Rubens

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Vita di Peter Paul Rubens- Biografia  

Peter-Paul Rubens nacque il 28 giugno 1577 a Siegen in Westfalia. Nel 1589, due anni dopo la morte del padre, la madre lo portò ad Anversa per studiare l'arte della pittura. Apprese le tecniche e la conoscenza di artisti influenti e, su loro raccomandazione, partì dal 1600 al 1608 per l'Italia per scoprire i diversi aspetti del Rinascimento. Durante questo viaggio, acquisì i diversi stili e copiò i grandi pittori italiani.

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Al suo ritorno, la pittura di Rubens aveva raggiunto un'audacia particolare alll'opposto rispetto alle influenze contemporanee. L'artista toccò tutti i soggetti e tutti i generi: religioso, mitologico, il ritratto, le scene di genere ma anche la pittura di paesaggio. In questo modo riuscì ad avere molto rapidamente successo. Per soddisfare i numerosi ordini, ebbe un grande laboratorio dove i suoi studenti, tra cui Antoon van Dyck (1599-1641), che iniziavano le tele terminate dal maestro con le pennellate distintive finali. Questa fu la sua vita fino a quando si ammalò gravemente e morì ad Anversa nel 1640.

Gioventù e formazione

Peter-Paul Rubens era un fiammingo, naque a Siegen, vicino a Colonia, il 28 giugno 1577, morì ad Anversa il 30 maggio 1640. Il tappezziere, Jean Rubens, assessore di Anversa, sospettato di calvinismo, era partito per Colonia nel 1568 con la moglie, Maria Pypelinex, dopo l'esecuzione dei conti Egmont e Hornes. Qui ebbe l'opportunità di assistere, come avvocato, la moglie di Guglielmo il Silenzioso; trascinato da lei in una relazione clandestina, fu imprigionato a Siegen (1574) dal conte di Nassau, fratello di Guglielmo. Maria Pypelinex, cuore generoso e donna intelligente, approfittando della paura dello scandalo di Nassau, ottiene a caro prezzo il suo internamento prima a Siegen (1573), poi a Colonia (1578), e infine la sua completa libertà (1583).

È così che Peter-Paul Rubens nato e cresciuto in terra germaniche, riportato ad Anversa dopo la morte del padre nel giugno 1587, imparò il fiammingo, il francese e il latino. In seguito utilizzerà fluentemente l'italiano nella sua corrispondenza. Da bambino, copiò le figure della Bibbia di Stimmer. La pomposa decorazione del culto cattolico fece su di lui un'impressione indelebile, la cui traccia si ritroverà in seguito nella sua predilezione per scene in cui si potevano introdurre cappelle vescovili e abiti in broccato.

 

A tredici anni divenne paggio di una principessa e fu presto collocato (1590) come aiuto del paesaggista Tobie Verhaecht; poco dopo, entrò per tre o quattro anni  nella bottega di Adam van Noort, eccellente insegnante, maestro anche di Jordaens e van Balen. Nel 1594, diventa allievo di Otho Venius o van Veen

 

Viaggi in Italia e Spagna

Il Ritratto di Vecchia Signora nell'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera è senza dubbio quello della madre, realizzato, in questo caso, prima della sua partenza per l'Italia (3 maggio 1600). A Venezia si appassiona ai grandi veneziani e incontra Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova, con il quale rimane per otto anni per realizzare ritratti e copie di maestri a Mantova, Roma e altrove. Copiò anche, per un suo piacere personale, opere di Raffaello, Michelangelo, Leonardo da Vinci, Tintoretto, Tiziano, Federico Barocci, Correggio e soprattutto Caravaggio.

Le sue prime composizioni autentiche (1601) si trovano ora nella Cattedrale di Grasse. Uno di essi, ispirato a Tintoretto e Michelangelo, è il prototipo ancora goffo dell'Innalzamento della Croce nella Cattedrale di Anversa (1610).

