È situata
all’interno di edifici che corrispondono all’originario
Convento delle Monache di Santa Caterina da Siena del
terzo Ordine di San Domenico. All’inizio
del XVII secolo il Monastero di Santa Caterina, risultava composto da
più case disomogenee. Per questo motivo, a partire dal 1663 iniziano i
lavori di demolizione ed innalzamento del nuovo monastero che prevedevano la
costruzione di un unico edificio a forma di L di quattro piani, nell’angolo
sud-ovest dell’isolato della fabbrica e di una nuova chiesa. Quest’ultima
viene progettata dall’architetto lucchese Francesco Pini, già allievo
e collaboratore del grande architetto di Messina, Filippo Juvarra
(che ha progettato tra le altre cose la
Basilica
di Superga a
Torino
e il Palazzo dell'Escorial a
Madrid),
durante il soggiorno di quest'ultimo in Lucchesia, che introduce nella
tradizione lucchese e toscana una nuova geometria flessibile, orientata
verso il barocco romano, e con influssi, soprattutto per le soluzioni
esterne di facciata, dell’opera dello Juvarra. I lavori di costruzione,
iniziati nel 1738, terminano nel 1743 e la chiesa viene consacrata nel 1748.
La
facciata della chiesa è la sola parte visibile, in quanto costruita
all’interno della struttura conventuale. Si innesta sull’angolo dell’isolato
con un portale in pietra arenaria, impostato su colonne di ordine composito.
Lo spazio interno, su pianta ellittica, è scandito da sottili membrature
architettoniche ornate da stucchi che schermano le pareti dipinte con motivi
di false architetture, innescando l'artificio tra realtà e illusione. I
dipinti alle pareti e la decorazione illusionistica della cupola sono di
Bartolomeo De Santi della "scuola quadraturista", e del figurista
Lorenzo Castelletti, pittori con i quali l’architetto Pini instaura
una collaborazione artistica in diversi suoi cantieri.
La cupola mette in scena, attraverso un’elaborata decorazione pittorica, una
straordinaria scenografia teatrale: la zona inferiore è decorata con una
quadratura di finte architetture con colonne, archi e balaustre
alternativamente sporgenti e rientranti, mentre la zona superiore è dipinta
a finti lacunari. Gli schemi prospettici, che rievocano il modello ideato da
Andrea Pozzo per gli la Chiesa di Sant'Ignazio a
Roma,
non indugiano in sovrabbondanti dettagli decorativi e tendono ad una
relativa essenzialità di linee e di forme.
Nell'altare maggiore della chiesa si trovava una grande tela ovale con la
famosa Estasi di Santa Caterina di
Pompeo Batoni, che oggi si conserva nel
Museo di
Palazzo Mansi, che vi consigliamo di visitare.
L’architettura
illusoria, che dilata e apre lo spazio, culmina nella visione dell’oculo,
aperto alla sommità della cupola, con affresco della Gloria di Santa
Caterina, dipinto su supporto di incannicciato inchiodato ad una
struttura di legno solidale alla struttura di copertura. Il bellissimo e
complesso affresco sospeso è qualcosa di unico. Quasi un’apparizione,
vivamente illuminata da fonti di luce nascoste, la Santa è rappresentata
genuflessa sulle nubi, vestita con l’abito delle terziarie domenicane e il
velo bianco. Circondata da angeli in volo, dalla Trinità, la Madonna e i
Santi protettori della città di Lucca, realizzati in modo più tenue per
accentuarne la maggiore distanza dall'occhio dell’osservatore e rendere
ancora più spettacolare la percezione dal punto di vista centrale della
chiesa. Si tratta di una geniale invenzione di barocca: l'illuminazione
applica a una scena dipinta l’idea borrominiana della "camera di luce",
l’artificio realizza la suggestione di un’apparizione, in un cielo
vertiginoso e trascendente.
Con la soppressione dei monasteri nel 1806, durante il principato napoleoni
dei Baiocchi (1805-1814), il Convento, acquistato dall'allora vicino
Ospedale di San Luca, viene trasformato in Conservatorio: un Ospizio per gli
invalidi diviso in due parti per gli uomini e per le donne. Alla metà del XX
secolo la porzione dell’ex convento delle suore di Santa Caterina, con
affaccio su via del Crocifisso, viene demolito e la restante parte dell'ex
convento su via Vittorio Emanuele II viene trasformata in appartamenti. La
chiesa era definita appunto delle "Sigararie", poiché negli anni 50-60 del
'900, le operaie della Manifattura di Tabacchi, che producevano con le loro
mani il famoso Sigaro Toscano, lavoravano proprio di fronte e gli
bastava attraversare la strada per una preghiera, per lasciare la spesa per
riprenderla a fine turno e a volte per lasciare in custodia il proprio bimbo
alla fedele custode, la "Emilietta", fino a fine giornata. In questa
chiesa passarono generazioni di sigaraie fino al trasferimento in periferia
della stessa manifattura e fino alla avvenuto inagibilità della chiesa.
La chiesa, è rimasta chiusa per circa quarant’anni, fino al 2013 e versava
Il grave stato di degrado. L’interessamento del FAI (Fondo Ambiente
Italiano) con l’iniziativa "I Luoghi del Cuore", ha portato un rinnovato
interesse per la chiesa ed il Ministero dei Beni Culturali ha attivato il
processo di conservazione del monumento, stanziando un fondo per le opere,
iniziate a metà del 2013 e ultimate dopo 17 mesi di lavori.
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