Il 5 marzo 1603, si recò in missione semi dplomatica, carico di doni per il re Filippo III di Spagna e per il duca di Lerma. A Madrid eseguì buoni ritratti. Tra le opere della steriminata collezione della monarchia spagnola ritrovò e ammirò meravigliose produzioni di Raffaello, Tiziano e di altri grandi maestri.

 

Nel 1604, realizzò per la chiesa gesuita di Mantova tre grandi tele, una delle quali, la Trasfigurazione (Museo di Nancy), con reminiscenze di Raffaello e Caravaggio, era già molto "rubeniana" per ordine e colore. Nel 1606, tornò a Roma, dove comprò per il duca di Mantova la Morte della Vergine (oggi al Louvre) di Caravaggio. Inviato a Genova, in due mesi realizza diversi ritratti e disegni e progetti di palazzi che pubblicherà nel 1622, ad Anversa, nei suoi Palazzi di Genova.

 

A Roma, completò diverse composizioni e copie di maestri. Ripartito per Anversa nel novembre 1608 per assistere la madre malata, arrivò troppo tardi.

 

Ritorno ad Anversa

Divenuto pittore dell'arciduca Alberto (governatore delle Fiandre e marito dell'infante Isabella, figlia di Filippo II), si stabilisce tuttavia ad Anversa, dove sposa la buona e affascinante Isabella Brant (3 ottobre 1609). In piena gioia, diede libero sfogo al suo genio nel trittico dell'Innalzamento della Croce, dove, nonostante l'aspetto un po' teatrale che spesso lo contraddistingueva, tradusse in una ricca armonia una scena tumultuosa e persino commovente. Da notare che questo quadro fu da lui ritoccato nel 1627.

 

Il 12 settembre 1612 espone nella stessa chiesa la Deposizione della Croce, uno dei suoi capolavori più riusciti. In quel periodo gli artisti che avrebbero potuto cercare di competere con lui preferivano lavorare sotto i suoi ordini senza discostarsi dal suo stile.

Va notato che Rembrandt conosceva questo quadro, almeno nelle sue copie ( i quadri famosi venivano comunemente riprodotti in quantità), perché la sua incisione della Deposizione della Croce, eseguita ventuno anni dopo, la ricorda in molti modi, così come la sue "Deposizioni" di Monaco e San Pietroburgo. In queste opere, come nel quadro di Anversa, il peso del corpo divino porta sul braccio sinistro tenuto dall'alto, la dolorosa testa inclinata pesantemente sulla spalla destra: Giuseppe d'Arimatea sostiene sotto l'ascella il braccio destro che cade indietro, mentre San Giovanni riceve su entrambe le braccia tutta la parte inferiore del corpo del Cristo torturato.

 

Tali analogie non possono essere fortuite. Dimostrano solo l'ammirazione di un artista per un altro, e non ostacolano in alcun modo l'originalità del mutuatario. Rubens, rimasto profondamente fiammingo per la scelta dei suoi modelli, mette nella sua Deposizione dalla Croce alcuni meriti specifici dei grandi italiani, il perfetto equilibrio nella combinazione di linee e masse, talvolta la vera nobiltà; ma è soprattutto dal Caravaggio che Rubens prese in prestito - senza servile imitazione - la concentrazione dell'effetto luce, la sobrietà del colore e la solidità del modellato delle figure.

 

Un po' più tardi, avrà più facilità di esecuzione, più ricchezza di riflessioni, ma sarà un po' a scapito della solidità. La verità dell'espressione è stata elogiata anche in questo quadro. Eppure qui è necessaria una riserva: anche nelle sue opere migliori, Rubens mette in scena attori meravigliosi, vicini alla natura, mentre Rembrandt ci mostra i personaggi stessi. La sua acquaforte del 1633, eseguita in gran parte dai suoi allievi, non può competere contro il capolavoro di Anversa nel suo insieme; ma i suoi personaggi sono già straordinariamente naturali, sia nello sforzo fisico - e anche nell'indifferenza - sia nell'impulso di amore o di umile pietà, e il suo Cristo, povero relitto umano di sfacciata verità, è tanto più commovente perché è miserabile.

 

Questo è senza dubbio il motivo per cui, da questi due geni, Rubens e Rembrandt, uno graziosamente trionfante e prediletto dai grandi di questo mondo, l'altro discreto, fino alla barbarie, i posteri, senza sminuire il primo, potrebbero mettere il secondo ancora più in alto di lui. Rubens era interessato a tutti i generi: nelle pitture e nei ritratti religiosi che aveva alternato a composizioni storiche, mitologiche e allegoriche, avrebbe aggiunto nature morte e scene di caccia, come la straordinaria furiosa Caccia al Leone sempre alla Alte Pinakothek di Monaco; nello stesso tempo, i suoi ricordi della Cappella Sistina sono stati ritrovati nella Caduta dei dannati e nel Piccolo Giudizio Universale dello stesso museo. La Vergine con gli angeli del Louvre, ammirevole soprattutto per la sua fresca ghirlanda di bambini paffuti, è dello stesso periodo.

 

Un lavoro di squadra

Rubens non avrebbe potuto mandare la sua bottega senza l'aiuto di studenti e collaboratori che eseguivano i suoi incomparabili schizzi davanti ai suoi occhi: Van Dyck e Jordaens dipingevano le figure; Snyders, Paul de Vos, gli animali; Jan Brueghel il Vecchio, Jean Wildens, Martin Ryckaert, il paesaggio, solo per menzionare i più conosciuti. Quando ogni allievo aveva assolto al suo compito nella grande composizione destinata a diventare definitiva, ma sempre tenuta in toni chiari, il maestro a volte ritornava al colore fresco, a volte - il più delle volte - riprendeva la pittura già asciutta e la faceva sua aggiungendo accenti di disegno o di effetto, tocchi più audaci e trasparenti, ombre più intense e profonde. Molto onestamente, variava le sue richieste agli acquirenti in base alla sua quota di lavoro personale.

 

Un curioso esemplare del suo "listino prezzi" si trova in una lettera del 1618 a Sir Dudley Carleton, collezionista, diplomatico e Segretario di Stato inglese, che voleva scambiare la sua collezione di antichità con suoi dipinti. Naturalmente, i posteri hanno preferito gli schizzi originali, che sono l'espressione pura del suo genio, e le grandi composizioni che sono uscite interamente dalla sua mano; ma, tra gli altri, ci sono ancora capolavori, come i Bambini che giocano con i frutti (1619 circa, Alte Pinakothek - Monaco), dove la ghirlanda di frutta è di Snyders, mentre i bambini con il modello stretto e l'armonia generale sono del maestro.

 

Periodo dal 1615 al 1621

Il periodo dal 1615 al 1621 fu molto fruttuoso per Rubens. Tra le sue opere di questo frangente ricordiamo, il Miracolo di Sant'Ignazio di Loyola (Kunsthistorisches Museum - Vienna), opere di altissimo livello, anche se o perché caravaggesche; il Gesù in croce tra i ladroni (Museo Reale di Belle Arti di Anversa); Sant'Ambrogio e Teodosio (Kunsthistorisches Museum  di Vienna); la Battaglia delle Amazzoni (Alte Pinakothek di Monaco), sorprendentemente pittoresca e viva; l'elegante Adamo ed Eva del Mauritshuis dell'Aia, in un bellissimo paesaggio troppo dettagliato a Breughel; e infine il Ratto delle figlie di Leucippo (Alte Pinakothek di Monaco di Baviera) dove i corpi femminili sono meraviglie di potente flessibilità. Anche in questo periodo: la Estasi di Maria Maddalena (Palazzo delle Belle Arti di Lille), sobria come un Caravaggio, e il piccolo Cristo sulla croce del Musée Fabre di Montpellier, dove l'espressione drammatica e profonda si unisce al sinistro effetto del colore.

Rubens era a sua volta un collezionista attento di opere d'arte e la casa che aveva acquistato e abbellito nel 1611 conteneva opere di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Leonardo, Raffaello, Ribera, Holbein, Antonio Moro (Antoon), Van Eyck, Breughel il Vecchio, Brouwer, ecc. Qui riceveva visitatori nel suo studio e a volte chiacchierava con loro mentre dipingeva, dettava lettere e si era faceva leggere Tacito. Si interessava di tutto: viaggi, storia naturale, arte antica, archeologia, come dimostra la sua lunga corrispondenza con il famoso studioso provenzale Peiresc, che conosceva personalmente solo nel 1622.

 

Le grandi composizioni

Verso la fine del 1621, riceve l'ordine per le grandi composizioni della galleria del Lussemburgo (ora al Louvre) destinate a raccontare la vita di Maria de Medici. Giunto a Parigi nel gennaio del 1622, accetta di realizzare, per gli arazzi ora conservati in magazzino, i cartoni della Storia di Costantino, i cui unici schizzi sono i suoi, e la galleria di Enrico IV, un progetto a metà, di cui restano solo pochi schizzi e due composizioni ammirevoli (queste si trovano alla galleria Uffizi di Firenze).

 

Tornato ad Anversa nel marzo 1622 con il progetto di quindici soggetti scelti per la galleria del Lussemburgo, realizza i quindici schizzi in due mesi. Il 24 maggio 1623, nonostante la recente morte della figlia Clara Serena, torna a Parigi con nove dipinti completati. Incaricato di dipingere il ritratto di Maria de Medici - ora al Museo del Prado - un'opera squisita in un genere in cui raramente è superiore, approfitta delle sue lunghe sedute con la regina per cercare di avvicinare abilmente Francia e Spagna. Riprende questi tentativi molto discreti quando, nel marzo del 1625, torna a portare tutte le altre composizioni, ad eccezione di due che realizza sul posto.

 

Questi ventuno dipinti, di valore ineguale, costituiscono l'insieme più importante che Rubens abbia mai eseguito. Fino a poco tempo fa, questa galleria lussemburghese non era nota a molti; ma, dalla recente apertura delle sale Rubens al Louvre, è diventata più conosciuta a fruibile al grande pubblico. Queste ventuno composizioni, a parte il loro valore individuale, furono state concepite dal maestro fiammingo come tante "macchie" chiare o scure, morbide o potenti che rendevano l'insieme una vasta sinfonia pittorica. La sala Rubens del Louvre, restaurando quasi interamente questo insieme, ha contribuito ad una più viva comprensione del genio del maestro; ha anche permesso di gustare più comodamente il valore individuale di queste opere.

 

Per portare a termine questo immenso compito, è certo che l'artista si fece aiutare dai suoi allievi; ma non fu meno ovvio che  in questa circostanza Rubens fece un potente sforzo personale e cercò di mettere in questi immensi dipinti la ricchezza e il fascino che caratterizzano i suoi schizzi. In Enrico IV che riceve il ritratto di Maria dei Medici, il re è veramente squisito con buona grazia e disinvolta giovinezza; sappiamo che aspetto veramente regale l'artista diede alla regina nel Matrimonio per procura a Firenze, ricco di eccellenti ritratti ringiovaniti di venticinque anni o ricostruiti da documenti; L'Incoronazione della Regina contiene anche molti ritratti, ma è allo stesso tempo un delizioso, ricco e serio bouquet di colori e toni.

Nella Nascita di Luigi XIII, i piedi nudi della regina, con la loro eleganza e la loro tonalità finemente perlata, hanno suscitato l'ammirazione appassionata di molti artisti delle più diverse scuole, tra cui Delacroix e Henner. Ripetiamo, possiamo trovare qua e là, nei suoi viaggi, alcuni quadri isolati del maestro fiammingo che competono francamente con l'uno o l'altro di questi capolavori, non troveremo tuttavia da nessuna parte,un tale insieme.

 

Instancabile, Rubens aveva trovato un modo, continuando questo enorme lavoro di realizzare l'Adorazione dei Magi (1624, Museo Reale di Belle Arti di Anversa), l'Affascinante Fuggitivo di Lot (1625, Louvre) ecc.

 

Vedovanza e nuovo matrimonio

Divenuto vedovo, nel giugno 1626, di Isabella Brant, che gli lasciò due figli, accettò, per distrarre il suo dolore, una missione politica segreta. Giunto a Parigi a tale scopo nel dicembre 1626, trovò il George Villiers, I duca di Buckingham, che aveva visto già incontrato sempre nel 1625 a Parigi e che gli pagò 100.000 fiorini per una commissione speciale. Buckingham, reso celebre oltre che per la sua storia d'amore con il re Giacomo I, anche per essere diventato un personaggio celebre nel romanzo di Dumas I tre moschettieri (poi ucciso da Milady) probabilmente incontrò Peter Paul Rubens mentre conduceva le trattative per il matrimonio reale a Parigi nel 1625 e commissionò al pittore due ambiziose opere. La prima era destinato al soffitto della sua residenza, York House, che raffigura un tema a maschera in cui Minerva e Mercurio conducono il Duca di Buckingham al Tempio della Virtù (noti anche come L'apoteosi del Duca di Buckingham e Il Duca di Buckingham che trionfa sull'invidia e la rabbia). Davanti al tempio di marmo sul quale viene portato verso l'alto si trovano le probabili figure della Virtù e dell'Abbondanza; le tre Grazie offrono al Duca una corona di fiori, mentre l'Invidia cerca di tirarlo giù e un leone lo sfida.

 

Il quadro è un'allegoria delle aspirazioni politiche di Buckingham e delle forze che egli vedeva come un ostacolo per lui Sebbene il quadro sia stato distrutto in un incendio nel 1949, è sopravvissuto ad un bozzetto preparatorio conservato alla National Gallery di Londra e ad una copia realizzata da William Etty.

 

Un altro ritratto di Rubens è stato riscoperto nel 2017, quando il ritratto preparatorio del pittore di Buckingham, di cui si perse la versione finale, ma che era noto attraverso copie, è stato identificato nella Pollok House in Scozia.

 

Rubens quindi andò in Olanda, con il pretesto di vedere i pittori, per incontrare un inviato inglese; in Spagna (1629), infine viaggio ancora in Francia e Inghilterra nel periodo1629-30. Aveva portato in Spagna suoi quadri e quattordici bellissimi schizzi sull'Eucaristia. In questi viaggi vinse il favore dei re Filippo IV e Carlo I. A Londra, dipinge i bellissimi schizzi di nove composizioni alla gloria di Giacomo I, ritratti e una Minerva (National Gallery) che protegge la pace.



Non abbiamo ancora parlato di un processo al quale Rubens attribuisce importanza come mezzo di diffusione della sua fama: l'incisione. Egli stesso ne ha usato ben poco, poiché questo tipo di lavoro era troppo lento per lui. Ma nel 1619, sotto la sua diretta supervisione, fece incidere i suoi quadri da W. Swanenburg, J. Matham, J. Müller, Soutman; in seguito, da Ponzio (Paul Dupont), Witdoeck, Marinas, Boëte, i due Bolswert e Schelte; questi ultimi tre soprattutto per il paesaggio. Ma non c'è niente di meglio delle incisioni che Christoffel Jegher aveva eseguito sulla base dei suoi disegni su legno: l'Ercole che travolge l'Idra di Lerna è un capolavoro di carattere e forma nobile.

Il suo matrimonio (6 dicembre 1630) con Helena Fourment, nata il 14 aprile 1614, fu, nonostante le età diverse, l'inizio per Rubens di una nuova era di felicità. I numerosi ritratti della sua giovane moglie (Alte Pinakothek di Monaco, Hermitage di San Pietroburgo, ecc.) e, ancor più, le innumerevoli composizioni in cui la riproduceva senza veli, dimostrano quanto fosse innamorato di lei. Probabilmente Helena posò anche per le giovani donne elegantemente vestite secondo la moda dell'epoca, che introdusse in una delle sue opere più luminose, Il Trittico di Sant'Idelfonso (Kunsthistorisches Museum di Vienna), commissionata nel 1631 dall'arciduchessa divenuta vedova. Quasi contemporaneamente, quasi a mostrare la varietà delle sue abilità, Rubens eseuguì l'Ultima Cena (Pinacoteca di Brera), molto bella nell'effetto e nello stile, ispirata a Caravaggio.

 

 

Gli ultimi dieci anni

Assunto dalla diplomazia a causa della fuga di Maria de Medici (1631) e delle vittorie del  principe Federico Enrico d'Orange sugli spagnoli (1632), torna a dipingere nel 1633. Tomiri e Ciro (Louvre) potrebbe risalire a questo periodo. L'Offerta a Venere (Kunsthistorisches Museum di Vienna, 1635 circa), una ricca composizione, capolavoro di armonia, vita e movimento, è forse il quadro in cui ha realizzato al meglio l'eleganza, i tipi e la grazia delle linee.

La pittura religiosa non perde i suoi diritti: nel 1636 e nel 1637, dipinge il Martirio di San Lievin e la Salita al Calvario (Bruxelles), con uno stile sorprendentemente libero, e il cui colore fresco contrasta con l'orrore dei soggetti. Ma il maestro, rifugiandosi nel castello di Steen (acquistato nel 1635) evita i dipinti troppo grandi.

 

I suoi bellissimi paesaggi, a volte troppo dettagliati, hanno ispirato Costable e Turner. Si rilassa dipingendo per ricordare questa sorprendente Kermesse fiamminga (Louvre, 1638-39) dove le verdure crude del soggetto sono salvate dal "lirismo" dell'esecuzione. La sua ultima opera, la Vergine circondata da santi, fu collocata, secondo il suo testamento, davanti alla sua tomba nella Chiesa di San Giacomo ad Anversa. Dai tempi della Deposizione della Croce non aveva mai trattato con tanta maestria un soggetto religioso. La pittura del 1612 mostra, più visibile, l'influenza dei vecchi maestri; ma, trentasei anni dopo, l'opera che fu il suo testamento artistico e dove il colore è più vergine, l'esecuzione più prestigiosa, ci fa vedere come lezione suprema il profondo rispetto per la natura, il culto della forma che questi antichi maestri gli avevano insegnato e che egli non aveva mai completamente dimenticato, anche nelle sue opere più antiche. Gli fu risparmiato il declino della vecchiaia; morì in piena gloria, a malapena sessantatre anni.

Rubens è stato spesso definito un improvvisatore di fuoco, niente è meno giusto. Ambizioso con misura, gestiva il suo lavoro, la sua vita e la sua fortuna. Le millecinquecento opere da lui create sono state sapientemente progettate e preparate allo stesso modo. Un grande esempio per i giovani pittori, la sua ispirazione, più "ampia" che "intensa", non è stata tanto essere un luminista quanto un colorista: lo splendore di un giardino che fiorisce sotto un sole splendente, questo è l'ideale per il quale ha messo una mano sorprendentemente agile al lavoro; mai febbrile. Abbiamo detto quello che era, al momento giusto, il suo culto della forma. Se la nobiltà di alcuni italiani gli è estranea, sa, in misura singolare, come dare l'impressione di movimento, di vita traboccante, a volte anche, qualunque cosa si dica, di eleganza, e se non si è spinto fino a Rembrandt o Roger van der Weyden nell'intimità dell'espressione, è stato, a volte, davvero commovente. E' stato più che sufficiente per farlo entrare nel gruppo dei grandi maestri che perpetuano le tradizioni e presiedono alle rinascite.

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